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Foreste urbane, a Mantova il primo forum mondiale

Mantova2018 World Forum On Urban Forests 2

Il primo Forum Mondiale sulla Forestazione Urbana, in programma a Mantova dal 28 novembre al 1 dicembre, entra nel vivo. In vari punti della città ricercatori, urbanisti, agricoltori, agronomi, architetti del paesaggio, arboricoltori e semplici cittadini si sono confrontati su un tema di cui l’opinione pubblica internazionale sta prendendo sempre più coscienza. 

Immaginare nuovi modelli di sviluppo capaci di unire utilità e bellezza è un esercizio affascinante: c’è chi, come lo scienziato Stefano Mancuso, immagina i futuri centri urbani interamente coperti di piante, dentro e fuori dagli edifici e pensa a Mantova anche come futuro laboratorio per lo studio di come le piante siano capaci di bonificare i siti contaminati. La città ha ancora molti siti inquinati, specie dopo che la Montedison, in passato, riversando i suoi inquinanti nei laghetti che la circondano li ha resi non balneabili e privato i cittadini del gusto prelibato delle castagne di fiume, un frutto di queste zone di cui ancora hanno nostalgia. Il famoso neurologo delle piante propone il progetto ‘fabbriche dell’aria’. “In Cina – dice – stanno costruendo enormi torri per depurare, noi vorremmo invece che Mantova diventasse il primo luogo al mondo in cui si creano le fabbriche dell’aria tramite l’utilizzo di piante e di grandi serre”.

L’architetto Stefano Boeri, che di questo convegno è stato un po’ l’anima assieme a Simone Borelli, dichiara che “è ormai urgente contrastare i gravi effetti del cambiamento climatico che generano oggi una vera emergenza ambientale. Le città sono sempre più insalubri per l’aumento delle emissioni di CO2, di polveri sottili, agenti inquinanti e per l’ormai insopportabile calore estivo. È provato che i boschi assorbono il 40% delle emissioni dovute ai combustibili fossili: per questo la forestazione urbana e periurbana deve diventare una priorità nell’agenda internazionale dei governi e delle istituzioni internazionali e locali. È necessaria una trasformazione radicale del modo di operare: occorre moltiplicare gli spazi verdi e i piccoli parchi, piantumare alberi per formare nuovi corridoi ecologici, realizzare edifici verdi anche in verticale: tutto questo inciderebbe non solo sulla qualità dell’aria e del clima, ma anche sullo sviluppo economico delle città stesse, favorendo la microagricoltura e la produzione di cibo, per contrastare anche in questo modo i fenomeni di povertà”.

Sul piano politico il sindaco Mattia Palazzi ha contattato personalmente gli altri sindaci della pianura padana per mettersi insieme e formalizzare un documento di richiesta, alle Regioni e al governo, per investimenti certi e pianificati e un piano decennale di vero cambiamento del trasporto pubblico, della mobilità, dell’efficientamento energetico, della forestazione urbana e del teleriscaldamento.

Ridurre lo smog è particolarmente urgente in Pianura padana, uno dei luoghi più inquinati del mondo da questo punto di vista. Forse anche per questo il Rapporto Ecosistema urbano redatto da Legambiente, Ambiente Italia e Sole 24 Ore – che prende in esame diversi indicatori tra i quali la raccolta differenziata, le ciclabili, la quantità di alberi, la qualità dell’aria e la dispersione idrica – vede in testa alle città più avanzate per sensibilità ecologica, oltre a Mantova, anche Parma, Modena, Brescia e Treviso, tutte città legate alla pianura.

Ci sono già città pilota in cui si sperimentano varie soluzioni: Valladolid (Spagna), Liverpool (UK), Smirne (Turchia), che saranno replicate a Mantova, Ludwigsburg (Germania), in altre due città asiatiche e persino a Medellin (Colombia). Ma le città più verdi, e dunque più amabili, del mondo sono Melbourne, Vienna e Vancouver.

Anche in Africa si stanno sviluppando linee guida per pianificare città vivibili, dato che lo sviluppo economico ha reso molto congestionato il traffico veicolare. Dice Laura Petrella, funzionaria ONU di UN Habitat, e residente da vent’anni a Nairobi in Kenya): “Nairobi era nata come città giardino ma ora ha un traffico caotico, anche perché non esistono trasporti pubblici e quelli privati collettivi sono dei minibus, detti ‘matatu’ insufficienti a coprire le necessità”.

È probabile che dal Forum esca un Manifesto di Cooperazione per promuovere in tutto il mondo la diffusione di foreste urbane. In parallelo al Forum ci sono state molte iniziative interessanti. Tra le più meritevoli c’è stato il Festival Cinematografico Internazionale delle Foreste. Le testimonianze degli abitanti delle foreste pluviali in Amazzonia come in Malesia hanno rivelato agli spettatori un mondo di persone spesso molto più civili dei tanti speculatori che vivono nelle città. “Se saremo costretti ad abbandonare il nostro habitat, perché la continua distruzione dei boschi ai fini della ricerca di oro (Perù) o per produrre olio di palma ( Malesia), ci priva del sostentamento che trovavamo in natura, vorrà dire che le foreste pluviali ormai non esisteranno più”, testimonia chi è nato e ha scelto di continuare a vivere in queste terre. Auguriamoci che non accada, anche con il nostro aiuto, seppur da molto lontano.

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