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Tempesta Vaia, i danni per le foreste del Nordest

Un'immagine dei danni causati dalla tempesta Vaia

La tempesta Vaia è stata l’evento più distruttivo mai registrato nelle foreste italiane. Lo dimostrano i numeri contenuti nel report pubblicato in questi giorni dalla Direzione Foreste del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo. Tra il 27 e il 29 ottobre 2018, intense correnti di scirocco, potenziate dal passaggio sul Mediterraneo, molto più caldo della media, si sono abbattute sul Nordest dell’Italia. Il vento si è incanalato lungo i versanti di molte valli alpine, raggiungendo velocità superiori ai 150 km all’ora.

Un'immagine dei danni provocati dalla tempesta Vaia
I danni provocati dalla tempesta Vaia in Provincia di Bolzano. La foto è stata scattata dai Sistemi a pilotaggio remoto

I danni al patrimonio boschivo ammontano a circa 923 milioni di euro e la superficie più gravemente colpita si estende per 42.500 ettari: qui si sono schiantati pressoché tutti gli alberi, con 8,6 milioni di metri cubi di legname morto. Una superficie simile è stata interessata da danni parziali e si stima che, complessivamente, i metri cubi di legname abbattuti siano più di 13 milioni.

Le aree maggiormente colpite sono nella Provincia di Trento, con oltre 18.000 ettari, e in Veneto, con oltre 12.000 ettari. Seguono Alto Adige, Lombardia (Province di Brescia e Sondrio) e Friuli. Lievi le conseguenze in Piemonte e Valle d’Aosta. In tutto, si sono registrati danni in 473 Comuni. Per quantificarli, sono state utilizzate tutte le fonti informative disponibili: sopralluoghi di campagna, osservazioni con mezzi aerei (elicotteri, aerei e sistemi a pilotaggio remoto) e immagini satellitari. L’analisi dei dati è stata coordinata dalla Società italiana di selvicoltura ed ecologia forestale (Sisef), con il coinvolgimento delle Regioni e delle Province autonome, di Università e Istituti di ricerca.

Una mappa delle foreste distrutte dalla tempesta Vaia
Nella mappa in evidenza la percentuale di copertura forestale distrutta dalla tempesta Vaia. Fonte GeoLab, Università di Firenze

“I risultati di questa prima fase di lavoro hanno lo scopo di evidenziare le aree maggiormente danneggiate, per pianificare le azioni da intraprendere nella fase emergenziale – si legge nel report del Ministero – È molto probabile che le superfici danneggiate possano essere sensibilmente superiori a questa prima stima”.

Sono diverse le conseguenze della tempesta. A essere compromessa, per gli insediamenti e le attività umane a valle delle foreste, è la funzione di protezione dalla caduta massi, da valanghe, da colate torrentizie. Nel breve termine, quindi, è necessario individuare le aree a maggiore criticità idrogeologica e intervenire per limitare il rischio.

I boschi sopravvissuti, poi, sono minacciati dagli insetti scolitidi, che proliferano grazie al legno morto, dove depongono le larve, e da qui potrebbero attaccare le foreste vicine, soprattutto se la primavera sarà calda. Inoltre, l’elevata quantità di necromassa legnosa secca, frammista a erba e arbusti, aumenta il pericolo di diffusione degli incendi. Inoltre, sono rilevanti anche i danni economici: il prezzo di vendita del legno diminuirà velocemente, per l’alterazione delle sue caratteristiche tecnologiche, riducendo la possibilità dei proprietari pubblici e privati di recuperare il valore monetario delle foreste. Il legno morto dovrà quindi essere portato via, ma la raccolta richiederà almeno due o tre anni, e questo porterà anche a ridurre notevolmente la gestione ordinaria delle foreste non danneggiate.

I Danni Inflitti Alle Foreste Dalla Tempesta Vaia Per Regioni E Province Autonome
Nel grafico la rappresentazione dei danni inflitti alle foreste dalla tempesta Vaia per Regioni e Province Autonome. Fonte: GeoLab, Università di Firenze

Infine, sono inevitabili le ripercussioni sugli habitat, sul comportamento e la diffusione delle specie. Secondo gli esperti della Sisef, “la rinnovazione forestale dovrà essere il più possibile naturale, valutando caso per caso la decisione di intervenire artificialmente, in funzione dei servizi ecosistemi prevalenti e dell’analisi costi-benefici, specie nei boschi pubblici. Dove verrà scelto il rimboschimento artificiale, si dovrà tenere conto del clima del futuro, utilizzando specie e varietà adattate al riscaldamento globale”.

Il cambiamento climatico, infatti, renderà questi eventi sempre più frequenti e probabilmente più intensi. “La tempesta Vaia – concludono i forestali – rappresenta l’occasione per mettere a punto nuove strategie di analisi del rischio, prevenzione territoriale, pianificazione e risposta alle emergenze, per preparare la società ad adattarsi a un clima che cambia”.

Elisa Cozzarini
Laureata in Scienze Politiche a Trieste, come giornalista si occupa di ambiente, e in particolare di fiumi, da oltre dieci anni. Si dedica al racconto del territorio del Friuli Venezia Giulia e del Veneto attraverso la scrittura, la fotografia e l'audiovisivo. Ha pubblicato diversi libri per Ediciclo/Nuovadimensione, tra cui "Radici liquide. Un viaggio inchiesta lungo gli ultimi torrenti alpini", 2018, finalista al Premio Mario Rigoni Stern.

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