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Biodiversità, mancati gli obiettivi al 2020

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Sulla carta il 2020 avrebbe dovuto essere l’anno cruciale per il raggiungimento degli obiettivi decennali sulla conservazione della natura. Così però, complice la pandemia Covid-19, non è stato. Le attività antropiche e il mancato rispetto degli equilibri ecologici continuano a minacciare non solo le specie animali e vegetali che popolano gli ecosistemi del globo, ma la stessa sopravvivenza dell’umanità. Proprio per questo la Giornata mondiale della Biodiversità, che si celebra oggi venerdì 22 maggio, è un monito all’umanità affinché il nuovo decennio sia quello della svolta decisiva nella tutela della natura e delle specie. A cominciare dall’Italia, nazione con la più grande biodiversità in Europa, che dovrà fare la sua parte. 

A fotografare l’importanza di questa fase è il nuovo dossier “Biodiversità a rischio” di Legambiente, che traccia un quadro sullo stato di salute del nostro patrimonio naturalistico a partire dal Mediterraneo, hotspot di biodiversità marina e tra i mari più in pericolo al mondo, riservando un focus speciale a delfini e squali, protagonisti di alcuni eccezionali avvistamenti nel periodo di lockdown. Partner esclusivo del dossier è Gran Cereale, in prima linea nella sostenibilità ambientale, una marca che ha ridotto e compensato le emissioni di CO2.

2020, obiettivi disattesi

Come detto, il 2020 avrebbe dovuto essere un anno cruciale per la conservazione della Natura, ma così non è stato come dimostra il fallimento degli obiettivi 2011-2020. Nel 2010, infatti, la decima COP (Conferenza delle parti) aveva approvato il Piano strategico mondiale per la biodiversità 2011-2020, prevedendo 20 obiettivi (Aichi biodiversity targets) con 56 indicatori, quadro di riferimento del decennio quasi concluso, per arrestare la perdita di biodiversità entro il 2020. Per quattro dei sei obiettivi della strategia Ue per la biodiversità vi sono stati progressi modesti. Negli ecosistemi agricoli e forestali la situazione della biodiversità è peggiorata dal 2010 a oggi. Una percentuale ridotta di specie (23%) e habitat protetti (16%) è in buono stato di conservazione. Gli unici traguardi che saranno raggiunti riguardano la tutela di aree marine e terrestri. Attualmente, circa il 20% del territorio Ue è sottoposto a un regime di protezione e l’Italia, con il 19,1%, si posiziona appena al di sotto della media dell’Ue, se consideriamo le aree protette legalmente istituite e quelle della rete Natura 2000.

Il peso delle attività antropiche sulla Natura 

Le attività dell’uomo hanno un impatto negativo sulla Natura stimato a un ritmo da cento a mille volte più veloce della media di quello degli ultimi 10 milioni di anni (IPBES). Legambiente nel report ricorda che tre quarti dell’ambiente terrestre e circa il 66% dell’ambiente marino sono stati significativamente modificati dalle attività umane. Di natura prevalentemente antropica i fattori responsabili dell’attuale declino di biodiversità: trend demografici quali aumento della popolazione, migrazioni, urbanizzazione, innovazione tecnologica, ma anche trasformazione d’uso del suolo (deforestazione in primis), sovrasfruttamento di risorse vegetali e animali (inclusi caccia e bracconaggio), inquinamento, specie aliene invasive, cambiamenti climatici. Questi ultimi, in particolare, hanno avuto effetti a livello di ecosistema, genetico e di specie, con almeno 20 estinzioni documentate. Senza dimenticare gli effetti “collaterali” della perdita di biodiversità causata dall’uomo: frammentazione e distruzione degli habitat, insieme a cattura e commercio di specie selvatiche, sono infatti correlati al diffondersi di epidemie quali Ebola, SARS e, ultimo, il Covid-19. Perdita di biodiversità significa anche una maggiore esposizione agli effetti dei cambiamenti climatici, che vengono mitigati da torbiere, zone umide, oceani, foreste oggi in grave pericolo. Dal 1700 la Terra ha perso fino all’87% di zone umide naturali; mentre ogni anno vanno distrutti 10 milioni di ettari di foreste, in grado di assorbire il 12-20% delle emissioni di gas serra: foreste da cui dipende la sopravvivenza di 1,6 miliardi di persone, tra cui oltre 2 mila culture indigene.

Dieci proposte per tutelare la biodiversità

Nel decennio che si apre, per Legambiente sarà fondamentale la volontà dei vari Paesi di definire una strategia post-2020 ambiziosa e misurabile, che contribuisca al raggiungimento dei 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu, e che si integri con gli altri trattati internazionali che hanno un nesso con la biodiversità, incluso l’Accordo di Parigi approvato nell’ambito della Convenzione Onu sui Cambiamenti Climatici.

Attraverso il dossier “Biodiversità a rischio” l’associazione lancia una road map post-2020 con dieci proposte per il Piano strategico per la biodiversità del decennio 2020-2030. Legambiente propone di ridurre l’impatto climatico sulla biodiversità; incrementare le aree protette e le zone di tutela integrale; migliorare la conoscenza e il monitoraggio della biodiversità; rafforzare la rete Natura 2000 per garantire una migliore tutela e governance della biodiversità; promuovere una gestione integrata della costa, dando piena attuazione alla Strategia marina e favorendo la crescita della Blu Economy, in particolare nelle aree marine protette.E ancora, migliorare gli ecosistemi agricoli e la tutela dell’agro-biodiversità nelle aree ad alto valore naturale; creare una rete nazionale dei boschi vetusti; contrastare le azioni illecite contro specie faunistiche ed ecosistemi naturali; proteggere gli ecosistemi acquatici e migliorare i servizi ecosistemici dei corpi idrici superficiali; combattere le specie aliene invasive; sostenere l’economia della natura e finanziare la biodiversità e il capitale naturale, prevedendo investimenti nella bioeconomia e agevolazioni per giovani imprese che investono in green jobs.

“Il declino della biodiversità – dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – è uno dei maggiori problemi ambientali che l’umanità si trova ad affrontare. Malgrado ciò, la portata e la gravità delle sue conseguenze non sono ancora percepite dal grande pubblico e dalla gran parte dei decisori politici.Eppure quanto avvenuto con il Covid-19 dovrebbe spingerci a una riflessione globale sull’urgenza di tutelare gli ecosistemi. Occorre invertire il paradigma di una Natura che soccombe alle scelte economiche e preservare ecosistemi sempre più fragili e perciò anche meno efficaci nel contenere i salti di specie dietro l’espansione di pandemie come quella in atto. Per questo, dal 2020 l’Italia deve innescare un cambiamento urgente e definire politiche a breve e lungo termine per affrontare il cambiamento climatico, l’inquinamento, l’invasione di specie aliene e tutti gli altri fattori, anche quelli legati alla produzione e al consumo di cibo, che stanno portando ad una perdita senza precedenti di biodiversità”. 

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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