mercoledì 25 Novembre 2020

“Fra recinti, smottamenti e incuria, metà tragitto era sparito”

La riattivazione del Sentiero Italia è frutto dell’opera dei volontari del Club alpino italiano. Ne abbiamo parlato con il vicepresidente Antonio Montani.

Che situazione avete trovato?
Oltre il 50% del Sentiero Italia era scomparso per diversi motivi: vegetazione che ha richiuso il sentiero, privati che hanno recintato porzioni di terreno, smottamenti…
Quante persone sono impegnate?
Abbiamo 24 gruppi regionali attivi con 3.400 accompagnatori di escursionismo impegnati nella verifica di tutte le tappe, in interazione con il gruppo “Sentieri e cartografia” per le operazioni di rilievo e segnatura in bianco e rosso. Ma il progetto non è solo la risistemazione fisica, prevediamo svariati eventi lungo il 2019. Sarà online un apposito sito, all’interno del portale del Cai; per ogni tappa saranno riportate le caratteristiche e si potrà verificare, in tempo reale, lo stato delle cose: se il colore è verde significa che è percorribile, gli altri colori segnalano un problema.
C’è un problema vandalismo sulla segnaletica?
C’è in quelle regioni dove non si è ancora capito che la fruizione dei sentieri ha una ricaduta economica sui territori, in Campania in particolare. In Sardegna abbiamo un problema diverso.
Quale?
C’è la convinzione che le guide locali possano lavorare se i sentieri non sono segnati. Ed è un peccato perché la Sardegna offre un’accoglienza strepitosa e ha potenzialità enormi, lì con l’escursionismo si può lavorare anche fuori stagione, a differenza delle Alpi. Il Sentiero Italia nell’entroterra è bellissimo: quello che manca sono i posti tappa. Chi volesse aprire un agriturismo o un rifugio troverebbe riscontro. Le istituzioni sarde ci stanno aiutando e ciò è positivo

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