sabato 6 Marzo 2021

Acquista

Login

Registrati

Fibre di storia

Lavorazione carta museo Fabriano
Lavorazione Carta

di ANNA CASSARINO

Fabriano si produce la carta più nota in Italia, ed è lì che si trova il museo in cui conoscere la storia di questo materiale fragile e leggero, ma estremamente versatile e in grado di resistere molto a lungo, a determinate condizioni. Nelle sale del Museo della carta e della filigrana si trovano macchine e oggetti di pietra, legno e metallo usate in passato e si può usufruire di una visita guidata che spiega la storia e illustra i vari procedimenti ancora oggi parzialmente eseguiti a mano. Anche quello della filigrana, che permette di riconoscere le carte di particolare valore come la cartamoneta, è spiegato con interessanti dettagli.
La prima cartiera italiana pare fosse fondata da Polese da Fabriano a Bologna già nel XII secolo. A quei tempi la carta era ancora poco usata, le veniva preferita la pergamena ottenuta dalla pelle di pecora e dunque molto robusta, oltre che riciclabile grattando via lo scritto precedente. Solo con l’invenzione della stampa in Europa nel 1455 (in Cina esisteva dal 1041), la carta ha cominciato ad avere un impiego massiccio. La si otteneva dalla sfibratura degli stracci, ma a metà Ottocento era diventato problematico averne a sufficienza e si sperimentarono varie alternative, fino a trovare la soluzione nella pasta di legno (spesso di pioppo) per ottenere la cellulosa, con cui ancora adesso si produce la carta di uso corrente.
La corteccia del gelso da carta (Brussonetia papyrifera) era utilizzata in Cina da circa due millenni e se ne ha notizia fin dal 105 d.C. Quella che erroneamente viene chiamata carta di riso è stata invece fin dal VI secolo un’ottima carta giapponese detta washi, che si ottiene dalla corteccia della Brussonetia papyrifera, della Edgeworthia papyrifera e della Lychnis coronata. Oltre a essere bellissima, traslucida e odorosa, è estremamente resistente. Non a caso è ancora usata nelle case tradizionali giapponesi per le pareti mobili.
Il midollo di un’altra pianta, il celebre papiro, era utilizzato dagli egiziani dal IX secolo, e gli arabi pare abbiano introdotto in Sicilia intorno al 1150 l’uso dei cascami di cotone come materia prima.
Le esigenze di sostenibilità hanno portato, oltre al riciclo della carta usata, alla sua produzione con gli scarti delle mele, della paglia, del bambù, dei vegetali contenuti negli escrementi degli erbivori, ma la migliore carta si ottiene dagli stracci di cotone, di canapa, di lino e juta.
Dopo la visita al Museo della carta, nella parte nord di Fabriano, al bivio per Nebbiano, in via Martiri del 22 giugno al numero 44, si può ammirare una grande e antica quercia roverella.
Le querce europee decidue (che perdono le foglie in inverno) si riconoscono dalle ghiande e dalle inconfondibili foglie a lobi, mentre quelle sempreverdi, come il leccio e la sughera, le hanno piccole, ellittiche e scure sulla pagina superiore, chiarissime sotto. Tutte sono molto robuste, per questo anticamente si incoronava con rametti di quercia chi si era distinto per forza fisica o di carattere. L’abbassamento attuale delle falde acquifere le mette in difficoltà, perché per le loro radici è sempre più difficile raggiungerle.l

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

Articoli correlati

Berta Caceres, cinque anni in cerca di verità e giustizia

Avrebbe compiuto 50 anni ieri la leader indigena assassinata nel 2016 da un gruppo armato. A 5 anni dalla sua “semina” tante le iniziative lanciate dal Copinh. Come #unalberoperlavita, in memoria di chi è stato ucciso nel mondo per difendere ambiente e beni comuni

Città e mobilità sostenibili: il motore per il rilancio del Paese

Dall’8 marzo al 10 aprile la campagna di Legambiente 'Clean Cities: ripartiamo dalle città' per accelerare le politiche locali verso la transizione ecologica. Un viaggio di 14 tappe per una mobilità più sicura, più elettrica e più condivisa

Ambiente, Cingolani: “La transizione ecologica sia globale e antropologica”

Intervenuto alla Conferenza preparatoria della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile il ministro della Transizione Ecologica ha illustrato le sfide che il nuovo dicastero dovrà affrontare: “La visione è globale, ma le soluzioni devono essere innestate nel tessuto locale”

Seguici sui nostri Social

16,645FansLike
21,231FollowersFollow
0SubscribersSubscribe

Gli ultimi articoli

Pnrr, Pefc Italia: “Cruciali gli investimenti nel settore del legno e delle foreste”

Investire nei materiali di origine legnosa per gli edifici, puntare sullo stoccaggio di CO<sub>2</sub> per contrastare la crisi climatica e incentivare la gestione attiva di boschi e foreste. Sono queste alcune proposte che Pefc Italia, ente promotore della gestione sostenibile delle foreste, avanza in occasione della revisione della prima bozza del Pnrr

Italiana Coke condannata dal Consiglio di stato ad adeguare l’impianto della Val Bormida

L'azienda impegnata nella distillazione di carbone fossile di importazione dovrà attenersi alle prescrizioni previste dall’Autorizzazione integrata ambientale. Soddisfatta Legambiente Liguria: “Servono garanzie rispetto alla gestione e al sostegno dei costi di bonifica del sito perché troppo spesso questi sono rimasti a carico del pubblico”

Anagni, tramonta l’idea di un parcheggio nell’area archeologica di Piscina

Con la delibera di Giunta del 16 febbraio scorso l’amministrazione comunale ha definitivamente abbandonato l’idea. Rita Ambrosino, presidente di Legambiente Anagni: “Soddisfatti di questa decisione”

Fukushima 10 anni dopo. Il nuovo numero di Nuova Ecologia

Si intitola "Uscita di sicurezza" il numero di marzo del mensile dedicato al nucleare e al deposito di rifiuti radioattivi che dovrà essere realizzato in Italia. Oggi alle 11.30 la presentazione in diretta sulle pagine Facebook di Legambiente e La Nuova Ecologia e su lanuovaecologia.it

Nessuna transizione senza trasformazione

Editoriale del direttore Francesco Loiacono al numero di marzo della Nuova Ecologia
Ridimensiona font
Contrasto