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Suolo, nel Pnrr 300 milioni di investimenti per fermare il degrado

Si celebra il 17 giugno la Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, indetta dalle Nazioni Unite con una risoluzione del 1995. Tra gli interventi previsti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza anche la piantumazione di oltre 7 milioni di alberi

Oggi si celebra la Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, indetta dalle Nazioni Unite con una risoluzione del 1995. Il focus individuato quest’anno dal segretariato della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (Unccd) pone l’attenzione sul recupero dei suoli degradati. Lo slogan è “Restauro. Territorio. Recupero. Ricostruiamo meglio con un terreno sano”. Nella Conferenza Internazionale sulle Terre Aride, i Deserti e la Desertificazione, promossa nel 2020 dall’Università Ben Gurion in Israele, si è affermato che, nel mondo, ogni ora vanno persi 1300 ettari di terra coltivabile, a causa di siccità e desertificazione. Secondo l’Atlante Mondiale sulla Desertificazione, oltre il 75% della superficie terrestre è già degradata e questa percentuale potrebbe raggiungere il 90% nel 2050.

Nell’Unione Europea l’8% del territorio, interessante 13 Stati, è a rischio desertificazione. Le zone più esposte sono in Spagna, Sud Italia, Malta, Cipro, SudEst della Grecia e nelle aree di Bulgaria e Romania che si affacciano sul Mar Nero. Nella nostra Penisola, a rischio è il 20% della superficie totale. La Corte dei Conti europea ha stimato che, nel Vecchio Continente, le aree meridionali, centrali e orientali a rischio elevato o molto elevato, dal 2008 al 2017 sono aumentate di 177.000 chilometri quadrati, pari al 10,6% , arrivando ad un totale di kmq. 645.000 a rischio alto o molto alto.

Degrado del suolo, le cause

Il degrado dei suoli ha origini multifattoriali e ciò determina la complessità del fenomeno. La perdita di suolo produttivo è attribuibile a processi di elevata variabilità, sia geografica sia biofisica. A livello globale le terre produttive sono in quantità limitata e l’utilizzo non sostenibile delle loro risorse aumenta sempre più la percentuale delle terre modificate o degradate.

Evitare, rallentare e invertire la perdita della produttività delle terre e degli ecosistemi naturali è una azione importante perché aumenta la sicurezza alimentare, aiuta a recuperare la biodiversità e rallenta il cambiamento climatico. Investire in una terra sana come parte della ripresa verde è una decisione economica intelligente per la ripresa economica post-pandemia, non solo perché potrà creare posti di lavoro, ma anche perché potrà contrastare le future crisi causate dai cambiamenti climatici e dalla perdita di biodiversità, oltre che accelerare i progressi per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

Gli interventi in Italia contro la desertificazione

In Italia il contrasto al degrado del suolo e la protezione della terra dalle minacce causate da cambiamenti climatici e sfruttamento delle risorse naturali rappresentano un obiettivo che trova attuazione nel Piano nazionale di ripresa e esilienza recentemente adottato, con investimenti per oltre 300 milioni di euro destinati al contenimento del suolo e ripristino dei suoli utili, oltre alla valorizzazione delle aree protette nelle vicinanze di aree metropolitane con corridoi e reti ecologiche territoriali. Un piano di azione che prevede anche la piantumazione di oltre 7 milioni di alberi per la tutela del verde urbano ed extraurbano. Quasi il 50 per cento di tali fondi sono destinati alle regioni del Mezzogiorno.

Desertificazione in Italia

In Italia è a rischio desertificazione il 20% del territorio. Per questo è necessario costruire nuovi invasi per raccogliere l’acqua piovana e intervenire sugli acquedotti per eliminare le perdite. E’ questo il messaggio che lancia l’Anbi, l’associazione dei consorzi di bacino (gli enti pubblici che gestiscono i bacini di fiumi e laghi). Per il direttore generale dell’Anbi, Massimo Gargano, “è fondamentale la funzione ecosistemica dei 200.000 chilometri del reticolo idraulico, che deve essere adeguato alla crisi climatica. Il nostro Piano per l’Efficientamento della Rete Idraulica prevede 729 interventi di manutenzione straordinaria, sulla base di progetti definitivi ed esecutivi, capaci di attivare quasi 12.000 posti di lavoro, grazie ad un investimento di circa 2 miliardi e 365 milioni di euro”.

Pochi italiani preoccupati per l’acqua

Solo 2 italiani su 10 sono preoccupati per le risorse idriche attuali nel nostro paese: il 70% ritiene sia una problematica esclusiva di specifiche aree e periodi dell’anno. La preoccupazione varia in base all’area geografica di provenienza degli intervistati: 16% nord ovest, 19% nord est, 22% centro, 25% sud e isole. Lo rivela un sondaggio di Ipsos. Solo il 22% degli italiani ritiene veritiere le previsioni del World Resources Institute sul fatto che l’Italia sarà in una situazione di stress idrico entro il 2040. Solo il 24% degli italiani è preoccupato per il progressivo scioglimento dei ghiacciai, appena il 12% per le forti piogge che si verificano durante brevi periodi dell’anno, e un’ancora più ridotto 9% per i periodi di siccità sempre più prolungata. Guardando al futuro, la preoccupazione per le piogge e la siccità aumenta, ma arriva solo rispettivamente al 19% e 16% degli intervistati.

E’ ancora molto scarsa la percezione circa l’effettiva quantità d’acqua dispersa a livello nazionale (42% di quella immessa nella rete il dato reale): il 70% sottostima le perdite e solo il 15% conosce i dati effettivi.

Poco informati sui reali rischi idrici del paese, gli italiani sono tuttavia preoccupati per la scarsità d’acqua in un settore fondamentale per il nostro paese, l’agricoltura. Il 97% degli intervistati ritiene che le eccellenze agroalimentari italiane siano oggi a fortissimo rischio. In particolare, l’82% si è detto preoccupato da molteplici problematiche legate alla scarsità d’acqua. Più nel dettaglio, il 57% ha espresso preoccupazione a causa di fenomeni atmosferici sempre più severi, il 51% a causa della siccità e il 35% di una sempre più ridotta disponibilità d’acqua per l’agricoltura.

Gli italiani si dichiarano sensibili ai temi dell’ambiente. Il 91% degli intervistati si è definito a conoscenza del concetto di sostenibilità, con una percentuale ancora più alta (97%) per coloro che ritengono questo fattore importante.

Gli italiani si dicono anche pronti a intervenire sui propri comportamenti, per vivere in maniera più sostenibile e rispettare l’ambiente, con percentuali in significativo aumento con il trascorrere dell’età. L’83% degli intervistati ha dichiarato di provare a ridurre il più possibile lo spreco di cibo e il 77% a ridurre lo spreco d’acqua. Il 64% si è detto pronto a rinunciare a qualcosa nel presente se questo significasse assicurare più risorse ambientali per le generazioni future, il 60% si è dichiarato pronto a cambiare radicalmente le proprie abitudini in favore dell’ambiente.

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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