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G20 Roma, i Paesi partecipanti responsabili dell’80% delle emissioni globali

Il 30 e 31 ottobre nella capitale il vertice internazionale, al cui centro c’è anche la crisi climatica. Ma solo sei degli Stati che partecipano ai lavori hanno alzato i propri target sul clima. Il nodo principale resta tradurre in fatti concreti i piani di decarbonizzazione 

Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Sud Africa, Turchia, Unione Europea, più la Spagna nella veste di invitato permanente. Sono i Paesi che il 30 e 31 ottobre si riuniscono a Roma per il G20 alla Nuova di Fuksas all’Eur. Persone, pianeta e prosperità sono le tre priorità al centro della due giorni di lavori, nel corso delle quali si parlerà molto anche di crisi ambientale in vista della Cop 26 di Glasgow.

Si tratta di un argomento di fronte al quale i Paesi partecipanti non possono d’altronde voltare le spalle, considerato che sono attribuibili a loro circa l’80% delle emissioni globali. Per questo motivo dal G20 di Roma la comunità internazionale punta a venire fuori con maggiori garanzie sull’impegno dei Paesi partecipanti a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi, raggiungere zero emissioni nette entro il 2050 e raccogliere almeno 100 miliardi di dollari di finanziamenti all’anno per aiutare i Paesi in via di sviluppo nella transizione ecologica.

Le premesse non sono però molto incoraggianti. Solo 6 Paesi del G20 hanno infatti alzato i target sul clima. Sono Argentina, Canada, Francia, Germania, Italia, Sud Africa, Stati Uniti e Gran Bretagna, Paesi che hanno aumentato i propri “Contributi determinati nazionali” (Ndcs-Nationally Determined Contributions) in linea con l’Accordo di Parigi del 2015. Molti non hanno invece raggiunto i vecchi obiettivi che si erano preposti. Secondo l’Unep, l’Agenzia per l’ambiente delle Nazioni Unite, sono gli stessi Stati Uniti e Canada, più Australia, Corea del Sud, Brasile e Messico. Questi ultimi due, in particolare, hanno piuttosto sottoscritto impegni che di fatto li porteranno ad aumentare le rispettive produzioni di anidride carbonica. Il problema di fondo di questi Paesi, così come di altre economie fortemente inquinanti – Cina, Arabia Saudita, Russia e India – è abbandonare realmente il carbone. Nonostante l’annuncio di piani di decarbonizzazione graduale per i prossimi 10-20 anni, da queste potenze non si sono visti ad oggi concreti passi in avanti in questa direzione. Se c’è un impegno che questo G20 deve assumersi nei confronti del pianeta, è quantomeno quello di fare chiarezza su chi intende affrontare realmente la sfida della crisi climatica e chi, al contrario, vuole farlo solo a parole.

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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