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Ghiacciai, negli ultimi 20 anni sciolti 270 miliardi di tonnellate

Il fenomeno ha contribuito per circa il 21% all’innalzamento dei mari a livello globale. A lanciare l’allarme è uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Tolosa

I ghiacciai del mondo si stanno sciogliendo a un ritmo sempre più accelerato. Al punto che nei primi due decenni del Ventunesimo secolo hanno perso quasi 270 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno, contribuendo per circa il 21% all’attuale innalzamento del livello dei mari a livello globale.

A lanciare l’allarme è uno studio condotto da un team di ricercatori, guidato da Romain Hugonnet, dell’Università di Tolosa, in Francia, e pubblicato dalla rivista Nature. Lo studio ha basato le proprie rilevazioni utilizzando le immagini acquisite dal satellite Terra della Nasa, lanciato nel 1999. Il campione ha riguardato la massa e il volume di oltre 217.000 ghiacciai del mondo, quasi la totalità di quelli esistenti.

Ghiacciai, tra 2000 e 2019 scioglimento aumentato del 130%

Secondo lo studio i livelli di scioglimento sono aumentati del 130% tra il 2000 e il 2019. A questa velocità di erosione sempre più vertiginosa i ghiacciai hanno così perso il 4% del loro volume in 20 anni. La maggior perdita si è registrata in Alaska (25%), Groenlandia (12%) e nelle estremità nord e sud del Canada (10%). Situazione critica anche nell’Himalaya e in altre di alta montagna dell’Asia (8%), così come nelle Ande meridionali e nelle regioni subantartiche.

La maggior perdita si è registrata in Alaska (25%), Groenlandia (12%) e nelle estremità nord e sud del Canada (10%). Situazione critica anche nell’Himalaya e in altre di alta montagna dell’Asia (8%), così come nelle Ande meridionali e nelle regioni subantartiche

Aumentano i rischi di carenza di acqua e innalzamento dei mari

Gli autori dello studio temono, in particolare, per quanto potrà avvenire nelle alte catene montuose asiatiche, che sono la fonte di fiumi come lo Yangtze, il Mekong, il Salween e il Brahmaputra, da cui dipende l’approvvigionamento di acqua per vastissime popolazioni a valle. Serviranno politiche adattive per il miliardo di persone che potrebbero affrontare una carenza di acqua e un’insicurezza alimentare devastanti prima del 2050, nonché per gli oltre 200 milioni di persone che vivono nelle zone costiere minacciate dall’aumento del livello dei mari prima della fine del secolo.

“I dati indicano che attualmente i ghiacciai stanno cedendo più acqua rispetto alle calotte polari: quelli presenti in Alaska e nelle Ande registrano le maggiori perdite, mentre i ghiacciai alpini detengono il primato mondiale per quanto riguarda la riduzione dello spessore medio, pari a circa un metro all’anno”, ha dichiarato all’Ansa Massimo Frezzotti, glaciologo dell’Università di Roma Tre e presidente del Comitato glaciologico italiano.

L’entità della catastrofe naturale in corso ha sembianze molto simili a quella che era stata fotografata da un altro gruppo di ricercatori dell’Università di Leeds, nel Regno Unito, che nel loro studio avevano riportato una perdita media annua di 289 tonnellate di ghiaccio nel periodo 2000-2019, con un’accelerazione di 52 tonnellate all’anno ogni decennio.

I dati indicano che attualmente i ghiacciai stanno cedendo più acqua rispetto alle calotte polari: quelli presenti in Alaska e nelle Ande registrano le maggiori perdite, mentre i ghiacciai alpini detengono il primato mondiale per quanto riguarda la riduzione dello spessore medio, pari a circa un metro all’anno
– Massimo Frezzotti, presidente del Comitato glaciologico italiano

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