A Caramanico terme il Forum degli Appennini

L’appuntamento organizzato da Legambiente è un’Agenda per le aree protette: proposte e strategie per l’Appennino contemporaneo

Gentiana Verna E Silene Acaulis Anfiteatro Delle Murelle Majella Lucianodimartino (2)

di ANTONIO NICOLETTI, responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente

Il Forum degli Appennini di Legambiente organizza, venerdì 21 dicembre 2018 a Caramanico Terme nel Parco nazionale della Majella, una discussione tra le aree protette, gli stakeholders e gli amministratori della dorsale appenninica per individuare obiettivi comuni da condividere attraverso un’Agenda per le aree protette che nei prossimi mesi dovrà essere inserita nella programmazione comunitaria 2021-2027.

L’Agenda che proponiamo è un metodo di lavoro per le aree protette che, attraverso un percorso partecipato, possono realizzare un’analisi dei loro bisogni finalizzata a proporre politiche in grado di frenare la perdita di biodiversità, valorizzare il lavoro svolto per la tutela del capitale naturale, e individuare una strategia più incisiva per promuovere le green community e lo sviluppo sostenibile delle aree interne degli appennini.

L’Agenda deve saper valorizzare i risultati ottenuti nel campo della conservazione, ma deve tenere conto dell’Appennino contemporaneo. In particolare, deve misurarsi con la scarsa attenzione culturale rivolta ad uno spazio territoriale strategico per vincere le “nuove” sfide che pone il cambio climatico, ben sapendo che negli Appennini sono aperte le “vecchie” questioni poste da un territorio fragile, da ogni prospettiva, e che rischia la desertificazione sociale anche a causa degli eventi sismici e della gestione del post-sisma.

Pur nella parzialità delle risposte che possono fornire, per ruolo e competenza istituzionale, siamo convinti che le aree protette continuano ad essere una straordinaria occasione per sostenere le economie di questi territori.

Gli Appennini sono una parte fondamentale della infrastruttura verde del Paese in cui, in questi ultimi 25 anni, le aree protette hanno saputo applicare strategie di conservazione vincenti. Oggi però dobbiamo prendere atto che, nonostante l’impegno ed i tanti successi ottenuti nelle politiche di conservazione, le aree protette non hanno sempre saputo contaminare, in maniera omogenea nel Paese, le altre politiche territoriali a partire dalla bioeconomia o dell’ecoturismo. In sostanza, ancora in troppi casi, non si è saputo ben combinare l’integrità dei luoghi e la loro tutela, con una corretta fruizione e valorizzazione a vantaggio delle comunità locali che nel tempo si sono indebolite e sono sempre più fragili. 

Per questa ragione è importante che le aree protette coniughino strategie di conservazione della biodiversità con opportunità di sviluppo delle attività sostenibili (agricoltura, zootecnia, turismo, piccola imprenditoria). Si tratta di settori economici che hanno un grande rilievo nelle aree appenniniche che devono puntare decisamente sul turismo attivo e sostenibile, sulla gestione forestale sostenibile e sulle produzioni biologiche per l’agricoltura e l’allevamento.

La sfida della sostenibilità degli Appennini assume oggi ancora più forza a causa del cambiamento climatico che interessa e condiziona questo grande sistema ambientale e territoriale che nel nostro Paese rappresenta una risorsa strategica: si pensi alla funzione di grande riserva di acqua, foreste, energia e materie prime, alle opportunità ricreative e turistiche, ai valori di biodiversità che sono conservati negli Appennini. Sono un luogo ricco di grandi risorse, con problematiche come lo spopolamento e la carenza di servizi territoriali, e la necessità di governo del territorio per prevenire di incendi, frane, dissesto, alluvioni, eventi sismici e climatici estremi. I problemi storici delle aree interne del nostro Paese, ed i recenti eventi sismici e meteorologici estremi nell’Italia centrale, mostrano la fragilità del territorio appenninico che corre il rischio di svuotarsi a causa dell’abbandono per la mancanza di opportunità o dalla mancata ricostruzione di quelle infrastrutture, materiali e immateriali, necessarie ad una adeguata qualità della vita.

Il Progetto APE – Appennino Parco d’Europa, proposto da Legambiente con la Regione Abruzzo e Ministero dell’Ambiente nel 1994, nasceva proprio dall’esigenza di promuovere lo sviluppo ecocompatibile e durevole delle zone montane, aveva l’obiettivo di provare a dare risposte adeguate a questi problemi partendo dal ruolo centrale che dovevano assumere le aree protette che in quella fare stavano nascendo su tutta la dorsale.

Il progetto aveva individuato la Convenzione degli Appennini, sottoscritta poi a L’Aquila nel 2006, come la strategia unitaria della dorsale per avviare un’azione comune per raggiungere una serie di obiettivi generali rivolti alla valorizzazione e tutela del territorio. Ma nonostante gli sforzi, anche per individuare il Piano d’azione approvato dalla Conferenza delle regioni nel 2007 quale strumento unitario di indirizzo per la programmazione delle regioni appenniniche, la Convenzione è rimasta in gran parte inattuata se non nella volontà di alcune aree protette di raggiungere quelli obiettivi di conservazione che vi erano proposti.

Oggi il grande patrimonio di natura e cultura degli appennini e gli strumenti strategici adottati per la sua valorizzazione e tutela, hanno bisogno di essere “ri-scoperti” e adattati alla contemporaneità degli Appennini che, pur essendo più ricchi di biodiversità, sono più fragili dal punto di vista economico e sociale. Attraverso nuove azioni di programmazione e di valorizzazione, si deve consolidare il ruolo della dorsale appenninica come spazio decisivo per l’attuazione delle più generali e innovative strategie comunitarie e internazionali per fronteggiare il cambio climatico e frenare la perdita di biodiversità. Si deve continuare a perseguire gli obiettivi di tutela del capitale naturale e di quello storico artistico, puntare sulla produzione di cibo sano, buono e pulito attraverso le produzioni tipiche e il rafforzamento della bioeconomia e dell’ecoturismo, promuovere la crescita dei servizi territoriali e delle smart land in grado di garantire lo sviluppo di green community nell’intera arcata appenninica.

Il Forum degli Appennini è lo strumento messo in campo da Legambiente attraverso il quale viene garantita la partecipazione alla definizione dell’Agenda che nei prossimi mesi ogni area protetta sarà invitata a proporre in vista dell’inizio della fase di concertazione che nelle singole Regioni definirà il Piano strategico per la programmazione 2021-2027.  Una riflessione che deve partire da com’erano gli Appennini quando è iniziato il percorso che ha portato al lancio del progetto APE e alla sottoscrizione della Convenzione, ma che deve tenere conto di come sono oggi e, soprattutto, come saranno domani gli Appennini anche grazie al contributo che sapranno fornire le aree protette il cui lavoro è stato fin qui importante anche se non esplicitato fino in fondo. Le aree protette possono continuare a svolgere un ruolo di traino per lo sviluppo sostenibile della dorsale appenninica e possono incidere nelle dinamiche locali con ancora maggiore forza rispetto a un recente passato.  Dal progetto Wolfnet per la tutela del lupo in appennino al caso emblematico del camoscio appenninico, specie non più a rischio di estinzione grazie al lavoro che negli ultimi 15 anni hanno svolto i Parchi dell’appennino centrale (Sibillini, Gran Sasso, Majella, d’Abruzzo e Sirente-Velino), fino al riconoscimento Unesco per le faggete vetuste, solo poche aree protette hanno ripreso saputo programmare azioni di sistema per tutelare e valorizzare i contenuti della Convenzione degli Appennini. Serve, dunque, una rivisitazione e aggiornamento degli obiettivi e dei contenuti culturali della Convenzione degli Appennini che, sebbene completamente disattesa, può essere una utile base di partenza per declinare gli Appennini nella contemporaneità attraverso occasioni di discussione e partecipazione che il Forum organizzerà nei prossimi mesi nei diversi contesti appenninici. Aggiornare la Convenzione e declinare nuove “parole” per l’Appennino contemporaneo sono gli obiettivi del Forum che deve essere un luogo aperto alle diverse voci ed esperienze territoriali e deve coinvolgere le comunità locali che devono sentirsi protagoniste del loro destino recuperando così lo spirito autentico di APE.

Accanto al Forum occorrono altri strumenti per rendere il percorso effettivamente partecipato ed utile per rilanciare una strategia che veda realmente protagoniste le aree protette in questo percorso di aggiornamento della Convenzione degli Appennini che, è bene ricordarlo, è l’unica Convenzione che mette al centro le aree protette. Proprio questo profilo strategico assegnato alle aree protette non deve essere smarrito per il futuro e, dunque, tocca ai parchi attraverso le Agende svolgere un ruolo di primo piano senza attendere ulteriormente che le altre istituzioni decidano del loro futuro. Il ruolo delle Agende è appunto quello di dare l’opportunità a ogni area protetta di scrivere in maniera partecipata il suo Piano d’azione locale attraverso il quale definire le misure per una strategia d’area che sia coordinata con quella più generale che definiranno i diversi Forum.

Per ottenere questo risultato occorre però che le aree protette siano individuate come un soggetto intermedio nella prossima programmazione comunitaria. Siano cioè un soggetto attuatore di misure dirette per la tutela della biodiversità, o responsabili della definizione e gestione di misure coordinate e collettive da attuare nei loro territori al pari di altri soggetti che si occupano di sviluppo locale (agenzie di sviluppo, Gal, patti territoriali…)  ma che non hanno come principale loro missione quella di tutelare la biodiversità e sostenere lo sviluppo locale sostenibile. Un punto qualificante questo per integrare sempre di più le strategie di conservazione delle aree protette con quelle degli altri settori (agricoltura in particolare) ma anche per rafforzare la corretta l’applicazione delle direttive comunitarie (habitat, uccelli, acque…) e l’uso coerente delle risorse europee.

Attraverso gli appuntamenti del Forum degli Appennini, che organizzeremo nei prossimi mesi, ci faremo carico di una articolata azione di animazione territoriale che vada oltre gli appuntamenti tecnici per definire le Agende o i Piani d’azione e, d’intesa con le aree protette disponibili, organizzeremo appuntamenti per approfondire la conoscenza, la formazione e la discussione per far conoscere le buone pratiche e le esperienze virtuose che in questi anni sono cresciute accanto alle azioni di conservazione e vanno nella direzione di valorizzare le Green community e raggiungere gli obiettivi UE 2030 di sviluppo sostenibile.