Europee, non c’è stata la spallata sovranista. Ora si vinca la sfida climatica

IL COMMENTO. Il fronte europeista costituito da popolari, socialdemocratici, liberali e verdi mantiene la maggioranza del nuovo Europarlamento. È il momento di realizzare una casa comune europea solidale, inclusiva, sostenibile e competitiva – di MAURO ALBRIZIO

Immagine della bandiera dell'UE

Fallito il tentativo di spallata sovranista e populista all’Europa, grazie anche all’aumento della partecipazione al voto dei cittadini europei, soprattutto dei giovani.

Da una prima analisi del voto emerge che dopo venti anni l’affluenza è tornata a superare la soglia del 50% e che il fronte europeista costituito da popolari, socialdemocratici, liberali e verdi mantiene una solida maggioranza con oltre i due terzi dei seggi del nuovo Europarlamento. Inoltre, per la prima volta, la grande coalizione, formata da popolari e socialdemocratici, non è più maggioranza nell’Europarlamento per l’avanzata di liberali e verdi. Un nuovo rapporto di forza fra i principali gruppi politici parlamentari che apre la strada ad una maggioranza programmatica europeista, non più subordinata ai compromessi tra i governi nazionali in un Consiglio ancora governato da logiche di grande coalizione.

Nelle prossime settimane, un ruolo importante sono chiamati a giocarlo i Verdi, veri vincitori di queste elezioni. Non solo per il record storico di seggi (69) ottenuto, ma soprattutto per aver saputo porre al centro del confronto elettorale europeo l’emergenza climatica – grazie anche alla grande mobilitazione dei tantissimi giovani scesi in piazza in moltissime città europee – insieme a giustizia sociale e diritti civili. Temi che saranno al centro dei negoziati delle prossime settimane per la costituzione della nuova maggioranza parlamentare sulla base di un programma che dovrà essere in grado di sfidare il Consiglio a condividere una profonda inversione di rotta delle attuali politiche comunitarie per vincere la triplice crisi climatica economica e sociale. Solo in questo modo sarà possibile eleggere il presidente di una Commissione finalmente capace di mettere in campo una rapida transizione verso un’economia europea circolare e decarbonizzata che non lasci indietro nessun cittadino.

Una strada ancora tutta in salita, ma promettente, che richiede una forte mobilitazione della società civile – soprattutto in quei Paesi come l’Italia dove si è registrato un risultato elettorale in controtendenza rispetto al nuovo quadro europeo – in grado di sostenere e spingere questa inversione di rotta. Dobbiamo costruire dal basso un “Alleanza per il Green New Deal” tra tutte quelle forze ambientaliste, sociali e imprenditoriali disposte a lavorare insieme per vincere la triplice sfida climatica, economica e sociale e realizzare una casa comune europea solidale, inclusiva, sostenibile e competitiva al tempo stesso. Una sfida che possiamo e dobbiamo vincere.