Gassmann: “Non riesco a immaginare un problema più grande dei cambiamenti climatici”

Dalla pulizia della strada di casa alla promozione dei “green heroes”, gli eroi dell’economia verde. A colloquio con l’attore che ha scelto di impegnarsi per le generazioni future
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foto di Alessandro Gassmann

La difesa del clima e l’economia verde possono contare su un nuovo paladino a fortissimo impatto mediatico: l’attore-regista Alessandro Gassmann, che sul suo account twitter (224mila follower) ogni venerdì incorona il green hero della settimana. Primi eroi verdi proclamati a febbraio: Daniela Ducato, l’imprenditrice sarda che trasforma in materiale bio-edile rifiuti di origine naturale e Marco Mariano, agricoltore biologico, promotore della cooperativa Retenergia per l’autoproduzione di elettricità da fonti rinnovabili, poi confluita, nel 2014, insieme a Energoclub e Avanzi, nella cooperativa Ènostra, che nel 2017 ha raggiunto quasi un Megawatt di potenza verde installata, 1.963 contratti di vendita e 4.270 Megawattora di elettricità venduta. Ma chi sono gli “eroi verdi della rivoluzione energetica gentile”? Abbiamo chiesto ad Alessandro Gassmann di spiegarlo ai lettori di Nuova Ecologia. «I green heroes sono persone illuminate, che hanno una visione di lungo respiro della società e del futuro. Dietro alla loro attività c’è un pensiero rivolto a figli, nipoti e a chi verrà dopo: i green heroes lavorano e danno lavoro, non solo traendone un guadagno economico, ma pensando anche alla salute del Pianeta, drammaticamente compromessa, come sappiamo, per l’azione dell’uomo».

Perché li definisce eroi?
Per tanti motivi. Su queste questioni in Italia prevale la disinformazione, a vantaggio di messaggi di distrazione di massa, rivolti in prevalenza alla pancia delle persone, per creare nemici che non esistono o che sono tali in maniera molto più contenuta. In Europa siamo il Paese con il più basso tasso di laureati, dove si leggono meno libri e giornali, una situazione che rende gli italiani più fragili e più distraibili a favore di tematiche che sembrano più drammatiche, senza esserlo in realtà, perché la vera questione è che abbiamo solo questo pianeta a disposizione, non ce n’è uno “b” di riserva. E se il pianeta non funziona più, l’essere umano sparirà dalla faccia della Terra. Per questo non riesco a immaginare un problema più grande, per l’umanità, dei cambiamenti climatici. Ed è per questo che mi sto impegnando. Intendo farlo, però, usando un linguaggio che sia altrettanto appetibile e comprensibile dei messaggi di distrazione di massa, perché nella comunicazione le argomentazioni devono essere a forte impatto, semplici e popolari. Semplificando il messaggio, si raggiunge una platea più vasta. Quindi, alla gente disinformata dobbiamo far capire che passare all’economia verde è più vantaggioso per le nostre tasche perché fa aumentare i guadagni.

In base a quali criteri sceglie i green heroes?
Per la scelta mi affido ad Annalisa Corrado e Gianni Silvestrini di Kyoto Club, un’organizzazione che da sempre si occupa in maniera scientifica di green economy ed ecologia. Io mi considero solo un megafono, un personaggio pubblico che presta la sua popolarità a una causa in cui crede profondamente, e che da questa esperienza sta imparando molto: i green heroes sono delle meravigliose scoperte anche per me.

Come è nata la collaborazione con Kyoto Club?
Da uno scambio di messaggi su queste tematiche, attraverso twitter, con Corrado. A dimostrazione che i social, che sono un contenitore di tutto il bene e il male che c’è nella società umana, se ben utilizzati possono servire anche a far nascere collaborazioni utili.

Nell’ambiente dello spettacolo ha ricevuto feedback positivi alla sua iniziativa?
Ai colleghi che fanno parte della cerchia dei miei amici ho mandato dei messaggi in privato, trovando forte condivisione da parte, tra gli altri, di Anna Foglietta, Edoardo Leo, Stefania Rocca, Gianmarco Tognazzi, Malika Ayane, Jasmine Trinca. Se, come mi auguro, si aggiungessero al mio altri megafoni, si alzerebbe il volume complessivo.

Questo suo impegno pubblico è stimolato anche dal senso di responsabilità verso suo figlio?
È la molla primaria. Io ho appena compiuto 54 anni, quindi la minaccia climatica dovrei averla sfangata.  Mio figlio, invece, che ha vent’anni, e soprattutto i suoi eventuali figli se le cose dovessero procedere come vanno ora, erediteranno un pianeta molto meno ospitale e meno bello del nostro. Una responsabilità, questa, che pesa sia sulle generazioni precedenti che sulla nostra. Per questo, oltre che come uomo semi-primitivo che per spostarsi e scaldarsi usava benzina e gas metano, vorrei essere ricordato anche come uno che ha provato a lasciare un ricordo migliore di sé.

Con suo figlio parlate di questi problemi?
Sì, Leo è molto sensibile a queste tematiche. È vegetariano. Evidentemente parlarne in famiglia è servito. Per questo ai genitori consiglio di trasmettere questa sensibilità ai figli: può contribuire a costruire un futuro migliore.

Scegliendo il venerdì per il lancio dei green heroes ha inteso collegarsi al “Fridays for Future”, l’iniziativa avviata in Svezia da Greta Thunberg, che ogni venerdì sciopera dalla scuola per il clima e ha ormai proseliti tra i teenager di tutto il mondo?
Esatto. Abbiamo pensato che il venerdì, che per i giovani sta diventando una sorta di giornata mondiale dell’ecologia, fosse il giorno più adatto. La sensibilità ecologica delle giovani generazioni è un barlume di speranza.

Sciopero Scuola Clima Roma 1 Febbraio 2019

Prima dell’iniziativa green heroes lei ha twittato per mesi su temi ambientali. È stato un processo graduale, o qualcosa in particolare ha fatto scattare in lei il bisogno di impegnarsi?
La presa di coscienza è precedente. La spinta me l’ha data il desiderio di esprimerla e di rendermi utile, anche perché mi sono informato, ho letto libri e ho capito che c’è poco tempo per realizzare il cambiamento necessario coinvolgendo tutti i settori della società. Soprattutto in fasi di crisi dell’economia, come quella odierna, sembra che la questione ecologica sia secondaria. In realtà è vero il contrario: con l’economia verde saremmo più ricchi. Se la gente, correttamente informata, lo capisse, il processo di cambiamento sarebbe più veloce. Io sono pragmatico: l’obiettivo si raggiunge spiegando che è vantaggioso. Per cui il messaggio da lanciare è che la green economy conviene. Noi, poi, sappiamo che è anche necessaria.

In passato, ha invitato i romani a prendere ramazza e paletta per pulire le strade. Nella scala delle cose che la disturbano, la sporcizia della città che posto occupa?
La mia era una provocazione. Il vicolo dove abito nel meraviglioso centro storico di Roma è perennemente disseminato di bicchieri, cartacce, cicche buttate per terra: è l’usanza locale. Io non sono così, a me dà fastidio vivere nello sporco, per cui, senza fare la morale a nessuno, prendo la scopa e il raccoglitore, esco di casa e pulisco. E così sono felice di vivere in uno stupendo vicolo del Cinquecento pulito. A Roma il servizio di nettezza urbana è carissimo ma, per usare un eufemismo, la pulizia della città lascia a desiderare. La mia domanda è: fino a che il servizio non sarà all’altezza, è sufficiente protestare, sia pur giustamente, e lasciare la città sporca, o non sarebbe più piacevole vivere in strade non invase da plastica e cartacce? Il mio è anche un richiamo all’educazione civica, a non buttare i rifiuti per strada. In Italia è come se la cosa pubblica non appartenesse a nessuno.

È pensabile una trasposizione delle tematiche ambientali nella sua attività di regista?
Con le mie regie teatrali ho sempre toccato temi sociali che mi sono cari, dalla pena di morte al razzismo, all’integrazione, ai diritti dei lavoratori, all’omertà. La tematica ecologica potrebbe essere molto interessante a teatro, per cui spero di trovare un testo giusto per il mio lavoro.

Viste queste sue sensibilità, come reagisce all’accusa rivolta alle navi che salvano i naufraghi nel Mediterraneo di trafficare illecitamente con gli scafisti?
Come è stato dimostrato, si tratta di un’accusa infondata. Le ong fanno quello che chiunque farebbe: salvano esseri umani dalla morte. Come ambasciatore di buona volontà dell’Unhcr (l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, ndr) non posso che ritenere giusto salvare la vita delle persone, non solo in mare ma in tutto mondo. Con il sostegno dell’Onu, l’Unhcr dà da dormire e mangiare a 6 milioni di persone sull’intero pianeta. D’altra parte è anche vero che l’Europa si comporta male, il che aiuta chi alimenta le paure: fra i Paesi della Ue ci dovrebbe essere una leale collaborazione per ridistribuire equamente tutti coloro che arrivano qui da Paesi flagellati da guerre e carestie. Questo però non avviene, perché siamo in balia di politiche nazionali miopi ispirate al sovranismo. Ma gli italiani sono da sempre un popolo generoso, migliore di chi li rappresenta.

Ci sono stati insegnamenti che ha ricevuto in famiglia che hanno seminato quello che sta sbocciando in lei nell’età adulta?
Mia nonna era ebrea e durante il ventennio fascista, per evitare ritorsioni, è stata costretta a cambiare il cognome, a “italianizzarlo” come si diceva all’epoca. Come ebreo in parte, vivo malissimo il ritorno del razzismo, e penso che vada mantenuta la memoria che questo può portare solo a qualcosa di orribile, come è già avvenuto e come è molto meno difficile di quanto si pensi che possa accadere di nuovo. La democrazia è difficile da raggiungere, è molto più facile perderla. A mio parere nel nostro continente e nel nostro Paese ce ne siamo già un po’ allontanati. Bisogna invertire la rotta e tornare a parlare dei diritti di tutti.

A maggio ci sono elezioni europee. È pensabile un suo impegno in politica? 
La politica è un lavoro serio che richiede preparazione e conoscenze che a me mancano. Penso quindi di continuare il lavoro di sensibilizzazione fuori dalla politica. Se in futuro ci sarà un partito grande che al centro del suo programma porrà la questione ecologica sono pronto a collaborare.

Su twitter si definisce “per metà francese, per un quarto italiano e per un quarto tedesco, ovvero europeo”. Il clima è più tutelato da un’Europa più forte?
Se “più forte” vuol dire più arroccata, non mi sta bene. Un’Europa unita, forte e solidale è preferibile a una suddivisa da tanti muretti, al cui interno personaggi pubblici urlano senza ascoltare quello che succede fuori. Per l’ecologia dovremmo prendere esempio dal Nord Europa, dove queste tematiche sono molto più presenti: guardare a quei Paesi e cercare di capire come fanno. Non mi sembra poi così difficile.