Foreste a perdere

Il nemico numero uno è il taglio illegale di legno pregiato

Change onlus in Madagascar
Foto di Alessandro Midlarz

di Sabina Galandrini

L’80% delle foreste primarie è già scomparso in Madagascar. Anche l’occhio profano di chi atterra nella capitale Antananarivo per dirigersi verso i parchi se ne rende presto conto: risaie a perdita d’occhio e pendii senza vegetazione sono il frutto delle attività umane, della deforestazione e degli incendi boschivi. Dal 2009 al 2013 il taglio illegale di legno pregiato, in particolare il palissandro, ha causato seri danni persino nelle aree protette del nordest del Paese. Anche dopo il ritorno del governo costituzionale, nel 2014, i traffici illegali sono continuati. Circa il 96% delle famiglie malgasce brucia legna e carbone per uso domestico, una dipendenza energetica che rappresenta un ulteriore pericolo per le foreste del Paese, dove è in crescita anche il bisogno di terre da destinare all’agricoltura di sussistenza. I tagli hanno aggravato l’erosione del suolo, che durante le piogge causa frane e smottamenti, per riversarsi con la sua laterite rossastra prima nei fiumi poi fino al mare, con un enorme rischio per l’ecosistema delle barriere coralline. Purtroppo anche il bracconaggio e il traffico illegale di specie rare, in particolare tartarughe e uccelli, sono cresciuti in modo preoccupante nell’ultimo decennio. Stando ai dati più recenti dei primatologi, il 95% dei lemuri è in pericolo di estinzione (nel 2005 era il 68%, il 91% nel 2014). Secondo l’International union for conservation of nature (Iucn) si tratta del gruppo di mammiferi più a rischio estinzione al mondo. Oltre che dagli spregevoli traffici della fauna esotica, i lemuri sono minacciati dalla riduzione di habitat e dalla caccia, praticata dai malgasci anche per questioni di sopravvivenza.