martedì 15 Giugno 2021

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Il futuro è già in campo

Un'immagine di un campo di calcio in erba sintetica riciclabile

Un tempo era l’erba del vicino ad essere, chissà grazie a quali misteriosi artifici, sempre più verde. Oggi lo sguardo va rivolto invece ai campi di calcio, laddove il “verde” va rintracciato nella natura ecologica e sostenibile del manto erboso.

Parliamo di erba sintetica e in particolare di Eco next, il tappeto interamente riciclabile e a km zero prodotto dalla Safitex turf, storica azienda bergamasca con sede in Val Gandino, distretto un tempo legato a doppio nodo alla tradizione del tessile. Safitex infatti debutta, ormai mezzo secolo fa, nel mercato dei filati di lana per coperte e tappeti. Nel 2002 spalanca le porte a una nuova produzione: l’erba sintetica.

L’orgoglio di Corrado Salvatoni, amministratore del marchio gandinese, consiste nell’essere riuscito a realizzare dopo studi e ricerche di laboratorio un prodotto performante, ma al tempo stesso attento all’ambiente. «Il tappeto Eco next è realizzato quasi completamente in polietilene – spiega Salvatoni – e per questo al termine del proprio ciclo vitale (circa dieci anni, ndr) può essere riciclato, cioè triturato e densificato per creare un nuovo polimero, utile per creare oggetti plastici di varia natura».

Per dimostrare la natura riciclabile di questo prodotto, la Safitex ha quindi chiesto la valutazione di un ente terzo, la Csi, che ha rilasciato il marchio ecologico “Csi recyclable plastic”. Ma la sfida lanciata da Salvatoni è più ampia: creare non solo un prodotto sostenibile, ma un vero e proprio ciclo virtuoso, a livello produttivo e territoriale. Eco next è in questo senso il risultato di una filiera che vede coinvolte aziende che lavorano tutte a pochi chilometri di distanza tra loro.

Il tappeto erboso tutto made in Italy di Safitex turf è destinato principalmente al mondo del calcio e più in generale dello sport, ma una linea di prodotto è interamente dedicata al verde d’arredo, urbano e privato. A oggi Eco next ricopre i campi di allenamento dell’Atalanta, la prima squadra di calcio a farne richiesta, seguiti poi dai campi di Olbia, Roma, Milano e Napoli.

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