Coronavirus, dal Forum Disuguaglianze e Diversità le proposte per affrontare l’emergenza sociale

Per questo periodo difficile, il Forum ha redatto un documento sulle misure più giuste da prendere al fine di garantire un’adeguata protezione sociale, senza che nessuno sia lasciato indietro / CLICCA QUI per aderire alla proposta del forumFondazione Basso presenta il Forum Disuguaglianze Diversità

Immagine della manifestazione a Milano People Prima Le Persone

In questo periodo di difficoltà condivisa, il Forum Disuguaglianze e Diversità, insieme a Fabrizio Barca e Cristiano Gori, ha presentato un documento con delle proposte costruttive utili ad affrontare subito l’emergenza sociale ed economica in atto. I concetti messi in risalto dal Forum sottolineano che la crisi non può e non deve creare nuove disuguaglianze, che è necessario seguire l’esperienza internazionale, e che bisogna partire dalle necessità differenziali dei cittadini per elaborare risposte robuste in tempi adeguati. È compito dello Stato mostrare la sua vicinanza ai cittadini e comunicare tempestivamente e con chiarezza tutti gli interventi decisi, affinché la popolazione sia rassicurata.

La crisi non deve creare nuove disuguaglianze

Gli interventi di protezione sociale volti a contrastare gli effetti della crisi che stiamo vivendo devono essere costruiti per tutti e tutelare ogni persona a rischio: tanto i garantiti, quanto gli esclusi. Il governo deve fare allo stesso tempo cose diverse, cioè salvaguardare i posti di lavoro e assistere chi, per necessità, il lavoro lo perde. Bisogna adottare delle soluzioni semplici, attuabili da subito, e declinate in tutte le diverse categorie della popolazione, senza fare distinzioni sociali, per attenuare gli effetti delle problematiche emergenti. Bisogna muovere gli strumenti del welfare più adatti, modificandoli per aggiustarli alle singole situazioni, e bisogna soprattutto comunicare con forza fin da subito che nessuno sarà lasciato indietro. Solo con questo schema metodologico i provvedimenti governativi saranno percepiti come giusti per il paese e ognuno si sentirà accompagnato.

Cosa ci dice l’esperienza internazionale

Le esperienze di altri paesi del mondo in precedenti crisi di simile violenza ci insegnano che sono necessari degli interventi di protezione sociale a carattere universale, che mirino a tutelare soprattutto le fasce più povere della popolazione, particolarmente colpite dalla crisi. Quelle stesse esperienze ci suggeriscono che è consigliabile avvalersi di programmi di protezione sociale già esistenti, perché solo così si potranno avere effetti immediati e robusti, che è necessaria una comunicazione chiara sugli interventi e che serve maggiore tolleranza negli usi impropri delle misure applicate. In dettaglio, la metodologia sviluppata a livello internazionale individua tre possibilità di espansione dei programmi di welfare in tempo di crisi: 1) espansione verticale: dando di più a chi riceve determinate prestazioni di welfare; 2) espansione orizzontale: ampliando il numero di persone coperte dai programmi di welfare, modificando le regole di eligibilità; 3) espansione delle tipologie di servizio/assistenza, riconoscendo altre forme di sostegno a chi è già beneficiario di un certo intervento. Seguendo questi criteri, molti paesi esteri tra cui Asia, Australia e Cina, hanno già adottato misure aggiuntive di assistenza sociale.

Italia: partire dai bisogni e differenziare le risposte

Nel nostro paese bisogna avere una mappa dell’eterogeneità delle persone colpite dagli eventi in atto, per poi valutare quali strumenti esistenti si prestino a essere utilizzati e modificati per rispondere alle diverse esigenze. In questo modo l’intervento del governo non apparirà costruito come una somma delle richieste di singole sezioni di società, che penalizza chi ha meno voce. Bisogna soprattutto considerare che questa crisi colpisce le attività di servizio (ristorazione, turismo, commercio al dettaglio) che spesso non hanno la possibilità di sopravvivere autonomamente a settimane o mesi di chiusura. E non va dimenticato che in Italia è molto diffuso il ricorso al lavoro precario, o a cottimo, o al lavoro pseudo-autonomo, categorie per le quali la diminuzione della domanda si trasforma direttamente in perdita del lavoro. Per questa varietà che ci contraddistingue, bisogna sperare che in Parlamento siano varate misure che tengano conto anche dei minori, degli inoccupati, dei pensionati. Altre categorie colpite fortemente dalla crisi sono: i lavoratori saltuari o irregolari (per cui sarebbe utile l’espansione del Reddito di Cittadinanza), i lavoratori dipendenti o autonomi di piccole e medie imprese non resilienti (per i quali sembra necessario valutare l’adattamento della Nuova assicurazione sociale per l’impiego -NASpI), i lavoratori dipendenti precari di piccole, medie e grandi imprese (per i quali si rendono utili ancora la NASpI e il Reddito di Cittadinanza, date le difficoltà connesse alla Cassa integrazione); e i lavoratori dipendenti stabili di piccole, medie e grandi imprese resilienti (per cui sarebbero adeguati strumenti tradizionali di sostegno sociale, come la Cassa integrazione).

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