Fao, il 33,1% del pesce è pescato in modo non sostenibile

Quaranta anni fa era solo il 10%

divieto Pesca Elettrica

Il 59,9% delle principali specie di pesci commestibili vengono pescate a livelli biologicamente sostenibili, mentre il 33,1% in modo non sostenibile. Lo rivela il rapporto della Fao sul settore ittico, che parla di una situazione “preoccupante”. Quaranta anni fa il rapporto era di 90% per le attività di pesca biologicamente sostenibili e solo il 10% veniva pescato in modo non sostenibile. Una china che non significa che non siano stati compiuti progressi verso l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 14, che fa appello alla comunità internazionale a regolamentare efficacemente la pesca eccessiva, quella illegale e ad attuare piani di gestione su base scientifica per ripristinare le scorte. Il fatto è, spiega la Fao, che ci sono troppe barche per troppi pochi pesci: i paesi in via di sviluppo pescano in modo intensivo, compensando il miglioramento della gestione della pesca in quelli sviluppati.

La produzione mondiale di pesce continuerà a crescere del 18% nei prossimi 10 anni, anche se la quantità di pesci catturati si è stabilizzata e la corsa dell’acquacoltura sta rallentando. Entro il 2030 la produzione complessiva di pesca di cattura e acquacoltura raggiungerà 201 milioni di tonnellate, dagli attuali 171 milioni. Una crescita che, secondo la Fao, richiederà un rafforzamento dei regimi di gestione della pesca, riducendo perdite e sprechi, ma anche una stretta nella pesca illegale e nell’inquinamento. “E’ un settore fondamentale per soddisfare l’obiettivo della Fao di un mondo senza fame e malnutrizione – dichiara il direttore generale dell’Agenzia, José Graziano da Silva -. Il suo contributo alla crescita economica e alla lotta contro la povertà è in crescita, ma occorre ridurre la percentuale di stock ittici pescati oltre la sostenibilità biologica”. Secondo il Rapporto, nel 2016 la produzione tra pesca e acquacoltura è stata stabile, con 90,9 milioni di tonnellate di catture (-2 milioni di tonnellate rispetto all’anno precedente). In costante aumento invece i consumi: 20,4 kg pro-capite nel 2016, contro i 10 kg negli anni ’60, grazie alla rapida crescita dell’acquacoltura, sopratutto tra gli anni ’80 e ’90.