Giornata mondiale del Rifugiato, la società civile contro i rigurgiti nazionalistici

La ricorrenza si celebra il 20 giugno. Su tutto il territorio nazionale eventi e mobilitazioni in difesa dei diritti umani e per chiedere delle politiche nazionali in materia di accoglienza e di integrazione più giuste e dignitose

rifugiati

di FABIO BRANDONI

Sabato 20 giugno è la Giornata mondiale del Rifugiato. Su tutto il territorio nazionale si susseguiranno eventi e mobilitazioni in difesa dei diritti umani e per chiedere delle politiche nazionali in materia di accoglienza e di integrazione più giuste e dignitose. Il Mar Mediterraneo, infatti, sta divenendo sempre più un enorme cimitero a cielo aperto. Solamente nei cinque anni che vanno dal 2014 al 2018, il Missing Migrants Project dell’agenzia delle Nazioni Unite Oim (Organizzazione internazionale delle migrazioni) ha registrato 17.919 morti tra uomini, donne e bambini, di cui il 64% scomparsi in mare.

A fronte di questo, il nostro Paese con la destrutturazione del sistema di accoglienza, l’abolizione della protezione umanitaria, gli accordi di esternalizzazione delle frontiere con la Libia e la cosiddetta “chiusura dei porti” – sanciti dai “Decreti Sicurezza”, convertiti rispettivamente nelle leggi 132/18 e 77/19 – non ha fatto altro che attizzare lebraci di questo dramma epocale. Eppure la maggior parte della società civile, attraverso le denunce di campagne come #IoAccolgo, le mobilitazioni e il lavoro di tanti operatori e volontari, ha continuato a dimostrare che una buona accoglienza e integrazione non sono solamente espressione di giustizia sociale ma rappresentano una strategia virtuosa di valorizzazione delle comunità locali e dei territori.

Sarà quindi un’edizione della Giornata Mondiale del Rifugiato dal forte valore simbolico ed evocativo, ma anche di denuncia e volta alla promozione della conoscenza dell’agire politico dei protagonisti di queste storie. A Uggiano la Chiesa (Le), per esempio, ci potremmo ritrovare a passeggiare per via Yusra Mardini, via Vittime del Mediterraneo o via Aboubakar Soumahoro. Con “Raccontami una strada”, il progetto realizzato dal Gus (Gruppo Umana Solidarietà) e dall’Amministrazione comunale locale, la toponomastica di alcune vie cittadine sarà quindi dedicata per un giorno ai migranti e ai rifugiati che si sono battuti in difesa dei diritti umani e l’integrazione, che hanno denunciato il caporalato o che hanno perso drammaticamente la vita nel tentativo di raggiungere le coste europee. Tra le altre strade, ci sarà anche una via dedicata a Ainom Maricos, prima straniera a ricoprire il ruolo di assistente sociale presso un’istituzione pubblica italiana, e una via dedicata a Martine Landry, la pensionata francese che ha rischiato cinque anni di carcere e 30mila euro di multa per aver aiutato due minori stranieri soli a recarsi presso gli uffici della polizia di frontiera.

Molte altre iniziative sul territorio nazionale saranno promosse dall’Unhcr con la campagna #WithRefugees, la mobilitazione che si pone come obiettivo di far conoscere i rifugiati attraverso le loro storie, i sogni e le loro speranze. Mentre qualche giorno fa i circoli di Legambiente della Piana del Sele, nell’ambito del progetto europeo di integrazione e di inclusione “Involve” e della campagna “Io Accolgo”, hanno consegnato 2.500 mascherine auto-prodotte e realizzate con stoffe di recupero alle realtà più bisognose.

Forse nel nostro Paese qualcosa sta cambiando, e la regolarizzazione dei migranti irregolari presente nel Dl “Rilancio” ne rappresenta un primo timido e parziale segno. Se questo lo si deve a qualcuno o a qualcosa, però, non si può certo attribuire a un virus che ha falcidiato migliaia di persone, aumentato le disuguaglianze e minato gli equilibri economici e sociali. È piuttosto la risposta che la società civile è riuscita a dare nella crisi pandemica che ha svuotato ulteriormente la dialettica politica dell’invasione dello straniero e i rigurgiti nazionalistici. Lo slogan del “prima gli italiani” si è così fermato davanti alla solidarietà. 

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