Gaza, Msf continua a fornire cure post operatorie

Nei mesi di aprile e maggio Msf ha assistito un terzo di tutti i feriti colpiti dai proiettili israeliani: 1.233 pazienti. Il più piccolo, colpito a una mano, ha 7 anni. Sale la preoccupazione per il 5 giugno, giorno in cui nella Striscia sono previste nuove proteste

un'immagine della "Marcia per il ritorno" in Palestina

A Gaza le équipe chirurgiche di Medici senza frontiere (Msf) continuano ad assistere i feriti degli scontri con l’esercito israeliano, in particolare dopo il picco del 14 maggio, fornendo cure post operatorie a oltre 900 pazienti che ne hanno ancora bisogno. Molti di loro hanno riportato disabilità permanenti e subiranno gli effetti delle ferite per tutta la vita.

Dal primo aprile al 28 maggio, Msf ha assistito nelle proprie cliniche un terzo di tutti i feriti colpiti dai proiettili sparati dall’esercito, ovvero 1.233 pazienti, tra cui 1.208 uomini, 25 donne, 149 minori (l’età media è 25 anni, il più piccolo, ferito a una mano, ha 7 anni). Nel 90% dei casi le ferite, spesso gravissime, sono agli arti inferiori. Le équipe dell’ong hanno eseguito 315 interventi chirurgici, di cui 30 amputazioni, e hanno ricomposto 534 fratture. I pazienti dimessi sono stati 319, gli altri 914 stanno ancora ricevendo medicazioni e cure, di cui 354 richiederanno trattamenti a lungo termine e ulteriori interventi.

“Dal primo aprile stiamo lavorando senza sosta. I bisogni sono enormi, la maggior parte dei pazienti subirà gli effetti delle ferite per tutta la vita” racconta Alessandro Trainito, anestesista, presente il 14 maggio all’ospedale Al Aqsa mentre riceveva, nello stesso momento, circa 400 feriti. Un tale afflusso di pazienti non si era mai registrato nemmeno in tutto il 2014, quando l’esercito israeliano lanciò l’offensiva “Margine di protezione”. Oggi si guarda con preoccupazione al 5 giugno, giorno in cui sono previste nuove proteste di massa.

Per questo Msf sta rafforzando la propria risposta chirurgica nella Striscia di Gaza. Prima degli scontri del 30 marzo, l’ong gestiva tre cliniche per cure post operatorie, una quarta è stata aperta dopo lo scoppio delle violenze e una quinta sarà attiva tra poco per far fronte ai crescenti bisogni. “Essere un chirurgo in queste circostanze è per certi versi semplice – dice Elda Baggio, chirurga di Msf – Sai che fuori c’è l’inferno, ma non puoi fare nulla per quello. Entri in sala operatoria e ti concentri sul tuo paziente. Poi fai del tuo meglio per il successivo. Uno alla volta. Provi a non pensare a quelli che verranno dopo”. In tutto il 2017 le tre cliniche di Medici senza frontiere avevano assistito 4.900 pazienti. Nel 2018 sono 1.233 solo nei mesi di aprile e maggio.