Gas serra, lo 0,3% in meno non è abbastanza

IL COMMENTO. La diminuzione registrata dall’Ispra è assolutamente non in linea con gli obiettivi di lungo periodo previsti dall’Accordo Parigi. L’Italia e l’Europa sono chiamati a mettere in campo una politica climatica ed energetica in grado di dare gambe agli impegni di Parigi

Gas serra, lo0,3 % in menon è abbastanza

Nel 2017 le emissioni di gas-serra, secondo le prime stime dell’Ispra, sono diminuite di appena lo 0.3% rispetto all’anno precedente. Una diminuzione assolutamente non in linea con gli obiettivi di lungo periodo previsti dall’Accordo Parigi. L’Italia e l’Europa sono chiamati a mettere in campo una politica climatica ed energetica in grado di dare gambe agli impegni di Parigi.

Necessità condivisa ormai da diversi governi europei. Su iniziativa francese sette paesi (Francia, Germania, Olanda, Finlandia, Svezia, Portogallo e Lussemburgo) hanno costituito una sorta di coalizione di “governi ambiziosi” che chiede l’adozione di una strategia climatica di lungo termine al 2050, da attuare sia livello europeo che nazionale, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

Nel Consiglio Europeo dello scorso marzo i leader europei avevano già chiesto alla Commissione di elaborare, entro il primo quadrimestre del 2019, una strategia comunitaria al 2050. L’ulteriore importante passo in avanti fatto dai sette paesi è di chiedere che la strategia prenda esplicitamente in considerazione il raggiungimento dell’obiettivo di Parigi di contenere l’innalzamento della temperatura media globale entro 1.5°C, sulla base anche delle indicazioni del prossimo rapporto speciale dell’IPCC che sarà pubblicato in ottobre. Altrettanto importante è anche la loro richiesta di rivedere gli attuali obiettivi climatici europei di medio e lungo termine.

L’attuale obiettivo di riduzione delle emissioni climalteranti del 40% entro il 2030 è stato deciso dal Consiglio Europeo dell’ottobre 2014, prima dell’approvazione dell’Accordo di Parigi. E non è pertanto coerente con gli impegni previsti dall’Accordo. L’Europa, secondo un recente studio dell’Oeko Institute, deve aumentare il suo obiettivo di riduzione delle emissioni almeno al 55% per contribuire a mantenere la temperatura globale al di sotto dei 2°C e nell’ordine del 65% per cercare di limitarne l’aumento non oltre 1.5°C.

Rivedere l’attuale impegno del 40% è possibile, senza grandi sforzi e con un impatto positivo sull’economia europea. È ormai provato che l’azione climatica fa bene alla nostra economia. Nel periodo In 1990-2016 si è registrato un forte disaccoppiamento tra riduzione delle emissioni ed aumento del PIL. Mentre le emissioni sono diminuite del 23%, il Pil europeo è invece aumentato del 53%. Ma è cruciale agire subito. Secondo i dati preliminari per il 2017, appena pubblicati da Eurostat, lo scorso anno si è registrata una preoccupante inversione di tendenza con un aumento delle emissioni dell’1.8% rispetto al 2016. Un primo banco di prova sarà il Consiglio Europeo di fine giugno, dove si discuterà lo stato di avanzamento delle politiche per il clima e l’energia. E’ importante che anche l’Italia entri nella coalizione dei “governi ambiziosi” e sostenga con forza la necessità di rivedere gli obiettivi climatici entro la primavera del 2019, in modo da consentire all’Europa di giungere preparata nel 2020 alla Conferenza sul clima (COP26), che secondo quanto concordato a Parigi, dovrà rivedere gli impegni assunti nel dicembre 2015. Un passo fondamentale per riconquistare sul campo la leadership europea nell’azione climatica globale.