Gela, in aumento le vittime e i casi di tumori

Impressionanti i dati emersi dallo studio epidemiologico SENTIERI diffusi da Legambiente in occasione del blitz di Goletta Verde. E mentre prosegue l'insensata corsa all'oro, a causa dell'inquinamento del polo petrolchimico la mortalità è in eccesso del 7% tra gli uomini e del 15% tra le donne

Immagine del polo petrolchimico Eni di Gela

I dati epidemiologici su Gela, diffusi oggi da Legambiente in concomitanza con il blitz di Goletta Verde nella città sicialiana, sono davvero impressionanti. Dall’ultimo aggiornamento dello studio epidemiologico SENTIERI (dati 2006-2013 per mortalità e ricoveri e 2010-2015 per malformazioni congenite) le statistiche su Gela a confronto con la media regionale sono davvero preoccupanti. È stata riscontrata una mortalità in eccesso del 7% tra gli uomini e del 15% tra le donne, cioè 54 decessi prematuri in più ogni anno. In particolare: per i tumori +15% uomini e +13% donne, mentre per le malattie urinarie +37% Uomini e +33% Donne. Tra i tumori risultano in eccesso quelli di stomaco, colon-retto e polmone, specie tra gli uomini. Peggiore è la situazione dei ricoveri che risultano in eccesso anche per malattie cardiovascolari e respiratorie, sia per uomini che per donne. Ci sono eccessi di mortalità e ricoveri per tumori anche nei più giovani. Anche le malformazioni congenite sono in eccesso, specie quelle dell’apparato urinario (5 casi in più ogni anno) e dei genitali (5 casi in più/anno).

I dati sono stati confermati anche dalle analisi recentemente effettuate dal Dipartimento Osservatorio Epidemiologico della Regione Siciliana su dati più aggiornati (2011-2015) considerando l’area a rischio di Gela+Niscemi+Butera a confronto con area di 19 comuni limitrofi. Dal 2014 sta avvenendo una forte deindustrializzazione, i dati sanitari possano migliorare ma è fondamentale la bonifica altrimenti si continuerà ad osservare uno stato di salute alterato anche a impianti fermi, come avvenuto in altre aree industriali come ad esempio Massa Carrara, dove i dati epidemiologici sono ancora gravi a oltre 30 anni dalla chiusura dello stabilimento Farmoplant.

Legambiente ricorda, inoltre, che in Sicilia continua l’insensata corsa all’oro nero. A parlare chiaro sono i numeri che l’associazione ambientalista ha raccolto sul fronte trivelle, petrolio, concessioni e regali alle fonti fossili.

Trivelle e fossili: La percentuale di copertura delle fonti fossili rispetto ai consumi siciliani, al 2017 (ultimi dati Simeri GSE), si attesta all’87,5%, con le rinnovabili in leggera crescita che coprono l’12,5% dei consumi della regione (11,6% nel 2016).

Petrolio: La produzione di petrolio dai giacimenti ubicati in Sicilia rappresenta circa il 13,4% della produzione nazionale, grazie alle 628 mila tonnellate (rispettivamente 415 mila tonnellate sulla terra ferma e 212 mila tonnellate in mare) estratte nel 2018. Le concessioni produttive in territorio siciliano sono in tutto 8 (3 in mare e 5 sulla terraferma) per un totale di 1.089 chilometri quadrati. A spartirsi le concessioni siciliane sono 3 società: ENI MEDITERRANEA IDROCARBURI che detiene 5 concessioni in esclusiva e una insieme a EDISON ed IRMINIO.

Metano: Le concessioni produttive che estraggono gas in Sicilia sono in tutto 15 (3 a mare e 12 sulla terraferma) per un totale di 1.166 kmq, in grado di produrre, nel 2018, circa 190,6 milioni di Smc (rispettivamente 4,2 milioni di Smc a mare e 186,4 milioni di Smc sulla terraferma), pari a circa il 3,4% della produzione nazionale. Sono sempre ENI ed EDISON ad avere la maggior parte delle concessioni siciliane.

Permessi e Istanze di ricerca: Sul territorio siciliano ricadono anche 11 permessi di ricerca: 6 sono ubicati sulla terraferma che interessano 3.762 kmq e 5 sono ubicati a mare, 2.065,7 kmq, per complessivi 5.827,5 kmq. Sei di tali permessi sono intestati alle Società ENI ed EDISON, tra proprietà e comproprietà, affidatari di complessivi 3.611 kmq di permessi di ricerca, considerando anche i 4 permessi di ricerca di ENI MEDITERRANEA IDROCARBURI, che riguardano da soli 1.496,5 kmq. I permessi di ricerca al momento risultano essere sospesi dal 13/2/2019 fino all’adozione del Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee (PiTESAI) e comunque per un periodo non superiore a 24 mesi. (Legge 11 febbraio 2019 n. 12, art. 11-ter, commi 6-8). Oltre a questi permessi già rilasciati, sono 14 le istanze di permesso di ricerca presentate dalle diverse compagnie, 10 delle quali per la terraferma, per un totale di 4.203 kmq; le rimanenti 4 sono quelle presentate per il mare, per un totale di 1.203 kmq. Sono invece 2 le istanze di prospezione in mare per un totale di 6.380 kmq.

I “regali” alle fossili: Dal 2010 al 2018 le concessioni produttive di greggio in Sicilia hanno estratto in totale circa 8,5 milioni di tonnellate di greggio di cui 2 milioni (23,8%) sono risultate esenti dal pagamento delle royalites (soglia di esenzione 50.000 tonnellate per concessioni in mare e 20.000 tonnellate per quelle a terra). In questi anni la soglia minima di esenzione è stata del 17,8% nel 2014, con il massimo raggiunto proprio nell’ultimo anno in cui la percentuale di esenzione è stata del 34,1%. Sempre per lo stesso periodo, le concessioni produttive di gas hanno estratto in totale 2.434 milioni di Smc, di cui 1.537 (il 63,1%) sono risultati esenti dal pagamento delle royalites (soglia di esenzione 25 milioni per concessioni a terra e 80 milioni per quelle a mare). In questi anni, la percentuale di esenzione è stata in continua crescita, mai scesa al di sotto del 50,6% del 2011, con il massimo raggiunto proprio nel 2018 in cui l’80,1% del gas estratto è stato esente dal pagamento delle royalties.

Concessioni: Altro tema caldo che coinvolge il tema delle estrazioni petrolifere, è quello del costo dei canoni di concessione sui quali il Governo è intervenuto, nel Decreto Semplificazioni, aumentandoli di 25 volte. Ma se li confrontiamo con quelli di diversi paesi europei – dove sono davvero di tutt’altro spessore – l’aumento registrato in Italia appare irrisorio. Infatti, si passa da 2,58 euro/kmq a 64,5 euro/kmq per i permessi di prospezione, da 5,16 euro/kmq a 129 euro/kmq per i permessi di ricerca e da 41 euro/kmq a 1.033 euro/kmq per le concessioni di coltivazioni. La proposta di canoni fatta da Legambiente, tiene conto della media degli altri Paesi europei, dove il costo dei canoni di concessioni è di altro livello. Ad esempio in Danimarca il permesso di ricerca ha un costo di 3.300 euro/kmq. In Norvegia si arriva a 8.150 euro/kmq e a 13.620 euro/kmq per la coltivazione. Per questo per Legambiente se si aggiornassero i canoni con cifre più adeguate, ad esempio in linea con quelli di altri Paesi Europei, le compagnie petrolifere per le estrazioni 2018 in Sicilia, verserebbero per prospezione, ricerca e coltivazione circa 32,9 milioni di euro a fronte dei soli 2,7 milioni di euro che verseranno nel Gettito 2019, stando ai nuovi importi. Ovvero circa 30 milioni di mancate entrate.

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