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Emissioni, solo 67 Paesi al mondo si impegnano per l’obiettivo zero

Emissioni di gas serra

Solo 67 Paesi del mondo stanno rispettando gli impegni presi per raggiungere l’obiettivo di emissioni zero di anidride carbonica entro il 2050. Tra questi compare anche l’Italia, ma non vi è nessuno dei primi cinque Stati produttori di gas serra. A dirlo è il rapporto “The net zero challenge. Global climate action at a crossroads”, realizzato da World economic forum e Boston consulting group.

I 67 Paesi ‘virtuosi’ segnalati dal rapporto dei 195 Stati membri delle Nazioni Unite incidono per il solo 15% sulle emissioni globali. Di questi, 16 hanno sviluppato tabelle di marcia e obiettivi intermedi e solo 7 (Bhutan, Costa Rica, Danimarca, Islanda, Paesi Bassi, Suriname e Svezia, pari a solo il 2% delle emissioni globali di gas serra) hanno istituito inquadramenti politici che possono realisticamente sostenere l’obiettivo.

Il comportamento delle aziende

Il rapporto monitora anche le iniziative portate avanti dalle aziende per il raggiungimento dell’obiettivo di emissioni zero di anidride carbonica. Delle 7.000 società che collaborano con il Carbon disclosure project, vale a dire l’organizzazione senza fini di lucro che monitora le emissioni globali, solo una su otto rivela integralmente le proprie emissioni, ha un obiettivo definito di riduzione e di anno in anno lo sta effettivamente attuando.

Viceversa, il 65% degli obiettivi dichiarati è orientato al breve termine e si rivela poco ambizioso. In media, questi obiettivi sono circa la metà di quanto servirebbe per un mondo a 1,5 gradi. D’obbligo attendersi di più, considerato che le soluzioni tecnologiche necessarie per la decarbonizzazione sono ampiamente disponibili, i costi di abbattimento stanno diminuendo e le barriere sono spesso sopravvalutate.

Necessario un maggiore impegno da parte dei governi

Lo scatto in avanti deve essere garantito prima di tutto però dai governi che sono chiamati a uscire allo scoperto con impegni conformi agli obiettivi di Parigi, attraverso la progettazione di quadri politici per decarbonizzare l’economia, sostenere le industrie virtuose e proteggere quelle vulnerabili dalla concorrenza sleale ad alto contenuto di carbonio. Interventi che si possono concretizzare solo utilizzando strumenti come l’introduzione di tasse transfrontaliere sul carbonio e il sostegno a produzioni a basse emissioni. Solo se la tendenza globale cambierà in tal senso, il mondo potrà nutrire aspettative maggiori in vista della Cop26, Conferenza sul Clima di Glasgow del 2020.

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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