sabato 28 Novembre 2020

Fratino da salvare

immagine di un fratino

di LORIS PIETRELLI * e MASSIMO BIONDI  **

Questa è la storia di un’estinzione annunciata, che comincia con la nostra pretesa di avere un benessere temporaneo e fasullo come l’ambiente che vorremmo frequentare quando andiamo al mare. La pretesa di poggiare i nostri glutei su una spiaggia priva di ogni oggetto estraneo alla silice sta determinando la scomparsa dai nostri litorali del fratino, Charadrius alexandrinus, pochi grammi di piume che zampettano velocemente in quel tratto di spiaggia dove si frangono le onde. Durante la stagione balneare, infatti, la setacciatura quotidiana della sabbia con un vaglio che raccoglie tutto, senza distinzione, ha ridotto il successo riproduttivo di questa specie portandolo al margine della soglia di estinzione. Il fratino, specie tutelata dall’allegato 2 della Convenzione di Berna, depone le uova direttamente sulla sabbia, senza alcuna protezione e a pochi passi dalla battigia. Appare chiaro, quindi, quanto le attività antropiche possano rendere le popolazioni di fratino molto vulnerabili.

La pulizia meccanica ha un elevato impatto sull’ecosistema poiché provoca una forte compattazione della sabbia, rimuove una significativa quantità di sostanza organica e, soprattutto, un alto numero di organismi che vivono sotto la superficie e che rappresentano una risorsa trofica importante per gli uccelli che frequentano la spiaggia.

Nel Lazio, come in altre aree del Mediterraneo, il fratino nei primi anni Novanta era distribuito in maniera abbastanza omogenea lungo le coste prediligendo tratti di litorale non troppo urbanizzati. Qui, nel corso degli ultimi vent’anni, si è assistito a una forte contrazione della sua distribuzione, a un forte calo delle coppie nidificanti e, soprattutto, alla riduzione dei siti. Nel tempo si è passato, infatti, dalle 36 coppie distribuite in 12 siti nel 1993 alle 12 coppie distribuite in soli 4 siti nel 2009 e ciò ha determinato una diminuzione di giovani involati pari all’82.6%. Nel 2016 il successo riproduttivo si è abbassato ulteriormente fino ad arrivare al limite dell’estinzione e ciò è correlabile all’isolamento delle coppie che si insediano in aree residuale non protette e soggette a forte impatto antropico. Alcuni siti storici, in particolare, sono stati abbandonati a causa di profonde trasformazioni di origine antropica o per il disturbo arrecato quotidianamente dall’utilizzo di mezzi meccanici per la pulizia dei litorali sabbiosi. Un disturbo che oltre a vanificare lo sforzo riproduttivo della coppia determina anche l’abbandono precoce del sito e quindi l’accorciamento della stagione riproduttiva (Pietrelli L. & Biondi M. “Long term reproduction data of Kentish plover along a Mediterranean coast” in Wader Study Group Bulletin 2012).

Per il fratino, il rischio derivante dalla frammentazione degli habitat è inoltre aggravato dall’insediamento di specie generaliste tipiche di ambienti marginali e fortemente antropizzati quali cornacchie, gazze e gabbiani, che possono predare uova e nidiacei.

Fra le cause di insuccesso riscontrate durante i periodi di osservazione, la pulizia quotidiana dei litorali effettuata con mezzi meccanici si può dire che rappresenti oggi la causa di maggior impatto sulla nidificazione del fratino e sull’ecosistema “spiaggia” in genere.

La maggior parte dei frequentatori dei lidi non è a conoscenza del significato ecologico dello spazio in cui si deposita il materiale spiaggiato e, soprattutto, quanto questo particolare habitat sia importante ai fini conservazionistici. Quando, poco prima dell’estate, guardiamo con interessata curiosità l’attribuzione delle Bandiere blu, dobbiamo sapere che i criteri di aggiudicazione non pongono la dovuta attenzione alle modalità di gestione della spiaggia. È abbastanza assurdo, infatti, che si guardi alla pulizia della spiaggia senza considerare i mezzi con cui essa si ottiene. Le profonde alterazioni arrecate dalla pulizia meccanica delle spiagge sicuramente ledono il bene pubblico (la spiaggia) alterandone, oltre l’aspetto, la funzionalità: a maggior ragione certi interventi andrebbero perseguiti e non premiati.

La quantità di detriti spiaggiati aumenta ogni anno e ciò costituisce un ostacolo alla fruibilità delle spiagge, a seguito di ciò il gestore di uno stabilimento balneare ha tre possibilità: lasciare i detriti, compiere la pulizia meccanica, eseguire la pulizia manuale. La scelta deve essere funzionale alle caratteristiche ambientali del sito. È fuori dubbio che una normativa attenta alle problematiche specifiche della gestione dei litorali, che non sia orientata al solo abusivismo edilizio, possa quantomeno fornire gli strumenti per intervenire nei confronti di chi attenta all’integrità dell’ecosistema spiaggia. Un’occasione da cogliere con i piani di gestione delle Regioni aggiungendo anche le modalità di management dei tratti di spiaggia affidati a terzi. Salvando così anche il fratino.

* Enea
** Garol Gruppo attività ricerche ornitologiche del litorale

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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