Fishing for litter, in rete per salvare il mare

Livorno, Manfredonia, Sorrento. Sono sempre di più le attività di “fishing for litter” che coinvolgono pescatori, aziende, associazioni. In attesa di una legge nazionale

foto di pescatori che raccolgono rifiuti

Le acque del mare sono sempre più pescose, di rifiuti però. Lo sanno bene i pescatori delle nostre marinerie, che ogni giorno trovano le reti piene di materiali di ogni tipo. E che ora chiedono aiuto. «Se voglio un pesce buono devo tenere il mare pulito», dice Michele Conoscitore, pescatore di Manfredonia che in quarant’anni di mare ha visto il golfo pugliese riempirsi di rifiuti. «Quello che vediamo in superficie, o che le mareggiate portano sulla costa, è solo la minima parte di ciò che giace sui fondali – riprende – Noi possiamo raccogliere 30-40 kg di rifiuti a imbarcazione. In un anno potremmo liberare il mare da tonnellate di materiali di ogni tipo, ma purtroppo ci è proibito farlo». Per un beffardo vuoto normativo, infatti, i pescatori che portano i rifiuti in porto, oltre a dover sostenere i costi dello smaltimento, rischiano una multa. Ecco perché molti preferiscono ributtare in mare ciò che finisce accidentalmente nelle reti. «A luglio – riprende Michele – in accordo con l’Autorità portuale e il Comune di Manfredonia, abbiamo portato a terra i rifiuti di una giornata di pesca per analizzarli, pesarli e smaltirli». Quella di Manfredonia è stata una delle sempre più frequenti attività di fishing for litter, che coinvolgono istituzioni, enti locali e municipalizzate per la raccolta dei rifiuti. L’ultima è stata lanciata in Campania lo scorso 15 settembre con la firma, alla presenza dei ministro dell’Ambiente Sergio Costa, di un protocollo tra pescatori, Comune di Sorrento, Legambiente, la partecipata Penisolaverde e Flag, la sigla che unisce gli attori locali per lo sviluppo territoriale.

A recuperare i rifiuti nei mari italiani hanno cominciato i pescatori di Livorno. Partito a marzo, il progetto “Arcipelago pulito” ha coinvolto sei pescherecci che fino al 20 agosto hanno raccolto 1.590 kg di rifiuti. Tra questi, poco meno di un quarto delle plastiche recuperate sono risultate riciclabili, facendo diventare un esempio di economia collaborativa e circolare il progetto nato dal protocollo d’intesa tra Regione Toscana, ministero dell’Ambiente, Legambiente, Guardia costiera, Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale, la società Labromare che gestisce la raccolta dei rifiuti nel porto, Revet che li ricicla, la cooperativa Cft e i pescatori. Al progetto partecipa anche Unicoop Firenze devolvendo parte della somma ricavata dal centesimo che soci e clienti pagano per le buste in mater-bi dell’ortofrutta.

Il modello di Arcipelago pulito
Un modello, quello di “Arcipelago pulito”, che ha convinto la commissione Ambiente del Parlamento europeo a riconoscere ai pescatori un ruolo a tutela del mare. A metà settembre, infatti, i commissari hanno inserito nella direttiva sugli impianti portuali di raccolta dei rifiuti delle navi alcuni emendamenti, proposti dall’eurodeputata Simona Bonafè, volti a recepire i principi base del fishing for litter sperimentato in Toscana.

«Il settore della pesca è uno di quelli più impattati dai rifiuti ma anche quello che può ricoprire un ruolo da protagonista nella pulizia del nostro mare – commenta Serena Carpentieri, vicedirettrice generale di Legambiente – L’attività di “fishing for litter”, oltre che necessaria, è prevista dalla direttiva “Marine strategy”, ma in Italia è ostacolata dalle leggi vigenti. Serve al più presto una legge nazionale che possa chiarire il quadro normativo e rendere questa attività omogenea e possibile lungo tutta la penisola». Forse i tempi sono maturi, visto che il ministro Costa l’ha annunciata e la deputata di Leu, l’ex presidente di Legambiente Rossella Muroni, ha depositato alla Camera una proposta di legge con questi obiettivi.

Fishing for litter a Comacchio
A luglio Legambiente Emilia-Romagna, insieme a Bio-on, ha avviato un progetto di fishing for litter a Porto Garibaldi, Comacchio, grazie a un protocollo di intesa con la Cooperativa della piccola grande pesca, Clara spa, il soggetto gestore dei rifiuti, Capitaneria di Porto e Comune. «Saremo impegnati fino a dicembre per valutare le differenze tra i mesi estivi e quelli invernali. Perché, dicono i pescatori, le mareggiate spostano i rifiuti e nelle reti non finisce sempre la stessa quantità», spiega Paola Batistini, che con una decina di volontari di Legambiente Comacchio ogni mattina aspetta i pescherecci sulle banchine, svuota i sacchi in cui i pescatori mettono i rifiuti dopo averli separati dal pesce, li pesa e li cataloga prima di conferirli nei cassonetti installati da Clara spa. «Raccogliamo una media di 90 sacchi di rifiuti al giorno, è impressionante», commenta Batistini. Ad agosto, in un solo mese, e prima del fermo biologico, le 43 imbarcazioni coinvolte hanno raccolto una tonnellata di rifiuti. La plastica costituisce il 95% del “pescato”, molto viene da attività produttive, per quasi l’80% si tratta di calze per la mitilicoltura. Per questo l’iniziativa di Porto Garibaldi è stata chiamata “In rete contro un mare di plastica”. Per pulire il mare, d’altronde, c’è bisogno del contributo di tutti.

La catena dei punti vendita bio Natura Sì ha deciso di dare il suo supporto consentendo ai clienti di convertire i punti accumulati sulla “community card” in donazioni ai progetti di fishing for litter coordinati da Legambiente. Anche la Regione Lazio ha allargato l’alleanza per combattere il marine litter: a novembre partirà infatti un progetto che coinvolgerà Arpa, Legambiente e Corepla. Insomma, più reti si lanciano, più rifiuti vengono tolti dal mare.