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Figli d’Italia verso la democrazia del futuro

I giovani di oggi immaginano la Costituzione del 2050 partendo da quella attuale. Appuntamento al festival “Ri-Costituente” a Morbegno il 25 settembre

Dal mensile di settembre. Avere le idee chiare su quali principi dovrebbero stare alla base della Costituzione del 2050, al punto di metterli nero su bianco con articoli veri e propri che interpretano il cambiamento che il Paese sta attraversando. È quello che stanno facendo giovani di tutta Italia grazie al progetto “Ri-Costituente”, un laboratorio permanente di scrittura collettiva che coinvolge ragazzi e ragazze nella riscrittura della nostra Costituzione e che culmina ogni anno in un festival nei luoghi legati ai padri costituenti. Dopo la prima edizione dello scorso settembre a Cartosio, paese adottivo di Umberto Terracini, dove il progetto è nato qualche mese prima, quest’anno il festival farà tappa il 25 settembre a Morbegno, in provincia di Sondrio. Qui nacque Ezio Vanoni, anche lui costituente e padre dell’economia sociale di mercato. Lanciato da due cooperative sociali del territorio, insieme al Comune di Cartosio e all’associazione giovanile Mondo Internazionale, da subito “Ri-Costituente” è riuscito a promuovere laboratori di scrittura partecipata e a coinvolgere un pubblico eterogeneo: studenti di licei e di istituti professionali, ma anche i ragazzi del carcere minorile Beccaria di Milano e gli ospiti di una comunità per minori allontanati di Como.

«A scegliere il tema dei laboratori, e proporlo, sono gli stessi ragazzi e su quell’argomento vengono accompagnati nella scrittura dell’articolo – spiega Francesca Paini, coordinatrice nazionale dell’iniziativa – I temi più dibattuti sono legati alle discriminazioni, declinati spesso in varie sfaccettature. Ad oggi sono stati elaborati una decina di articoli, altrettanti sono previsti entro la fine dell’anno. È un progetto che in poco tempo ha visto l’adesione di diverse realtà associative nazionali, fra cui Legambiente: la sua diffusione sta crescendo molto».

L’idea iniziale era raccogliere 139 articoli in tre anni, tanti quanti sono quelli contenuti nell’attuale Costituzione, ma strada facendo gli organizzatori si sono resi conto che non sarebbero bastati a dare voce alla voglia dei giovani di “scrivere” il futuro del Paese, nonostante il pregiudizio che spesso si ha in merito alla loro disaffezione verso la politica. Quindi si è deciso di andare avanti, finché ci saranno ragazzi vogliosi di dare un contributo, e magari pubblicare anche un resoconto delle tante voci raccolte.

«Per noi l’elemento del dialogo fra diversi è molto costruttivo – commenta Paini – d’altronde la Costituente era quella fase in cui persone che la pensavano in maniera opposta si sono riunite a immaginare un sistema di regole che valesse per l’Italia del domani. Ai ragazzi spieghiamo che insieme arriveranno a una sintesi di come vorrebbero la democrazia del futuro, qui sta il valore di questa esperienza». Gli articoli saranno il fulcro del festival, che quest’anno ha come tema “ricostruire sostenibilità”, per partire dalle connessioni tra sostenibilità ambientale, economica e sociale. La mattina del 25 settembre saranno collegate scuole da tutta Italia per un confronto tra giovani, esperti e costituzionalisti; il pomeriggio, invece, sarà animato da laboratori, eventi, mostre e spettacoli. Tutti i relatori hanno un’età compresa tra i 17 e 27 anni, come i “testimonial” chiamati a raccontare in che modo le loro esperienze hanno cambiato la vita delle comunità di appartenenza. «Il protagonismo di questi ragazzi in un certo senso anticipa il futuro, per questo ci teniamo che siano loro a parlare – spiega Francesca Paini – spesso si tratta di esperienze locali che non hanno una rappresentanza. Fatichiamo ad andare in giro per cercarli, ma quando li troviamo capiamo che sono storie che hanno tanto da insegnare. Se restano separate sono solo testimonianze: perché diventino una voce politica, nel senso migliore del termine, è necessario che si trasformino in una riflessione sull’esperienza, è in questo senso che il festival lavora». Per un domani tutto da scrivere.

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