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Addio ai combustibili fossili, il fondo pensionistico svedese AP1 verso l’obiettivo “emissioni zero”

Immagine di un'industria

Il fondo pensionistico nazionale svedese AP1 ritira tutti i suoi investimenti in società di combustibili fossili, pur considerando i rischi finanziari connessi, al fine di garantire una transizione internazionale verso un’economia a basse emissioni di carbonio, in ottemperanza agli accordi di Parigi. Urban Hansson Brusewitz, presidente del consiglio di amministrazione dell’AP1, ha dichiarato: “L’allontanamento dai combustibili fossili è, per il nostro fondo, un modo efficiente di gestire il rischio finanziario in linea con gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima. Inoltre – ha detto – il consiglio di amministrazione ha stabilito una serie di azioni da compiere per raggiungere quota zero emissioni di carbonio entro il 2050″. 

Alla fine del 2019, infatti, 4,5 miliardi di corone svedesi degli investimenti AP1 erano quotati in società con attività nel settore dei combustibili fossili. Ma i vertici AP1 fanno sapere che sono già stati venduti quelli che erano gestiti internamente, e saranno venduti al più presto anche quelli gestiti tramite fondi esterni, rispettando così la nuova linea decisionale del fondo e gli impegni presi dal mondo intero per raggiungere gli obiettivi fissati dall’accordo sul clima. Il fondo pensione, di 365,8 miliardi di corone svedesi (33,7 miliardi di euro), ha descritto il disinvestimento dai combustibili fossili come un passo fondamentale per allineare il rischio finanziario legato al clima al livello di rischio complessivo del fondo.

Mentre l’AP1 e gli altri tre principali fondi che sostengono la pensione di reddito della Svezia (AP2, AP3 e AP4) avevano già effettuato dismissioni parziali dai combustibili fossili, come la rinuncia al carbone e al commercio delle sabbie bituminose (l’estrazione delle quali è addirittura più inquinante di quella del petrolio tradizionale), l’AP1 è il primo ad annunciare che sta disinvestendo anche dai settori del petrolio e del gas naturale. Parallelamente a questa decisione, AP1 ha dichiarato che promuoverà gli investimenti in società che contribuiscono attivamente a un’economia redditizia e sostenibile a lungo termine, e che la decisione è arrivata come risultato di un lavoro fatto per identificare e analizzare i rischi finanziari legati alla crisi climatica in atto. La presidente del fondo ha poi aggiunto: “Abbiamo concluso che la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, meno dipendente dai combustibili fossili, rappresenta una sostanziale incertezza per le aziende coinvolte nelle attività relative al carbone, al petrolio e al gas naturale, e gli investimenti continui in queste attività possono in realtà aumentare l’esposizione del fondo al rischio finanziario”.

La campagna mondiale Fossil Free, per il disinvestimento dai combustibili fossili, ha raggiunto obiettivi considerevoli: più di mille organizzazioni in tutto il mondo – banche, fondi sovrani, assicurazioni, fondi pensione – si sono finora impegnate a disinvestire 11.000 miliardi di dollari dalle risorse più inquinanti, con una crescita esponenziale in confronto al 2014, quando l’impegno ammontava complessivamente a una cinquantina di miliardi. Secondo i dati, finora diversi fondi pensione australiani e neozelandesi hanno effettuato disinvestimenti completi dai combustibili fossili, così come alcuni fondi pensione statunitensi, quattro fondi britannici, MP Pension in Danimarca e la Stiftung Abendrot della Svizzera. A queste circolo virtuoso, si aggiunge ora il fondo AP1. L’esempio da seguire è lo svizzero Nest Sammelstiftung/Nest Fondation Collective, unico fondo pensionistico a essere elencato dalla campagna come “fossil free”, cioè completamente privo di investimenti in società di combustibili fossili (carbone, petrolio, gas naturale).

“Oltre a ciò, abbiamo l’obiettivo a lungo termine di avere un bilancio neutro dal punto di vista delle emissioni di carbonio entro il 2050 e per questo abbiamo anche fissato l’obiettivo a medio termine di ridurre le emissioni di carbonio del 50% nei prossimi 10 anni”, ha concluso Brusewitz.

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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