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Se frenano le rinnovabili

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Rallenta lo sviluppo delle rinnovabili. Secondo i dati da poco pubblicati dall’Agenzia europea dell’ambiente, nel 2016 hanno prodotto il 16,9% del consumo finale di energia in Europa. Appena lo 0,2% in più rispetto all’anno precedente.

L’obiettivo europeo del 20% entro il 2020 rimane a portata di mano. Tuttavia, si tratta di un segnale da non sottovalutare, soprattutto ora che è in discussione la revisione della politica europea sulle rinnovabili. Il nuovo obiettivo del 27% al 2030 proposto dalla Commissione manca infatti di ambizione, oltre a non fornire la necessaria certezza per gli investitori che si stanno orientando verso altri mercati. Si tratta appena del 3% al di sopra dell’attuale trend al 2030. La crescita si ridurrebbe così dal 6% annuo dell’ultimo decennio a poco più dell’1% per il periodo 2021-2030, mettendo a repentaglio l’intento europeo di essere “primi al mondo” nelle rinnovabili.

La Commissione, inoltre, propone di eliminare la priorità di accesso e dispacciamento per i nuovi impianti di rinnovabili, l’architrave dell’attuale politica europea di sostegno alle stesse rinnovabili, consentendone l’accesso prioritario alla rete rispetto all’elettricità prodotta da fonti fossili.

Molto dipende dalla volontà politica di Parlamento e Consiglio, che nei prossimi mesi dovranno raggiungere un accordo sul nuovo quadro normativo a sostegno delle rinnovabili. È cruciale un loro impegno a mantenere la priorità di accesso alla rete delle rinnovabili e ad aumentare l’obiettivo al 2030. Già con il 35% di rinnovabili, come proposto dal Parlamento, si salverebbero 13 milioni di vite grazie alla riduzione dell’inquinamento atmosferico, si creerebbero 2,1 milioni di nuovi posti di lavoro e si risparmierebbero 550 miliardi l’anno per la riduzione delle importazioni energetiche.

Solo così sarà possibile affrontare ad armi pari la forte concorrenza internazionale. Nell’ultimo decennio la quota europea degli investimenti globali nelle rinnovabili è scesa dal 46% ad appena il 17%. Un dato preoccupante per un settore che conta un fatturato di circa 150 miliardi di euro ed un milione di occupati.

Mauro Albrizio
Mauro Albrizio è responsabile dell'ufficio europeo di Legambiente a Bruxelles

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