Fairtrade, il marchio di un commercio giusto per tutti

Qual è il prezzo giusto di un chilo di caffè? Le interviste a Benedetta Frare di Fairtrade Italia e Chiara Marzaduri di Alce Nero

Fairtrade, il marchio di un commercio giusto per tutti

Ogni anno a ottobre si svolgono le consuete Settimane Fairtrade, di conoscenza e sensibilizzazione. Fairtrade è un’organizzazione che nasce da un’intuizione: nel 1981 nella regione di Oaxaca, in Messico, un centinaio di campesinos, riuniti da un gruppo di missionari che lavoravano con loro, si sono ritrovati per discutere di un argomento fondamentale: qual è il prezzo giusto di un chilo di caffè?

Questo perché, nonostante lavorassero in una delle regioni più fertili e idonee a quella produzione, ne coltivassero la qualità più pregiata e il caffè fosse uno dei prodotti più apprezzati al mondo (così importante da essere quotato alla Borsa di New York), i contadini e le loro famiglie continuavano a essere così poveri da non poter mandare i loro figli a scuola o da non provvedere ai bisogni di base.

A quasi 40 anni da quell’idea, Fairtrade è un marchio internazionale di certificazione di un commercio giusto. Per approfondire che cosa sia Fairtrade, ecco un’intervista a Benedetta Frare, responsabile comunicazione di Fairtrade Italia.

Che cos’è il Fairtrade e come funziona?

Il commercio equo non è niente di diverso dal commercio tradizionale perché si basa su domanda e offerta, ma a differenza di come viene interpretato normalmente, è un commercio in cui tutti gli attori della filiera, dal produttore al consumatore, vengono tutelati. Il produttore, in particolare, perché riceve un prezzo giusto per i prodotti. Parliamo di prodotti che provengono da paesi in via di sviluppo (ad esempio cacao, tè, spezie, zucchero ecc..) e i produttori agricoli, di solito marginalizzati dal commercio tradizionale, possono ricevere grazie a Fairtrade, un prezzo minimo che li tutela dalle varie oscillazioni del mercato. Inoltre è previsto un prezzo premio che è un margine di denaro aggiuntivo che possono spendere per soddisfare i bisogni delle proprie comunità; parliamo di servizi in ambito sociale, sanitario, educativo, formativo, ma anche di produttività, per migliorare il proprio prodotto. Non parliamo di assistenzialismo, ma di qualcosa che aiuta i produttori ad avere una propria forza e autonomia. Dall’altra parte, è un commercio che aiuta anche il consumatore perché è trasparente: il fruitore sa che comprando un prodotto Fairtrade, a un prezzo giusto, non contribuisce a meccanismi di sfruttamento delle persone e dell’ambiente. Naturalmente, poi, il ruolo delle aziende è fondamentale nell’acquisto di questi prodotti e nell’agire responsabilmente in questo processo. 

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Come si garantisce la filiera nel rispetto del prezzo e dei diritti dei consumatori?

Fairtrade è un marchio di certificazione, per cui ci avvaliamo di un ente di certificazione terzo e indipendente che si chiama Flocert che si occupa di controllare i produttori e le aziende che importano e trasformano le materie prime. Un ciclo di certificazione dura circa 3 anni e in questi 3 anni i produttori ricevono dei controlli che vanno a valutare a che punto sono o che vanno a introdurre dei meccanismi correttivi, in caso ce ne sia la necessità. Pochi si rendono conto del fatto che molti produttori accedono al nostro sistema, ma che ce ne sono altri che vengono decertificati o sospesi perché non rispettano le regole. A seconda dei controlli o delle non conformità che troviamo, infatti, ci possono essere meccanismi di sospensione per un periodo o delle vere e proprie decertificazioni nei casi più gravi conformità che riguardano ad esempio lo sfruttamento del lavoro, anche minorile, o una discriminazione di genere. Noi inoltre accompagniamo i produttori anche nel lavorare sugli aspetti culturali e sulle problematiche ambientali che devono affrontare. 

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L’esperienza di Alce Nero

Fondamentale, in questo processo di inclusione e tutela, lo ha detto la stessa Frare, è il ruolo delle aziende. Ci sono aziende come Alce Nero, il marchio di agricoltori e trasformatori biologici dal 1978, che da anni hanno deciso di certificare alcuni dei propri prodotti, in questo caso zucchero, cioccolato, caffè, tè e riso, con il marchio Fairtrade. Chiara Marzaduri, responsabile comunicazione di Alce Nero, ne spiega l’importanza.

Che cosa aggiunge la certificazione Fairtrade ai vostri prodotti biologici?

La certificazione Fairtrade aggiunge una sicurezza in più per chi compra, per chi sceglie i prodotti della linea Alce Nero Fairtrade. È la sicurezza di un prodotto che abbia non solo rispettato la terra e la salute di chi lo coltiva, ma che tuteli anche l’aspetto fondamentale della giusta remunerazione della materia prima all’agricoltore. Troppo spesso, infatti, chi coltiva non riceve la giusta remunerazione e quindi anche la corretta valorizzazione del proprio lavoro. Il lavoro dell’agricoltore è anche presidio del paesaggio, della sua bellezza, della biodiversità, della qualità nutrizionale e quindi di come quel cibo ci nutre, se ci nutre bene oppure no, se è buono oppure no. Tutto questo patrimonio viene garantito nel caso in cui coesistano una certificazione biologica e una certificazione Fairtrade: tutti gli aspetti che il cibo include in sé qui sono rispettati e garantiti. Il Fairtrade non ha quindi a che fare con un aspetto solidale e assistenzialista; la traduzione in italiano del concetto di Fairtradeè quasi riduttiva: in realtà si parla di commercio giusto, di una produzione di qualità che viene remunerata in modo corretto. Nella catena del valore viene garantita la giusta remunerazione a tutti gli attori della cosiddetta “filiera”.