Enrico Giovannini, ‘L’unico sviluppo auspicabile è quello sostenibile’

DAL MENSILE A colloquio con l’ex ministro del Lavoro, scelto dal premier Conte per far parte della task force che guiderà il Paese nella “Fase 2” dell’emergenza

 

Enrico Giovannini
Enrico Giovannini, portavoce di Asvis

«Supporteremo il governo per uscire dalla crisi, mettendo a disposizione competenze ed esperienze per creare un futuro che sia sostenibile sul piano economico, sociale e ambientale». L’economista Enrico Giovannini, ministro del Lavoro e delle politiche sociali dell’esecutivo guidato da Enrico Letta e oggi portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis), è fra le personalità scelte dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per la task force di esperti che guiderà il Paese nella “Fase 2” dell’emergenza Coronavirus. Un passaggio cruciale per traghettare l’Italia verso la normalità. «Ma dopo la caduta dobbiamo cercare di “rimbalzare” in avanti e non cercare di tornare dov’eravamo. In questo la politica deve fare la sua parte e la deve fare ora».

Il segretario generale dell’Onu, Guterres, ha lanciato un appello per la creazione di un sistema economico globale più equo solidale e resiliente. Come reagiranno le potenze mondiali?

La crisi in corso conferma che non c’è alternativa a quanto auspicato da Guterres. Siamo entrati nella decade of action per l’attuazione dell’Agenda 2030 e tutti i Paesi del mondo che l’hanno sottoscritta devono dimostrare di prendere sul serio questo impegno: se cinque anni fa avessimo intrapreso il percorso su cui si erano impegnati i leader del mondo, oggi saremo un po’ meno fragili. Spero che questa crisi possa imprimere un’accelerazione e farci recuperare il tempo perso. I presupposti ci sono. A parte qualcuno che ancora si ostina a negare le evidenze scientifiche, la società civile, il mondo delle imprese e della finanza stanno iniziando a comprendere che l’unico sviluppo a cui possiamo aspirare è quello sostenibile, nel rispetto del principio di giustizia intergenerazionale. Ma è anche possibile che il mondo metta da parte tutto questo, affidandosi alle vecchie ricette. Ecco perché il momento attuale è così cruciale.

Che cosa servirebbe per “sfruttare” in positivo gli spazi creati da questa emergenza – nella produzione, nei trasporti, nei consumi – e accorciare la distanza che ci separa dagli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite?

Indubbiamente il mondo non è su un sentiero di sviluppo sostenibile, tantomeno lo è il nostro Paese. Come Asvis abbiamo svolto una prima analisi per valutare l’impatto della crisi sugli obiettivi di sviluppo sostenibile e verificato che il colpo è durissimo. Ma proprio per gli enormi costi in termini di vite umane, danni economici e rischi sociali, questa pausa forzata ci offre l’opportunità di ripensare il modello di sviluppo, di riflettere sul futuro che vogliamo, di avviare il cambiamento.

Alla luce delle tensioni fra gli Stati membri sulla gestione economica dell’emergenza, come vede l’Unione Europea in questa nuova corsa?

La Commissione europea ha intrapreso una strada innovativa e senza precedenti, indicando l’Agenda 2030 come la cornice dentro la quale costruire le politiche dell’Unione. Un altro segnale positivo lo abbiamo visto nei giorni scorsi con l’appello firmato da dieci ministri dell’Ambiente europei per dare una impronta verde alla ripresa economica per uscire dalla crisi pandemica e con la dichiarazione di 180 fra leader politici, imprenditori ed europarlamentari che chiedono che la strategia europea di rilancio dell’economia si basi su politiche che sanciscano la lotta contro i cambiamenti climatici e la protezione della biodiversità. Insomma, qualcosa si inizia a muovere.

L’Italia come può fare in modo che nell’affrontare questa crisi “nessuno resti indietro”?

Questo forse è il compito più difficile che ci attende. Tanta gente rischia di non farcela a tenere il passo o di vedere aggravarsi la propria condizione. Per questo, insieme al Forum disuguaglianze e diversità, abbiamo avanzato una proposta per migliorare gli strumenti di welfare e proteggere le fasce di popolazione non tutelate, cercando di arginare il possibile aumento delle disuguaglianze e accrescere la sostenibilità sociale. Inoltre, per tenere sempre acceso il faro sui rischi di aumenti delle disuguaglianze, l’Asvis propone che i provvedimenti in discussione siano sempre accompagnati da una valutazione del loro impatto sulle diverse dimensioni dello sviluppo sostenibile, in particolare sulla condizione dei più deboli.

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