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Eliski, Legambiente chiede una exit strategy

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Alcune settimane or sono il sindaco di Val Masino (So) con un’ordinanza ha vietato l’eliski in una vallata dove i velivoli a motore erano abituati a scorrazzare liberamente. Tra le motivazioni si legge che questa pratica “costituisce un turismo di spreco delle risorse ambientali senza apportare alcun beneficio per la valle”. Una presa di posizione coraggiosa, non unica nelle Alpi. Si va ad aggiungere al “No Eliski” del comune di Balme (To) e alla rinuncia al turismo motorizzato dell’Unione Montana Valle Maira (Cn). Con uno sguardo lungimirante tutte tre le amministrazioni hanno intravvisto nel turismo sostenibile estivo e invernale un elemento indispensabile per il successo economico del territorio. Perché come ricorda l’albergatore della Valpelline Daniele Pieller, da anni accanito oppositore dell’eliski, questo fa scappare scialpinisti e ciaspolatori che cercano un contatto diverso con la naturaappassionati che se hanno un elicottero che gli ronza sulla testa scappano.

I risvolti negativi dell’eliski non si limitano ai soli aspetti economici, c’è anche il problema della sicurezza del volo in montagna in un’epoca in cui i cambiamenti climatici si fanno sempre più pesanti con eventi estremi che stiamo imparando a conoscere e dove incautamente si sta assecondando un sempre maggior affollamento dei cieli. Il 23 gennaio scorso sul ghiacciaio del Rutor (Ao) si sono scontrati un elicottero con tanto di permessi e un aereo da turismo che non si sa per quale motivo fosse lì. Questo incidente, che ha causato 7 morti, è di per sé più che sufficiente per indurre un complessivo ripensamento sui limiti da imporre nei cieli montani. Ma i problemi procurati dai voli a motore non finiscono qui, si aggiungono altre criticità che vanno dal rischio di distacco valanghe a quelle ambientali dovute al rumore. Per la fauna selvatica, specie nel periodo invernale, il rumore dell’elicottero può essere fatale o perlomeno provocare l’abbandono dei quartieri di svernamento verso aree meno adeguate.

In materia di voli a motore il panorama normativo delle regioni montane è piuttosto contradditorio. L’eliski è vietato sul territorio delle Province Autonome di Trento e Bolzano, soggetto a regolamento in Piemonte e Valle d’Aosta e per il resto vige la deregulation. Non esiste una legge nazionale, infatti, l’Italia è l’unico paese alpino sprovvisto di normativa nazionale per i voli a motore in zone di montagna.

Da tempo Legambiente auspica che si pervenga ad un chiaro sistema regolatorio, così come sollecitato dalla Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi – Cipra, dove sia consentito e normato l’utilizzo dei velivoli destinati a voli di soccorso, servizio, protezione civile, etc., ma dove venga vietato l’utilizzo ludico dell’elicottero e in generale dei velivoli a motore.

Una posizione la nostra che può apparire drastica e limitativa nei confronti dello sviluppo montano. Non si tratta di disconoscere le difficoltà che sta attraversando la montagna in questo pesante momento economico, ma piuttosto di intervenire per creare nuove prospettive più coerenti con le tendenze climatiche in atto. Per questo è urgente costruire un percorso di uscita graduale che si possa risolvere nell’arco di un triennio affinché località come quelle valdostane che hanno puntato molto sull’utilizzo dell’elicottero possano attrezzarsi con prospettive di sviluppo meno impattanti. Oltre ai vincoli esistenti la fase transitoria a nostro parere dovrebbe perlomeno prevedere l’attuazione di norme che contemplino: maggiori controlli e trasparenza dei dati sulle rotazioni, da parte delle istituzioni locali; l’automatica interruzione delle attività in caso di vento forte e pericolo di valanghe di grado 4; una limitazione della stagione e degli orari diurni prevedendo in ogni comune in cui si pratica l’eliski la definizione di almeno 2 aree di interdizione della pratica; il contenimento della durata della convenzione con le società e soprattutto la revoca immediata della convenzione in caso di gravi inadempienze.

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