Gas e petrolio ma niente rinnovabili: il caso Eni

Nel mondo la società italiana opera in diverse aree delicate sul piano ambientale. Sul fronte delle energie alternative gli investimenti, invece, restano minimi e coinvolgono anche l’uso di materie prime come l’olio di palma

Piattaforme di Eni nell'Artico

Nel mondo Eni è operativa in 71 Paesi. La società energetica italiana ha movimentato nel 2017 migliaia di barili/giorno di idrocarburi (gas e petrolio) con esplorazioni che stanno andando a interessare sempre più aree del pianeta, tra l’altro assai delicate da un punto di vista ambientale. Tra queste c’è il circolo polare artico, ci sono i tanti pozzi già produttivi – o di cui è prevista l’entrata in produzione – in varie aree nel Mediterraneo, e ancora il Golfo del Messico e l’Oceano Indiano, il Mar Caspio e quello di Barents, la foresta amazzonica e le coste africane.

A fronte di questi flussi sempre più cospicui di petrolio e gas estratti e venduti, secondo Legambiente, Greenpeace e Wwf sono allarmanti i minimi investimenti nelle fonti rinnovabili portati avanti da Eni. Questi investimenti, sottolineano le tre associazioni in un appello rivolto al vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, “coinvolgono anche l’uso di materie prime come l’olio di palma, che deriva da attività spesso connesse alla deforestazione e che contribuiscono in maniera rilevante alle emissioni di gas serra”.

Così come “non è più possibile accettare acriticamente le ripetute dichiarazioni sulla ‘sostenibilità climatica’ del gas naturale, sui cui tanto Eni afferma di puntare. Numerosi rapporti confermano infatti che il computo complessivo delle emissioni di gas clima-alteranti connesse alle produzioni di gas naturale sono, e sono state, ampiamente sottostimate. Se l’utilizzo del gas è un elemento degli scenari di transizione energetica, la scala del proposto sviluppo di una ulteriore dipendenza dal gas naturale della nostra economia è contraria a ogni ipotesi ragionevole di tutela del clima e di indipendenza energetica”.

Solo attraverso una ridefinizione degli indirizzi strategici dell’azienda, l’Italia potrà mantenere gli impegni presi con la comunità internazionale sul clima. Ed Eni dall’essere un ostacolo su questa strada, potrà passare a diventare una leva e uno strumento virtuoso nella complessa sfida climatica.