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I parchi in cerca della loro festa

un'immagine del Parco nazionale d'Abruzzo

Questa che si sta concludendo è stata una settimana intensa per la natura e la biodiversità. È stata una settimana ricca di giornate dedicate alle specie a rischio come le api o le tartarughe marine, ma anche alla rete natura 2000 e alla biodiversità. Una settimana di ricorrenze che oggi 24 maggio vede la celebrazione della Giornata europea dei parchi, e che noi di Legambiente concluderemo con la campagna Spiagge e Fondali Puliti che nel weekend vede la mobilitazione di volontari e cittadini per liberare spiagge e fondali da rifiuti e degrado.

Saranno molte le iniziative di pulizia organizzate anche e soprattutto in aree naturali e di pregio in tutta la Penisola. Come sono tantissime le escursioni di CamminaNatura programmate congiuntamente da Legambiente e Aigae (Associazione italiana guide ambientali escursionistiche) fino al prossimo 2 giugno per far conoscere le bellezze e la natura protetta. Centinaia di iniziative programmate durante questo fine settimana anche per sostenere i parchi e le loro iniziative concrete per conservare la biodiversità, promuovere economie green e coinvolgere le comunità locali in percorsi condivisi di sostenibilità e di crescita sociale e culturale. Le aree protette, marine e terrestri, per noi rappresentano tutto questo e perciò, attraverso le nostre campagne, non facciamo mancare il sostegno e il contributo alla crescita e alla gestione sana di parchi e riserve.

Ma questo 24 maggio di celebrazioni non deve distrarci dai problemi che ancora persistono in un sistema di aree protette (ci ostiniamo a definirlo ancora così) che dimostra di resistere alle difficoltà anziché dare segni di esistere nei territori di loro riferimento Parchi terrestri e aree marine che ottengono risultati importanti nella conservazione di habitat e specie, sono mete per il turismo attivo e sostenibile e aiutano economie virtuose a crescere, nonostante per oltre il 50% siano senza presidente e direttore o persino commissariati. Parchi nazionali e aree marine, che sono enti pubblici, operano senza Piani o regolamenti di gestione, devono tenere conto di disposizioni ministeriali ondivaghe, basti pensare alla giungla delle diverse procedure utilizzate per reclutare e nominare i direttori delle aree protette nazionali. 

Lasciamo perdere, per non guastarci subito la festa, su quello che hanno combinato le Regioni in questi ultimi anni trascorsi a modificare leggi e tagliare i fondi, commissariare con amici e rendere la vita impossibile ad amministratori e tecnici dei parchi che hanno continuato a fare il loro dovere e, magari, sono stati cacciati o censurati perché si sono opposti a progetti devastanti.

Se questo “precario” sistema di aree protette ancora regge nell’immaginario collettivo, e viene riconosciuto dai cittadini come un bene comune utile per il nostro futuro, lo si deve alla resilienza che i parchi hanno acquisito e all’impegno di tanti, singoli e molte comunità locali, che credono e lavorano per rendere le aree protette strumenti importanti per conservare la natura e occasioni di crescita positiva per i territori.

Sul perché, nonostante le buone intenzioni, il Ministro non proceda d’intesa con le Regioni alla nomina dei presidenti dei Parchi ognuno può trovare ragioni e giustificazioni plausibili. Si può e si deve pensare che è complesso trovare la sintesi tra alleati di governo le cui aspettative sono spesso opposte o inconciliabili, che le attese dei territori sono “alte” e quelle dei rappresentanti delle Regioni “terra terra” perciò la sintesi non arriva. 

Come si può fare la semplice considerazione che si aspetta l’esito delle imminenti elezioni europee per usare il bilancino della spartizione partitica e tra le correnti come in un qualsiasi teatrino politico.

Nulla di nuovo sotto il sole. Cose già viste in un recente passato che ci ritroviamo in questo presente velato dall’ipocrita comunicazione della politica del cambiamento. Un cambiamento, in positivo, che non si vede nella qualità dei nomi proposti né nella prassi poiché la nomina dei presidenti dei parchi non ha cambiato le sue regole fin dal 1991. Così com’è sempre uguale la liturgia sulle capacità o sulla lontanza dalla politica che i Ministri dichiarano di pretendere dagli aspiranti presidenti. 

In altre fasi, e con altri ministri, ci sono state situazioni di stallo nelle nomine come quella attuale. Alcune fasi superate brillantemente, anche con nomine di presidenti bravi e preparati, altre fasi le ricordiamo per l’incapacità di trovare una sintesi politica giusta e opportuna.

Se oggi, e non era mai accaduto, 13 parchi nazionali su 24 sono senza un presidente legittimo e gli enti sono affidati a commissari o vicepresidenti reggenti, che si assumono responsabilità che vanno ben oltre il sostenibile e il lecito delle norme della pubblica amministrazione, ci sarà un perché.  

Sarà la mancanza di una visione politica comune tra gli alleati di governo, su questo tema come su altre questioni ambientali importanti, ma non si capisce perché nonostante le intese raggiunte con alcune Regioni non si procede alla nomine dei presidenti o non si riconfermi chi, per ammissione unanime, ha ben lavorato. Non possono essere i veti di un alleato non informato preventivamente che impedisce la nomina al Parco del Circeo, come non possono essere le idee politiche che non piacciono a qualcuno del proprio movimento ad impedire la riconferma del presidente del Parco d’Abruzzo.

Tutto questo è inaccettabile e non va nel segno del cambiamento che si racconta. È semplicemente la stessa cattiva politica che abbiamo visto in tante occasioni e che ci ricorderemo per questa fase di nomine, e che vedrà la responsabilità di questo Ministro e non certo dei suoi alleati riottosi o dei maldestri suggeritori di cui, come sempre, nessuno si ricorderà.

Antonio Nicolettihttps://www.lanuovaecologia.it
Responsabile nazionale Aree protette e biodiversità di Legambiente

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