Giornata mondiale contro il lavoro minorile, la denuncia sul turismo sessuale

La lotta allo sfruttamento minorile è una delle priorità dell’Organizzazione Mondiale del Turismo. “Non possiamo costruire il settore del turismo responsabile e sostenibile che cerchiamo, senza proteggere le persone più vulnerabili della società”

Ieri la Giornata mondiale contro il lavoro minorile, dedicata al lavoro pericoloso. Istituita nel 2002 dall’International Labour Organization (ILO) con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sul fenomeno diffuso a livello mondiale dei bambini vittime del lavoro forzato.
Sono 152 milioni nel mondo i bambini tra i 5 e i 17 anni vittime del lavoro minorile; di questi, 73 milioni intrappolati in lavori pericolosi. Dalle miniere ai campi, dalle fabbriche alle case. Fino ad arrivare al grande business del turismo sessuale, con un giro d’affari imponente, secondo solo a quello di armi e droga.
Secondo le ultime stime dell’organizzazione no profit Ecpat (End Child Prostitution in Asia Tourism), sono circa un milione all’anno i turisti che praticano sesso con i minori, di questi il 90% uomini e il 10% donne, con un reddito medio-alto; dai 12 ai 14 anni l’età media delle vittime, ma il fenomeno colpisce anche bambini più piccoli. Mentre gli uomini prediligono i più giovani (fra i 12 e i 14 anni d’età) e tendono a cambiare partner ogni sera, le donne preferiscono gli adolescenti, come accompagnatori per l’intera vacanza.
L’Italia, pur essendo dotata di una normativa avanzata, è il paese da cui parte il più alto numero di turisti sessuali, seguito da Germania, Giappone, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Cina. Kenya, Santo Domingo, Colombia e Brasile le mete preferite dai turisti sessuali italiani.
La lotta allo sfruttamento minorile nel turismo è una delle priorità dell’Organizzazione Mondiale del Turismo. “Non possiamo costruire il settore del turismo responsabile e sostenibile che cerchiamo, senza proteggere le persone più vulnerabili della società”, ha ribadito Taleb Rifai, segretario generale dell’organizzazione, in occasione dell’ultimo incontro sul tema, coordinato da ECPAT International. Serve un impegno globale e strumenti efficaci: la crescita di Internet e del numero degli operatori informali, e il maggiore accesso ai viaggi internazionali hanno aumentato i rischi e i pericoli di sfruttamento.
Una ricerca condotta nella recente edizione dell ”Osservatorio per l’applicazione della legge 269/98 e Codice di Condotta dell’industria turistica”, a cura di SL&A, ha analizzato i portali di 58 Online Travel Agencies (principali canali di riferimento per quanto riguarda la distribuzione e la prenotazione di viaggi) di tutto il mondo, per verificare il livello di comunicazione indirizzata alla domanda finale circa il tema della lotta allo sfruttamento sessuale dei minori. Il quadro emerso non appare confortante: solo il 7% si interessa espressamente al tema, riportando riferimenti legislativi o utilizzando il logo Ecpat.
Quali sono allora le azioni da metter in campo? L’ultimo rapporto di Ecpat “Offenders on The Move” definisce gl step da seguire a livello globale: sensibilizzazione, prevenzione, segnalazione, regolamentazione, accesso alla cura e al recupero.
Combattere il fenomeno partendo direttamente “dai luoghi del turismo”, attraverso l’informazione, diventa allora una necessità. Muove in tal senso la campagna sociale Stop Sexual Tourism che, a partire dallo scorso gennaio, ha previsto l’affissione di un manifesto in 57 aeroporti italiani.
Un piccolo tassello verso la costruzione di un sistema che veda coinvolti attivamente tutti gli attori dell’offerta turistica, nella messa in atto di strategie che non solo vadano a contrastare, ma che inizino soprattutto a prevenire.