martedì 26 Gennaio 2021

Estate pulita

foto di spiaggia piena di rifiuti

Non è solo un sogno e non dura solo il tempo di un’estate: il lavoro di Legambiente per le spiagge e i fondali puliti prevede rilevamenti, monitoraggi e studi nell’arco di tutto l’anno, per culminare l’estate con il coinvolgimento di chiunque voglia partecipare alle campagne per la salvaguardia del mare e delle spiagge. Nemico numero uno: i rifiuti che finiscono in mare e lungo i litorali del nostro Paese.

Ogni giorno nel Mediterraneo vengono sversate, secondo l’Unep, l’Agenzia per l’ambiente delle Nazioni unite, 731 tonnellate di rifiuti. Su scala globale, i numeri sono ancora più impressionanti: otto milioni di tonnellate di spazzatura ogni anno invadono i mari e gli oceani del mondo. L’equivalente di un camion al minuto. Ma l’origine è tutt’altro che marina, come spiega Serena Carpentieri, vicedirettrice e responsabile delle campagne di Legambiente: «Li chiamano rifiuti marini, ma di marino non hanno davvero nulla. Bisognerebbe, invece, parlare di rifiuti terrestri, generati solo ed esclusivamente dall’incapacità dell’uomo di gestire correttamente sulla terraferma i rifiuti, che finiscono in mare. Solo una minima parte dei rifiuti che troviamo sulle spiagge è causata dall’abbandono diretto in loco».

Citizen science
Un fenomeno che affligge ambiente, economia, turismo e che ha un nome: marine litter, termine inglese che identifica i rifiuti dispersi in mare. Legambiente è in prima linea nel combatterlo, circondata dalla passione di volontari e cittadini, supportata dal lavoro del suo settore scientifico e dalla lunghissima esperienza sul campo. Anzi, in mare. È la citizen science la formula che unisce cuore, scienza e partecipazione dal basso. Un’operazione che non ha eguali a livello internazionale e che dal 2014 permette un’approfondita ricognizione delle spiagge e dei fondali del Mediterraneo, per indagare quantità e tipologia dei rifiuti presenti.

Grazie alla campagna “Spiagge e fondali puliti”, nell’ambito del progetto internazionale “Clean up the Med”, sono state setacciate oltre 200 spiagge e pubblicati report annuali sul beach litter che indicano la plastica quale principale rifiuto ritrovato, pari all’84%. La battaglia per la difesa del mare ha una storia ancora più lontana, che parte dal viaggio di un leggendario veliero, nel 1986: “Goletta verde”. Un simbolo dell’opera di Legambiente, ben noto per l’instancabile attività di monitoraggio dello stato di salute del mare, con l’analisi delle acque, l’informazione ai cittadini, la promozione di uno stile di vita e di un turismo sostenibili. Ma anche per la denuncia di illegalità ai danni del Mediterraneo che sono costate la “bandiera nera” ad alcune località e per la tutela e la rinascita di luoghi altrimenti destinati a un oblio ecologico. E se è impossibile non vedere lo strato galleggiante di plastica, reti da pesca, tappi, mozziconi di sigaretta, cotton fioc, polistirolo e bottiglie, dobbiamo solo provare per un attimo a immaginare quello che sta sotto e giace nelle profondità del mare e degli oceani per avere idea del danno ambientale nel suo complesso. La parte visibile dei rifiuti è infatti solo il 15% del totale. È di Goletta dei laghi, invece, uno dei primi studi in Europa sulla presenza delle microplastiche sulla superficie dei laghi italiani.

Gioco di squadra
«Se continuiamo di questo passo, nel 2050 in mare ci saranno più rifiuti di plastica che pesci», sottolinea Serena Carpentieri. La maggior parte di questi, il 70% per la precisione, è costituita da imballaggi: molti di questi nati per essere usa e getta, inquineranno il mare in eterno, frammentandosi in milioni di microplastiche. Un paradosso che condanna mare e oceano all’inquinamento? C’è solo una possibilità: agire prima che sia troppo tardi. A partire dalle scelte di consumo al supermercato e dal corretto utilizzo dello scarico dei bagni, spesso scambiati per cestini, ma più vicini al mare di quanto pensiamo. Il 10% dei rifiuti presenti sulle spiagge italiane viene proprio da lì. In questo percorso di costruzione di una consapevolezza ambientale e di ricostruzione del legame tra l’uomo e la natura, hanno un ruolo fondamentale i partner che collaborano con Legambiente in diverse campagne. Un lungo elenco di aziende: Procter & Gamble, Carrefour, Multicentrum MyOmega3, Sammontana, Novamont, Davines, Assovetro e Acqua dell’Elba, Olgivy, Conou, Mareblu, Ricrea e Virosac.
Molto si può fare, infatti, diventando parte attiva delle campagne in partenza a fine maggio: si comincia con la presentazione di “Spiagge e fondali puliti”, il prossimo 22 maggio, nella “Giornata mondiale della biodiversità”, cui seguiranno oltre 300 appuntamenti in tutta Italia aperti a chiunque voglia. Partecipare è semplice: basta collegarsi al sito legambiente.it per trovare il programma ed entrare a far parte di una squadra costantemente all’opera e connessa all’ecosistema marino. Traendo ispirazione dal monito dell’oceanografa Sylvia Earle: “Ogni singola goccia di acqua che bevi, ogni respiro che fai, tu sei connesso al mare. E non importa affatto in quale posto della Terra vivi”.

Ogni singolo aspetto della vita nei mari è scandagliato grazie a programmi dal respiro internazionale ed europeo, come “Clean Sea Life”, cofinanziato dall’Unione Europea nel progetto “Life”. Cinque anni (2016-20) per un’ambiziosa missione: sensibilizzare e creare una mappa delle zone d’accumulo di rifiuti che comportano un rischio per la biodiversità. Tra questi, un misterioso “oggetto nuotante” arrivato sulle coste del Tirreno: centinaia di migliaia di dischetti di plastica provenienti dal cedimento strutturale di un depuratore sul fiume Sele, nel golfo di Salerno. La denuncia è partita proprio da “Clean Sea Life” e Legambiente, partner del progetto. Le segnalazioni possono essere inviate a info@cleansealife.it.
Le particelle di plastica sono un’insidiosa minaccia anche per la sopravvivenza della fauna marina, come le tartarughe, in difficoltà nel trovare spiagge adatte alla nidificazione, intrappolate o ferite dai rifiuti dispersi in mare. “Tartalove” è la campagna per proteggere e promuovere l’adozione a distanza di esemplari tutelati nei Centri recupero tartarughe marine di Legambiente, attivi dal 1990: le storie di Scorza, Marlin, Saetta e altre tartarughe protagoniste della campagna sono sul sito tartalove.it, insieme al kit per l’adozione.

I mammiferi marini del Santuario Pelagos sono, invece, al centro del progetto “Pelagos plastic free”, dallo scorso aprile a ottobre 2019. L’iniziativa interessa le aree comprese fra Liguria, Toscana, Francia e coinvolge tutti, dai sub ai pescatori, ai turisti, fino ai responsabili delle attività formative. Sempre in Toscana, nell’Arcipelago, e da quest’anno anche in Cilento, si svolge “Vele spiegate”: un’iniziativa supportata da Assovetro, Novamont e Acqua dell’Elba, che prevede la partecipazione di 400 volontari per nove settimane nei mesi estivi, giunta alla sua seconda edizione. La più grande esperienza di citizen science in Italia.

Cambiamento possibile
I traguardi raggiunti da Legambiente nel 2017 annoverano anche due importanti risultati in ambito legislativo: lo stop alla produzione di cotton fioc non biodegradabili e il divieto dell’uso di microplastiche nei cosmetici, contenuti negli emendamenti approvati nell’ultima legge di stabilità. Sul fronte dell’educazione ecologica, è attivo il progetto di children science “Se butti male… finisce in mare!”, frutto della collaborazione fra Legambiente e Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica), che si rivolge alle scuole primarie e secondarie di primo grado di tutta la Sicilia. Iniziative che danno segnali di speranza: perché il mare torni a essere una risorsa e non più una fonte di preoccupazione. 

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