Emissioni auto, Parlamento europeo ok a taglio del 40% entro il 2030

Il progetto di legge rivede al ribasso il taglio del 45% proposto dalla commissione ambiente e prevede misure per accelerare l’introduzione delle auto elettriche, test in condizioni reali e un sostegno alla produzione europea di batterie

tubo scarico fumante di un autoveicolo

Tagliare le emissioni delle nuove auto del 20% entro il 2025 e del 40% entro il 2030. E’ la posizione adottata oggi dal Parlamento europeo a Strasburgo con 389 voti a favore, 239 contrari e 41 astensioni. Il progetto di legge rivede al ribasso il taglio del 45% proposto dalla commissione ambiente e prevede misure per accelerare l’introduzione delle auto elettriche, test in condizioni reali e un sostegno alla produzione europea di batterie. I costruttori dovranno garantire che i veicoli a emissioni zero e a basse emissioni come le auto elettriche abbiano una quota di mercato del 35% entro il 2030 e del 20% entro il 2025. Previste anche sanzioni alle case che non rispettano gli obiettivi: dovranno pagare un’ammenda al bilancio dell’Ue da destinare ai lavoratori altamente qualificati colpiti da cambiamenti nel settore automobilistico. Gli eurodeputati chiedono inoltre strumenti di finanziamento più forti per contrastare le possibili perdite di posti di lavoro. Ora dovranno cominciare i negoziati con il Consiglio, che deve adottare la sua posizione il 9.

“Ben venga il voto espresso oggi dal Parlamento europeo che si è pronunciato a favore di un taglio del 40% delle emissioni di Co2 delle nuove auto entro il 2030, un taglio per altro più ambizioso rispetto a quanto proposto dall’Esecutivo di Bruxelles. La notizia del voto arriva, tra l’altro, nella prima settimana di blocco ai diesel più inquinanti partito lunedì in diverse città italiane del bacino padano. Al ministro dell’Ambiente Sergio Costa chiediamo, nel Consiglio Ambiente di martedì prossimo, di sostenere la posizione del Parlamento. Per contrastare l’inquinamento e ridurre le emissioni inquinanti serve un’inversione di rotta e una regia comune dove l’Europa sia davvero protagonista, ma è anche importante che l’Italia a livello nazionale definisca un piano strategico per uscire dal diesel con interventi concreti, efficaci e replicabili su tutto il territorio, incentivando la mobilità sostenibile e orientando le tasse sui trasporti in misura proporzionale all’inquinamento”, così dichiara Andrea Poggio, responsabile mobilità sostenibile Legambiente ricordando che proprio oggi la “Coalition for Higher Ambition” una coalizione europea, promossa dal CAN,  di cui fanno parte imprese, investitori, autorità locali e regionali, insieme ad associazioni ambientaliste, tra cui Legambiente, ha scritto e inviato una lettera ai ministri europei dell’ambiente e trasporti, oltre che al presidente della Commissione Juncker e al Commissario per il clima Canete, in vista del Consiglio Ambiente del prossimo 9 ottobre per chiedere di sostenere la posizione del Parlamento, come primo passo per attuare l’Accordo di Parigi.

Di altro tono i commenti dei costruttori. “Anfia esprime tutta la sua forte preoccupazione per l’esito del voto di oggi, ritenendo non sostenibili per la filiera produttiva automotive target così aggressivi, a cui si aggiunge l’inasprimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 fino al 5% in più per i costruttori, in caso di mancato raggiungimento di una quota imposta di veicoli elettrici sul totale venduto (20% al 2025 e 35% al 2030)”. Lo afferma Aurelio Nervo, presidente dell’Associazione nazionale filiera industria automobilistica. “Quanto emerso dalla votazione – osserva – produrrà un impatto pesantemente negativo sull’occupazione in tutta la filiera produttiva automotive, forzando l’industria a mettere in atto una radicale trasformazione in tempi record e in assenza di un adeguato quadro di condizioni abilitanti per la transizione verso una mobilità a impatto zero, che non tiene in alcun conto il principio di neutralità tecnologica. Transizione che, peraltro, richiederebbe il coinvolgimento di più soggetti, sia per la realizzazione delle necessarie infrastrutture di ricarica, sia per arrivare ad una proposta accettabile da parte del mercato”.

Pubblicato il 3 ottobre alle 17:39
Primo aggiornamento il 3 ottobre alle 17:58
Secondo aggiornamento il 4 ottobre alle 9,50