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Federica Brignone: “È bello esporsi per il pianeta”

Dal mensile Una medaglia olimpica, una iridata, una Coppa del mondo generale e due di specialità. Ci sono questi e tanti altri trofei nel palmarès di Federica Brignone, campionessa italiana dello sci alpino più vincente di sempre in Coppa del mondo, che all’amore per il suo sport lega anche quello per l’ambiente. Come dimostra il suo impegno con “Traiettorie liquide”, che punta a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’inquinamento dell’acqua in ogni sua forma.

foto di Federica Brignone
foto di Giuseppe La Spada

Come nasce questo progetto?
L’idea nasce nel 2017. Sono sempre stata legata al mare e alla natura. La mia famiglia mi ha insegnato a prendermene cura. Poi ho incontrato Giulia e Daniela Mancini, che si occupano della promozione della mia immagine. Con loro e Giuseppe La Spada (artista visuale, ndr), abbiamo dato vita a questo progetto per attirare l’attenzione sul rispetto e la valorizzazione dell’acqua. Abbiamo iniziato alle Isole Eolie con uno shooting fotografico in cui io ero vestita da sci, ma sott’acqua. Da lì ogni anno abbiamo cambiato location, passando per laghi e ghiacciai. Quest’anno in un fiume. In ogni tappa abbiamo cercato di coinvolgere anche i bambini. Sono loro ad avere una grande influenza sul comportamento dei più grandi e sono loro che erediteranno il pianeta e per il quale potranno fare la differenza.

Quando è scattata la molla che l’ha spinta a prendersi cura della natura?
Secondo me è bello che un atleta si esponga per cose così importanti. Soprattutto se una ci crede come me e vede i cambiamenti che sono in atto. Da vent’anni vado a sciare sugli stessi ghiacciai e, ogni anno, li vedo diversi. Dove sciavo da bambina oggi non scio più. Lo vedi, ad esempio, nella Vallée Blanche sul Monte Bianco, dove di neve ce n’era sempre tanta. Capisci che bisogno fare qualcosa.

Vede più attenzione ai temi ambientali negli ambienti sportivi?
Negli ultimi anni c’è stato un cambiamento. Prima negli ambienti sportivi si faceva poca attenzione a questi temi. Nel mio sport ogni cosa che usavamo era in plastica e non c’era nessun posto per il refill. Col tempo, però, si sono iniziati a vedere contenitori, piatti, posate e bicchieri biodegradabili. Questa cosa ha iniziato a prendere piede nel 2019 ai Mondiali di Åre (Svezia, ndr). All’inizio per gli atleti è stato più difficile, soprattutto per via delle regole sul doping, per cui è difficile far sì che si beva tutti dallo stesso erogatore. Ma per chi lavora agli eventi e per i volontari l’uso del refill per evitare i rifiuti in plastica è stato più semplice.

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Enrico Fontana
Giornalista. membro della segreteria nazionale di Legambiente. Responsabile dell’Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente

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