Foreste, buone pratiche da coltivare

Bisogna legare la gestione dei nostri boschi a criteri di sostenibilità e di responsabilità degli operatori. E, per questo, ripensare pianificazione, criteri di tutela e utilizzo dei prodotti. A Roma il forum nazionale organizzato da Legambiente

immagine di un bosco

È un mondo ricco e complesso quello delle foreste italiane, che ricoprono il 39% del territorio nazionale. Dopo decenni di abbandono ed espansione, a scapito delle aree un tempo dedicate al pascolo e all’agricoltura, oggi il nostro patrimonio

boschivo si rivela in parte sconosciuto, da studiare per elaborare strategie di tutela, gestione e valorizzazione. Proprio per contribuire a recuperare conoscenza e mettere in rete le tantissime buone pratiche esistenti, Legambiente organizza il secondo Forum nazionale sulla bioeconomia delle foreste: a Roma, il 30 e 31 ottobre.

«Ci occuperemo da un lato di conservazione e tutela, dall’altro cercheremo di promuovere un ragionamento con le aziende e le istituzioni sulla valorizzazione sostenibile delle filiere – dice Antonio Nicoletti, responsabile Aree protette e biodiversità dell’associazione ambientalista – Porremo grande attenzione, per esempio, alle possibili alternative alla plastica, che potrebbe in molti casi essere sostituita con materiali derivati da legno e cellulosa. La gestione forestale in sé non è un’innovazione se non viene legata a criteri di sostenibilità e di responsabilità degli operatori, e per questo vanno ripensati pianificazione, criteri di tutela in un’ottica multifunzionale e utilizzo dei prodotti forestali, puntando a garantire un ritorno economico per gli operatori e le comunità locali anche attraverso il riconoscimento dei servizi ecosistemici».

Sono diversi i servizi che i boschi forniscono all’uomo: ci proteggono dal rischio idrogeologico e dalle valanghe, immagazzinano anidride carbonica, hanno valore paesaggistico, sono spazi vissuti a fini turistico-ricreativi, per la salute e il benessere. «A guidare il nostro lavoro deve essere l’idea di mettere al centro la foresta. L’uomo ha il compito di capirne le dinamiche e trovare le strategie più efficaci per trarre risorse senza fare danni e, possibilmente, migliorando l’ecosistema», spiega Alessandra Stefani, a capo della Direzione generale delle foreste presso il ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo. La sua affermazione, nella pratica, si traduce nell’elaborazione, tuttora in corso, dei decreti attuativi del Testo unico approvato nel 2018. Tra questi ci sarà anche la Strategia forestale nazionale, che immaginerà la gestione dei boschi italiani nei prossimi vent’anni. Il Forum di Legambiente è un’occasione anche per dare un contributo alla stesura dei decreti.

Oggi solo il 19% dei boschi italiani ha un piano di gestione, spesso neanche i Parchi ne hanno uno, mentre per Legambiente dovrebbero essere un modello da cui prendere spunto. Inoltre ci sono grandi disparità territoriali, dovute al fatto che le foreste sono di competenza regionale e le normative sono molto diverse da Regione a Regione. Anche a livello di dati disponibili c’è grande disparità e non sempre i numeri sono comparabili, anche se il primo Rapporto annuale sulle foreste recentemente pubblicato dal ministero prova a fare chiarezza. Ma a porre il mondo forestale davvero davanti a un bivio, oggi, è il fatto che la tempesta Vaia abbia danneggiato i boschi meglio gestiti d’Italia e per lo più certificati, mettendo in luce la problematicità del modo di agire usato finora. «La lezione di Vaia è che serve una nuova impostazione del settore forestale – conclude Antonio Nicoletti – perché anche la gestione del bosco, di fronte al riscaldamento globale, è più complessa e ci pone di fronte a una grande sfida».