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Germogli protetti

Dal mensile – Studio, passione e pazienza. Ecco gli ingredienti con cui i ricercatori del progetto “Floranet” stanno salvando sette specie floreali sull’Appennino abruzzese

La “Scarpetta di Venere”, rarissima ed elegantissima orchidea selvatica che sui libri di botanica si chiama Cypripedium calceolus, è stata riprodotta in vitro, utilizzando semi immaturi e un particolare protocollo di germinazione, quindi reintrodotta nei boschi. Si tratta di un fiore “difficile”, che fatica a riprodursi sul campo, per questo ha richiesto un intervento speciale. L’Astragalus aquilanus, che già nel nome racconta quanto sia legato al territorio dell’appennino abruzzese, è stato fatto germogliare nei giardini botanici del Parco nazionale della Maiella e poi messo a dimora in due aree recintate per proteggerle dall’appetito della fauna selvatica.

È così, forti di rigorosi studi scientifici, passione e pazienza, che in cinque anni di lavoro nei parchi abruzzesi i tecnici hanno portato avanti il progetto “Floranet Life”, arrivando a ottimi risultati. Ma non ci sono solo la “Scarpetta di Venere” e l’Astragalus aquilanus, sono sette le specie che rischiano di scomparire in questo magnifico tratto d’Appennino. Si aggiungono infatti la Klasea lycopifolia, la Jacobaea vulgaris subsp. gotlandica, l’Adonis distorta, l’Iris marsica e l’Androsace mathildae.

Le minacce alla loro sopravvivenza derivano in larga parte dalle attività umane. A cominciare da un certo tipo di turismo, legato al fine settimana e alle vacanze estive e invernali, che conosce poco le peculiarità naturalistiche dei luoghi e in generale l’importanza della biodiversità, e spesso utilizza mezzi a motore per percorrere i sentieri e raggiungere prati e pianori. A questo si lega un’attività di raccolta e di danneggiamento della flora spontanea, nonostante i divieti; la presenza di pascoli di bovini ed equini, lo sfalcio dei prati e gli incendi estivi che colpiscono i boschi.

«È un progetto unico nel suo genere nei parchi dell’Appennino abruzzese – spiega Luciano Di Martino, biologo, direttore del Parco nazionale della Maiella e coordinatore di “Floranet” – Ci ha permesso di approfondire le conoscenze delle specie target e quindi di migliorare lo status di conservazione. Gli studi e le tecniche di germinazione di riproduzione vivaistica hanno permesso il successo di tutte le attività di restocking. In collaborazione con la Regione abbiamo avviato la revisione delle aree dei Siti di importanza comunitaria, che contiamo di proseguire anche in seguito».

L’obiettivo è infatti il raggiungimento di un delicato ma possibile equilibrio tra la sopravvivenza e propagazione delle specie floreali e la fruizione consapevole della natura. Per questo è stata importante anche l’attività d’informazione rivolta ai fruitori dei parchi. Grazie a “Floranet” è stato creato un database dedicato alla flora abruzzese che contiene già i dati relativi a 197 siti (popolazioni o sub-popolazioni), 274 riferimenti bibliografici e osservazioni inedite, 104 campioni di erbario. Tanti i risultati già raggiunti e le attività messe in campo. È stata fatta l’analisi citogenetica di 132 campioni di Iris e sono state scoperte nuove stazioni di Jacobaea vulgaris e di Androsace mathildae. Sono stati raccolti migliaia di semi per la riproduzione vivaistica di tutte le piante ed è stato redatto un protocollo di germinazione delle specie target. Inoltre è partita la concertazione con i portatori di interesse per gestire in modo compatibile le attività agricole, e le scuole del territorio sono state coinvolte in un programma didattico che ha visto la partecipazione di oltre 500 alunni. Le tabelle informative installate lungo le vie più strategiche delle tre aree protette descrivono infine le finalità di “Floranet”. E i suoi obiettivi.

I partner

“Life Floranet” vede coinvolto il Parco nazionale della Majella, in qualità di ente coordinatore, insieme al Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, al Parco regionale Sirente Velino, all’Università di Camerino e Legambiente. Il progetto è cofinanziato attraverso lo strumento Life dell’Unione Europea.

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