mercoledì 26 Gennaio 2022

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Eni Diesel+, un finto biocarburante che minaccia le foreste

L'immagine di una stazione di servizio di Eni

‘Spacciare’ per ecologico un carburante bio-diesel che, purtroppo, non ha alcuna incidenza positiva sulle emissioni. È questa l’accusa ad Eni da parte di Legambiente che, insieme al Movimento difesa del cittadino e alla delegazione italiana di Transport & Environment, ha depositato all’Autorità garante della concorrenza e del mercato un esposto per “pratica commerciale ingannevole” in relazione alla campagna pubblicitaria del biodiesel Eni Diesel+, che garantirebbe secondo l’azienda “-4% di consumi e -40% di emissioni gassose”.

Si tratta di una campagna pubblicitaria che, rivolta al consumatore medio, non certo quindi a un target di esperti, promette, non solo una convenienza economica nell’uso di Eni Diesel+, ma anche positivo impatto ambientale in termini di riduzione dell’inquinamento, quantificato con una percentuale del 40%. Uno spot con cui Eni ha inondato stampa, televisioni e affissioni stradali per tutto l’inverno, ma che non trova riscontro in alcuna prova o pubblicazione tecnica o scientifica.

La decisione di segnalare la pubblicità di Eni all’Authority è stata presa dopo aver studiato le informazioni rintracciabili sul sito di Eni e dopo aver chiesto al suo ufficio stampa spiegazioni e documentazione tecnica relative alle prove effettuate che possano dimostrare l’eccezionale abbattimento dell’inquinamento promesso dalla pubblicità. Dalle risposte pervenute emerge che le prove citate hanno riguardato ben pochi modelli di veicoli (sicuramente 3) e solo per un modello di vecchio autobus, solamente per una componente inquinante – polinucleari aromatici adsorbiti – si è riscontrata una riduzione di emissioni paragonabile al 40% dichiarato.

L’aggiunta di olio di palma (che sarebbe nella misura del 15% circa in Eni diesel+) non migliora le emissioni rispetto a un carburante solo fossile, se si prende in considerazioni l’intero ciclo di vita del prodotto. Rispetto a questo, la Commissione Europea ha riconosciuto che le coltivazioni di palma da olio causano una significativa deforestazione e per questo fissa l’eliminazione progressiva dell’olio di palma dai biocarburanti a partire dal 2021, sebbene preveda poi alcune eccezioni, criticate da Legambiente e da diverse associazioni europee, impegnate nella campagna NotInmytank, e che invitano tutti a firmare entro l’8 marzo la consultazione pubblica on line per chiedere la modifica del testo.

Ci auguriamo che si arrivi presto a uno stop definitivo all’uso di biocarburanti, che di sostenibile hanno ben poco, a favore di una mobilità sempre più efficiente, sostenibile, elettrica, pubblica e condivisa. Speriamo che i biocarburanti veri, come gli olii vegetali usati, l’etanolo da scarti lignocellulosici e il biometano da rifiuti, sostituiscano i carburanti fossili nelle poche categorie di mezzi a motore in cui l’elettrico non sarà competitivo, per esempio nei traposti a lunga distanza.

Per queste ragioni abbiamo chiesto all’Europa di dire basta all’olio di palma per la produzione dei carburanti e contemporaneamente chiediamo all’Eni di smettere di usarlo prima di essere obbligata a farlo.

Stefano Ciafanihttps://www.lanuovaecologia.it
Presidente nazionale di Legambiente

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