L’importanza delle faggete vetuste: oggi se ne parla a Roma

Appuntamento nella sede di Roma Natura alle 18. Dal 2017 i siti nei parchi nazionali italiani sono stati riconosciuti patrimonio mondiale dell’umanità da UNESCO

L'immagine di una foresta umbra

Rappresentano un’importante porzione della rete ecologica dell’Italia. A partire dall’era post-glaciale hanno avuto la capacità di insediarsi in diverse condizioni ambientali. Hanno un’unicità biologica da preservare, in grado di raccontarci le vicissitudini del clima e della storia umana degli ultimi secoli.

Parliamo delle faggete dei parchi nazionali italiani, dal 2017 inserite nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO. Da allora l’Italia è entrata in una rete transnazionale di 63 siti naturali di faggete vetuste collocate in 12 nazioni europee: Austria, Belgio, Slovenia, Spagna, Albania, Bulgaria, Croazia, Germania, Romania, Slovacchia e Ucraina, oltre al nostro Paese.

Storie e peculiarità delle faggete vetuste saranno presentate questa sera a Roma, nella sede di Roma Natura in Via Gomenizza 81, dalle 18 alle 20.30. Seguirà un aperitivo-cena organizzato con i prodotti tipici locali e con assaggi enogastronomici dei Parchi. Sono previsti gli interventi e la partecipazione di Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, Antonio Nicoletti, responsabile aree protette e biodiversità di Legambiente, Maurizio Gubbiotti di Roma Natura, Cinzia Clementina Gagliardi, comandante della Regione Forestale Carabinieri Lazio, Enrico Vicenti, segretario generale Consiglio Direttivo Commissione nazionale Italiana per l’Unesco, Maria Carmela Giarratano, direttore generale Direzione Protezione della Natura e del Mare del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Alessandra Stefani, direttore generale Foreste del Ministero delle politiche Agricole, Alimentari Forestali e Turismo. Sergio Paglialunga, Marco Baccini e Daniele Valbonesi presenteranno il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna; Cinzia Sulli e Antonio Carrara il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; Carmela Strizzi e Claudio Costanzucci Paolino il Parco nazionale del Gargano; Mimmo Pappaterra e Giuseppe De Vivo il Parco nazionale del Pollino. L’incontro sarà coordinato dal giornalista Marco Gisotti.

Immagine di una foresta umbra

L’appuntamento di questa sera anticipa uno dei temi chiave del Forum nazionale sulla gestione forestale sostenibile La Bio-Economia delle Foreste, che si terrà domani 20 novembre a Roma-WEGIL, in Largo Ascianghi 5, dalle 10 all 19. ll Forum, promosso da Legambiente, si pone l’obiettivo di delineare una nuova strategia per le foreste italiane, condivisa tra i soggetti pubblici, imprese, operatori, istituzioni, enti di ricerca e stakeholder. Una strategia che riconosca il ruolo multifunzionale delle nostre infrastrutture verdi e che metta al centro due elementi chiave: la “tutela della biodiversità” e le “produzioni green”. Durante la giornata saranno premiate le buone pratiche vincitrici del Premio “Comunità Forestali Sostenibili”, ideato in collaborazione con PEFC Italia (Programme for Endorsement of Forest Certification).

L’importanza delle faggette in Italia

Le faggete in Italia si trovano nel Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, nel Parco Nazionale del Gargano, nel Parco Nazionale del Pollino, nel Parco Regionale di Bracciano e Martignano e nel Comune di Soriano del Cimino.

“Sono luoghi che ospitano i Fagus sylvatica tra i più alti d’Europa, fino a 50 metri di altezza e in alcuni casi anche gli esemplari più vecchi, che a volte superano i 400-500 anni di età – spiega Antonio Nicoletti, responsabile aree protette e biodiversità di Legambiente -. Sistemi dinamici e complessi in cui la parola ‘vetusto’ non si riconduce all’invecchiamento. In una foresta vetusta, infatti, si possono trovare alberi di diverse generazioni e fasi di sviluppo, che riescono a compiere tutto il loro ciclo vitale. Ecosistemi che sono quindi la massima espressione di naturalità dei nostri territori e elementi chiave nella strategia di conservazione della biodiversità”.

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