Extinction Rebellion: l’intervista ad un attivista

Vuole rimanere anonimo: “Non c’è un leader, è il movimento di tutte e di tutti, orizzontale e decentralizzato” Michael Stipe, ex dei Rem, sostiene Extinction Rebellion/ International Rebellion / Chi sono e che cosa vogliono quelli di XR / Extinction Rebellion a Londra sparge sangue al ministero del Tesoro

Extinction Rebellion dà appuntamento al 9 ottobre

di LUCA SALICI

Crisi ecologica. Cambiamenti climatici. Perdita di biodiversità. Sono alcuni dei temi centrali per il movimento internazionale Extinction Rebellion, fondato nel Regno Unito e protagonista di alcuni atti di disobbedienza civile a Londra. “Siamo un gruppo di attiviste/i che credono nell’efficacia della nonviolenza nelle azioni e nella comunicazione di tutti i giorni e nella necessità di unirci per poter prosperare – spiegano – Crediamo nella pace, nella scienza, nell’altruismo, nella condivisione di conoscenza”.

Tutto inizia ad aprile del 2018, da dieci persone provenienti da esperienze di disobbedienza civile con RisingUp: “Era necessario ampliare lo sguardo sulle molteplici crisi, climatica, ecologica, planetaria, al di là delle singole lotte, e estendersi su scala globale”. Un anno dopo diecimila persone si sono ritrovate per le strade di Londra per bloccare la città per dieci giorni. Il progetto ha superato presto i confini nazionali. Per gli attivisti di XR, abbreviazione di Extinction Rebellion, “l’unica azione che appaia possibile ormai per cambiare rotta è quella della disobbedienza civile nonviolenta”. Abbiamo intervistato uno degli attivisti del movimento che preferisce mantenere l’anonimato perché “Extinction Rebellion non è il movimento di un leader ma è il movimento di tutte e di tutti, orizzontale e decentralizzato”.

Come ti sei avvicinato ad XR?

Chi parla è uno dei molti scienziati preoccupati e ricercatori frustrati per il fatto di sapere sia l’urgenza di un cambiamento, sia la possibilità di fare le cose diversamente e non impattare sul pianeta. Da decenni mi adopero per un cambiamento che protegga la Vita su Terra. Inoltre, ho un percorso di formazione alla comunicazione nonviolenta e sono ispirato dai grandi movimenti nonviolenti della storia.

Il 1° novembre del 2018, la mattina presto, lessi un articolo di Molly Scott Cato, una parlamentare britannica del Green Party. Era un articolo sul Guardian. Si intitolava “Why I’m turning from law-maker to law-breaker”. Parlava della Dichiarazione di Ribellione della sera prima. Scoprii Extinction Rebellion, e ne sentii immediatamente il senso profondo. Era proprio quello che aspettavo da tutta la vita. La sintesi di tutto quello in cui avevo sempre creduto.

Uno dei cardini del movimento è la disobbedienza civile. Ci spieghi le azioni pacifiche che faranno i volontari di XR?

Gli attivisti di XR faranno varie azioni che vanno da quelle a basso impatto, per farsi conoscere, e diffondere le rivendicazioni del movimento, sperando di reclutare altri attivisti alla causa. Tuttavia il modello di cambiamento è quello ispirato a Gandhi e a Martin Luther King. Si tratta di arrivare a una disobbedienza civile nonviolenta, di massa, che porti almeno 50.000 persone nella capitale e crei per alcuni giorni di fila un problema, un danno economico, un blocco delle attività, per ottenere un reale impatto e una certa attenzione. Sempre in maniera assolutamente, integralmente nonviolenta, a oltranza e sempre, qualsiasi cosa succeda.

Precisiamo bene che noi non vorremmo proprio trovarci in questa situazione dove le nostre coscienze ci spingono alla disobbedienza civile come ultima spiaggia, di fronte alla devastazione del pianeta. Non vorremmo proprio farlo, di violare le leggi e creare disturbo e un danno economico. Ci rammarica. Semplicemente ci sembra impossibile non farlo, perché la situazione è davvero tragica, e nulla sembra aver funzionato. Le emissioni serra hanno continuato a aumentare, fino all’82% degli insetti volanti è scomparso in molte zone di Europa e non solo, il 40% di tutte le specie di anfibi sul globo sono minacciate di estinzione, e tra pochi decenni ci sarà più plastica che pesci negli oceani.

Una settimana di “Ribellione” dal 7 al 13 ottobre a Roma. Cosa avete organizzato?

Abbiamo organizzato di tutto. Molte formazioni, momenti di festa, assemblee popolari, conferenze scientifiche in piazza, un presidio a Montecitorio, alcune azioni di disobbedienza civile molto contenute, limitate, perché non abbiamo i numeri e non abbiamo le risorse per far fronte ai problemi legali che sorgerebbero adesso. E perché ora conta di più farci conoscere e mostrare il nostro volto nonviolento. Ma ci sarà anche uno sciopero della fame e porteremo avanti le rivendicazioni forti di Extinction Rebellion, che sono:

– Verità sulla situazione: che il governo dichiari l’emergenza climatica e ecologica;

– Azione immediata: che si fermi la distruzione degli ecosistemi e della biodiversità e si portino allo zero netto le emissioni di gas serra entro il 2025;

– Oltre la politica: che il governo costituisca e sia guidato dalle decisioni di un’assemblea di cittadini/e sulle misure da attuare e sulla giustizia climatica ed ecologica.

Che risultati sono stati raggiunti a Londra grazie alle proteste? Quali sono gli obiettivi del movimento in Italia?

A Londra, con dieci giorni di blocco di cinque punti nevralgici del centro, mantenuti da oltre 10.000 attivisti, e con oltre 1.100 arresti, il Parlamento britannico ha dichiarato l’emergenza climatica e ambientale. In Italia puntiamo almeno alla stessa cosa: una dichiarazione di emergenza climatica e ecologica. Sottolineiamo ecologica, perché se non fermiamo la distruzione della biodiversità, siamo spacciati noi stessi. Chiederemo un incontro formale con le massime cariche dello Stato, e chiederemo di iniziare seriamente a lavorare alla terza richiesta, quella di istituire delle assemblee cittadine con reale potere di deliberare insieme.

Avete lanciato una raccolta fondi per sostenervi. A cosa serviranno le donazioni?

Le donazioni permetteranno ai ribelli provenienti da tutta Italia e che non hanno redditi sufficienti per permettersi costi eccessivi di avere un parziale rimborso per le spese di viaggio e un vitto e alloggio assicurato a Roma. Inoltre, alcune spese di materiali e strutture necessarie saranno sostenute. Vorremmo anche costituire un primo fondo per eventuali spese legali.