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Rincaro energia, il 47% degli italiani lo attribuisce ai Paesi produttori di combustibili fossili

I dati dell’indagine Ipsos “Gli italiani e l’energia” presentata nella seconda giornata di lavori del Forum QualEnergia 2021. La diretta streaming sui siti del Forum QualEnergia e di Nuova Ecologia

Quanto ne sanno i cittadini italiani di sostenibilità, fonti rinnovabili, risparmio energetico, transizione ecologica. Ipsos lo ha chiesto loro nell’indagine “Gli italiani e l’energia” realizzata per Legambiente e Nuova Ecologia, i cui risultati sono stati presentati questa mattina da Andrea Alemanno, responsabile Ricerche Sostenibilità di Ipsos, e Luca Biamonte, direttore Relazioni Esterne e Comunicazione Editoriale Nuova Ecologia, nel secondo giorno del XIV Forum nazionale QualEnergia al centro congressi di Roma Eventi.

La conferenza, intitolata quest’anno “L’ora delle scelte – Le opportunità economiche tra PNRR e transizione energetica”, è organizzata da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club in partnership con Cobat, il patrocinio del Ministero della Transizione Ecologica e della Regione Lazio, e vede confrontarsi sul palco amministratori pubblici, docenti universitari, esperti e imprenditori del settore, oltre che la presenza del Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, Enrico Giovannini. La seconda giornata del forum è inoltre occasione per presentare il dossier “Rinfreschiamoci senza riscaldare il Pianeta 4.0 – I refrigeranti e il clima secondo Legambiente”.

Rincaro bollette, per il 47% degli italiani va attribuito ai produttori di combustibili fossili

Interpellato sulle possibili motivazioni dietro al rincaro dell’energia, il 47% degli intervistati ritiene che quest’ultimo sia da attribuire ai Paesi produttori di combustibili fossili e alle logiche geo-politiche correlate; il 37% imputa gli aumenti a una tardiva presa di coscienza del problema e al ritardo negli investimenti sulle fonti rinnovabili; appena il 16%, invece, ritiene che il rincaro sia dovuto a una transizione ecologica costosa. Proprio il tema del costo della transizione energetica, che tanto ha animato il dibattito negli ultimi mesi, polarizza le aspettative degli italiani: a tendere, per circa la metà della popolazione (48%) i costi della transizione saranno alti, per oltre la metà (52%) saranno invece convenienti. Invitati a esprimersi anche in merito alla Cop26, gli intervistati la giudicano per lo più un’occasione non sfruttata appieno, quando non persa.

Più in generale, otto italiani su 10 si dicono familiari con il concetto di sostenibilità. In crescita, rispetto allo scorso anno, quanti dichiarano un buon livello di conoscenza delle energie rinnovabili (il 62%, contro il 55% del 2020), sebbene meno del 10% sostenga di possedere un elevato grado di familiarità con il tema. Tra le fonti rinnovabili, il 77% della popolazione ritiene quella solare la più adatta alla produzione di energia su vasta scala, anche se è in crescita l’attenzione all’eolico off-shore e alla geotermia.

Guardando ai settori che potrebbero favorire uno sviluppo sostenibile, per il terzo anno consecutivo il settore energetico viene riconosciuto come trainante, con il 38% degli intervistati che lo cita al primo posto. Cresce ulteriormente l’importanza attribuita al settore dei trasporti e della logistica e aumenta in modo significativo quella riconosciuta al settore automobilistico.

“L’indagine rivela, da un lato, una crescente familiarità degli italiani con i temi della sostenibilità e dell’energia, dall’altro una conoscenza ancora insufficiente del mondo delle rinnovabili e del ruolo che l’Italia gioca nel settore: quasi un italiano su due percepisce, infatti, che il nostro Paese sia rimasto indietro sul tema, sebbene risulti in linea con la media europea – dichiara il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti –  D’altro canto, è rilevante il fatto che oltre la metà della popolazione reputi il ruolo delle rinnovabili positivo in relazione ai costi della transizione energetica e che gli italiani intervistati si mostrino disponibili a rivedere i propri stili di vita e le abitudini di consumo per contrastare il cambiamento climatico”.

“I risultati del sondaggio confermano quella che è la nostra percezione: gli italiani sono sempre più attenti al tema della sostenibilità in tutte le sue accezioni – commenta il vicepresidente del Kyoto Club, Francesco Ferrante – Ed è interessante, per esempio, la nuova sensibilità che emerge sul tema dei trasporti verso forme di mobilità più sostenibili. Particolarmente rilevante il fatto che in larga maggioranza siano consapevoli del fatto che anche gli attuali aumenti delle bollette energetiche non sono certo dovuti alla transizione ecologica e alle rinnovabili, ma piuttosto a una lentezza eccessiva nella fuoriuscita dall’economia basata sui fossili”.

Interrogati sui comportamenti che sono disposti ad adottare per salvaguardare l’ambiente, gli italiani citano al primo posto la scelta di fornitori energetici che utilizzano soltanto fonti rinnovabili – scelta che, accompagnata da misure adeguate, avrebbe ad esempio un importante impatto sulla decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento. Seguono, quindi, la sostituzione degli elettrodomestici con altri a ridotto consumo energetico e l’utilizzo di mezzi meno inquinanti e/o non energivori. Un numero più esiguo di italiani è invece incline a scegliere il trasporto pubblico e i mezzi di sharing mobility per i suoi spostamenti. Un buon numero si dichiara disponibile a risparmiare sull’utilizzo dei riscaldamenti in inverno e su quello dei condizionatori in estate.

Un importante segnale, quest’ultimo, che se tradotto in azioni concrete potrebbe contribuire notevolmente alla transizione energetica considerato che, dopo la CO2, i gas che alimentano le apparecchiature di condizionamento e di refrigerazione sono tra quelli che più incidono sulle emissioni di gas serra in atmosfera.

Il Report “Rinfreschiamoci senza riscaldare il Pianeta 4.0”

Come fotografa il Report “Rinfreschiamoci senza riscaldare il Pianeta 4.0 – I refrigeranti e il clima secondo Legambiente”, il funzionamento di queste apparecchiature è possibile grazie all’uso di miscele di gas fluorurati (detti anche F-gas), i più comuni dei quali sono gli HFC, responsabili da soli di oltre il 90% delle emissioni totali di fluorurati nell’UE. I fluorurati sono i gas da cui siamo “circondati” nella nostra vita quotidiana e tra le sostanze chimiche persistenti e spesso climalteranti; possono avere una lunga vita in atmosfera e sono definiti il tipo di gas serra più potente e duraturo emesso dalle attività umane.

Nonostante l’entrata in vigore del regolamento europeo (517/2014) che prevede la riduzione delle emissioni da F-gas di due terzi entro il 2030 per tutti gli Stati membri e la loro sostituzione con altre sostanze come i refrigeranti naturali, in Italia gli HFC sono gli unici gas che continuano a far registrare un aumento della loro concentrazione in atmosfera, pari al 4,4% delle emissioni nazionali di gas fluorurati. Utilizzati comunemente nelle apparecchiature di refrigerazione, in casa come al supermercato, e in quelle di condizionamento delle nostre abitazioni e automobili, gli HFC contribuiscono in misura preponderante all’effetto serra vista la loro capacità climalterante da 2.000 a 23.000 volte superiore a quella della CO2.

Se dopo l’entrata in vigore del 517/2014 molti Paesi hanno registrato una progressiva riduzione delle emissioni di F-gas, come la Spagna (-62%), la Francia (-22%) e il Regno Unito (-6%), così non può dirsi per l’Italia. Il nostro Paese è infatti diventato la nazione che più contribuisce – con ben il 17% delle emissioni dovute a refrigerazione e aria condizionata – alla diffusione degli F-gas a livello europeo, seguita a ruota da Francia (16%), Regno Unito (12%) e Germania (10%). Un primato poco ragguardevole, cui si aggiunge anche quello nelle emissioni legate alla refrigerazione commerciale (26%).

Una situazione destinata a complicarsi in quanto le apparecchiature che utilizzano queste sostanze chimiche persistenti, e spesso climalteranti, giocheranno un ruolo sempre più strategico nelle nostre vite: con le temperature elevate e l’umidità si prevede infatti che, entro il 2050, nel mondo due terzi delle famiglie potrebbero dotarsi di un condizionatore d’aria, portando il loro numero complessivo dagli attuali 1,6 a 5,6 miliardi (+250%). Inoltre, a preoccupare è la fotografia offerta dal rapporto Ecomafia 2021 di Legambiente che vede l’Italia al centro dei flussi illegali di gas refrigeranti introdotti in Europa, provenienti soprattutto dai corridoi dell’est.

“È evidente che nel nostro Paese qualcosa nell’applicazione del regolamento europeo non ha funzionato – dichiara Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente – Occorre un cambio di rotta immediato con una revisione del Regolamento EU 517/2014. Necessario pensare alla sostituzione degli F-gas con refrigeranti naturali, puntando ad una maggior efficienza della filiera del recupero e della valorizzazione dei refrigeranti di scarto, coniugando la necessità di protezione dell’ambiente e di mitigazione della crisi climatica con l’opportunità economica di un settore oggi sempre più importante”.

Contrasto agli F-gas: le azioni prioritarie

Secondo Legambiente è necessario anzitutto far comprendere l’elevato impatto ambientale di queste sostanze e le corrette modalità di gestione attraverso campagne di informazione e sensibilizzazione, sia tra gli utilizzatori degli impianti/cittadini, sia tra gli installatori/manutentori. Importante è prevedere sistemi di incentivazione/agevolazione per ridurre gli elevati costi di gestione del refrigerante a fine vita che oggi scoraggiano l’adozione delle prassi corrette di recupero e smaltimento; incentivare la formazione obbligatoria dei tecnici non solo verso i gas sottoposti a patentino F-gas, ma anche verso le alternative a gas naturali (CO2, ammoniaca e Hc); potenziare il sistema dei controlli e delle sanzioni per contrastare la crescente illegalità ambientale nel settore. Segue l’esigenza di accompagnare la revisione del Nuovo Regolamento Europeo sugli F-gas a livello istituzionale (Commissione EU, Camera, Senato, MiTE), adottando obiettivi e standard ambiziosi che permettano la decarbonizzazione del settore nel più breve tempo possibile; l’istituzione di un tavolo di lavoro permanente sulla sostenibilità del settore della refrigerazione e condizionamento; l’inserimento nel Green Public Procurement di misure sui temi della refrigerazione e condizionamento green, con specifiche che riguardino non solo l’efficienza energetica degli impianti, ma anche la tipologia di gas da utilizzare. Infine, la necessità della creazione di un Consorzio per il recupero e il trattamento di tali tipologie di gas, fornendo supporto ai manutentori/installatori, ed evitando la loro dispersione in atmosfera.

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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