Acqua 4.0, intelligenza artificiale al servizio del settore umanitario

DAL MENSILE Sbarca in Ruanda G-Plant, l’impianto in grado di rendere potabile dai 250 ai 3.000 litri di acqua al giorno nelle comunità più remote e prive di infrastrutture

G-Plant

“La strage degli innocenti”. Così è stata definita, nell’assemblea dell’Organizzazione mondiale della sanità dello scorso maggio, la morte di oltre mezzo milione di bambini sotto i 5 anni di età causata ogni anno nel mondo dalle malattie diarroiche. Fra i fattori scatenanti la mancanza di accesso a fonti di acqua potabile e a servizi igienico-sanitari adeguati, che secondo il rapporto “Progress on drinking water” presentato da Unicef e Oms affligge circa 2,2 miliardi persone, soprattutto in Africa e Asia.

Per affrontare il problema la startup svizzera GratzUp ha sviluppato “G-Plant”, un impianto modulare “intelligente” in grado di rendere potabile dai 250 ai 3.000 litri di acqua al giorno nelle comunità più remote e prive di infrastrutture. «Una soluzione sostenibile, rapida e scalabile, che mette l’intelligenza artificiale e i principi dell’Industria 4.0 al servizio del settore umanitario – dice Mauro Gazzelli, ceo e inventore di GratzUp insieme a sua moglie Shairin Sihabdeen – Per realizzarla ci siamo ispirati a un’autoclave da laboratorio, che sterilizza rispettando una data relazione fra durata, temperatura e pressione».

È sufficiente riempire con acqua da trattare speciali bottiglie in acciaio inox (G-Bottle), trasformabili in biberon grazie a una tettarella, e taniche da 10 litri (G-Tank) per poi collocarle in slot all’interno dell’armadio di servizio dell’impianto. Una tecnologia a induzione 3D simile a quella dei piani di cottura porta l’acqua a 138,5 °C e a una pressione di 3,5 bar, mantenendola allo stato liquido. «In 120 secondi la carica di virus e batteri viene neutralizzata, mantenendo le proprietà organolettiche inalterate», assicura il manager. Un microchip nel tappo segnala la fine del processo (15 minuti). L’intelligenza artificiale monitora ciascun contenitore, comunicando via Internet al server dell’azienda eventuali componenti da sostituire. L’idea, concepita nel 2014, ha preso forma dopo una campagna di crowdfunding. Fondamentale l’incontro con padre Patrice Nitrushwa e il successo dei test condotti in Ruanda nel 2018, che hanno dato l’impulso decisivo al progetto.

Lo scorso marzo GratzUp ha sottoscritto un accordo col governo ruandese per l’avvio di due G-Plant a energia solare nella diocesi di Byumba, in una scuola e in un ospedale. Il primo, equipaggiato con due G-Tank a classe, potrà sanare fino a 1.500 litri d’acqua al giorno; l’altro, con un kit da 50 G-Bottle, circa 750. Prevista anche la realizzazione in Tanzania di unità mobili per fronteggiare focolai di colera sull’isola di Zanzibar.

Come funziona

G-Plant. L’aspetto è quello di un frigo industriale o di un container (modello grande di 12×3 m.). L’impianto modulare, a seconda della dimensioni, sterilizza diverse quantità d’acqua (250 lt; 750; 1.500; 3.000). La versione off grid è alimentata da pannelli solari.

Contenitori. l G-Bottle (0,5 lt), in acciaio Inox e rivestita da plastica riciclata, è bottiglia, sterilizzatore, biberon (avvitando una tettarella). G-Tank (10 lt) è una tanica pronta all’uso. Terminata la sterilizzazione, può essere capovolta e inserita in un dispenser.

Come un’autoclave. l G-Bottle e G-Tank sono inseriti in un armadio di esercizio in singoli slot, simili ai piani di cottura ad alto rendimento. Grazie al calore rilasciato dalla tecnologia a induzione 3D l’acqua è sterilizzata a 138,5 °C e a una pressione di 3,5 bar per 120’’.

I.A. Un sistema di raffreddamento riporta l’acqua a temperatura ambiente. Un microchip nel tappo comunica la fine del ciclo, dopo 15’. L’Intelligenza artificale monitora ciascun contenitore segnalando via internet all’azienda i componenti da sostituire.

Articolo pubblicato su Nuova Ecologia – settembre 2019