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Elettrosmog e 5G: rischi e opportunità nell’Italia del digital divide

5g, immagine di antenne in Svizzera

Sì alla banda ultralarga, con la fibra e il 5G, per colmare il divario digitale in Italia, ma con tutte le precauzioni necessarie a minimizzare l’esposizione ai campi elettromagnetici. Secondo Legambiente, l’avvento della tecnologia di quinta generazione è importante, ma impone un approccio fortemente cautelativo, in linea con le evidenze scientifiche: per comprenderne implicazioni e scenari, l’associazione organizza per lunedì 21 settembre un webinar dal titolo “Digitalizzazione del Paese, elettromagnetismo e 5G – La compatibilità tra lo sviluppo del settore delle telecomunicazioni e la tutela della salute”. Contestualmente, Legambiente scrive ai ministri e lancia una petizione al Governo per chiedere da un lato di sviluppare il 5G attuando il principio di precauzione, senza modificare i limiti di esposizione oggi previsti dalla normativa italiana, dall’altro di tornare alla precedente metodologia di misurazione, investendo nella ricerca epidemiologica indipendente sulle onde millimetriche e facendo un’adeguata campagna di informazione sui rischi connessi a comportamenti scorretti dei cittadini nell’uso del cellulare.

Tra i primi firmatari che hanno sottoscritto la petizione, Stefano Ciafani, presidente di Legambiente; Pietro Comba, del Collegium Ramazzini; Fiorella Belpoggi, direttrice dell’Istituto Ramazzini; Roberto Romizi, presidente di ISDE; Rosalba Giugni, presidente di Marevivo.

IL WEBINAR: LA DIGITALIZZAZIONE DEL PAESE, ELETTROMAGNETISMO E 5G

 

In fatto di digitalizzazione l’Italia si conferma tra i fanalini di coda in Europa: secondo l’indice Desi 2020 elaborato dalla Commissione europea, infatti, il Belpaese è al venticinquesimo posto tra gli Stati membri Ue. Fanno peggio soltanto Romania, Grecia e Bulgaria. Digitalizzare l’intero territorio nazionale – comprese le aree montane e i piccoli Comuni che più di altri pagano una carenza di servizi e infrastrutture adeguate e di accesso alla rete – è dunque una priorità, come evidenziato anche dall’emergenza Covid-19. A patto, però, che vengano messe in campo tutte le attenzioni possibili nella diffusione della banda ultralarga e nello sviluppo delle tecnologie correlate.

Il webinar si propone di fare chiarezza sulla gestione dello sviluppo del nuovo standard 5G: insieme a personalità del mondo tecnico e scientifico, ci si interrogherà su come raggiungere gli obiettivi di digitalizzazione, sui rischi sanitari correlati e su come sia possibile prevenirli, sui passi fatti dalla ricerca e sul possibile ruolo delle amministrazioni attraverso i regolamenti comunali per localizzare le stazioni radio base. A rispondere alle domande saranno esperti dell’Istituto Ramazzini, delle Agenzie regionali per la protezione ambientale, tecnici della comunicazione e giuristi. L’evento verrà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook e sul sito web della Nuova Ecologia, sulla pagina Facebook e sul canale YouTube di Legambiente.

Alcuni studi recenti. La Monografia 102 del 2013 dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione definisce i campi elettromagnetici a radiofrequenza come “possibilmente cancerogeni per l’uomo” sulla base di diversi studi sul rischio di tumore cerebrale per gli utilizzatori di telefoni cellulari. La IARC ritiene “credibile” questa relazione di causa ed effetto, sebbene al momento non possa escludersi il ruolo di fattori alternativi. Altri due recenti esperimenti di laboratorio eseguiti dal National Toxicology Program negli USA e dall’Istituto Ramazzini di Bologna hanno mostrato eccessi di rischio per i tumori del sistema nervoso a livello cerebrale e cardiaco con esposizioni prolungate a 50 V/m: da qui la necessità della IARC di includere fra le sue priorità per il 2020-24 una nuova valutazione del rischio di cancro associato ai campi elettromagnetici a radiofrequenza.

I risultati dei recenti studi sperimentali, che confermano una tendenza a mostrare criticità ad alte esposizioni (50 V/m) per un elevato numero di ore – comparabili a quelle permesse nei Paesi europei – hanno creato del resto un forte allarme tra i cittadini, in concomitanza con gli annunci sulla diffusione del 5G in Italia. Tanto che le loro preoccupazioni della cittadinanza, unite alle più recenti mobilitazioni, hanno portato diversi sindaci a rifiutare la sperimentazione della nuova tecnologia sul proprio territorio: secondo il comitato Alleanza Italiana per lo Stop al 5G, sono 600 i Comuni o enti italiani ad avere adottato provvedimenti contrari, mentre la sperimentazione è già stata avviata in 120 città italiane.

Che cosa chiede nel dettaglio Legambiente – Vista la già accertata pericolosità ad alte esposizioni per lunghi intervalli di tempo delle frequenze finora utilizzate per la telefonia mobile, simili a quelle che verranno utilizzate per il 5G (700 MHz e 3600 MHz), Legambiente chiede:

  •  che si mantengano i valori di attenzione cautelativi per i valori di campo elettrico di 6 V/m, entro i quali gli studi sperimentali non hanno osservato effetti avversi;
  • di rivedere l’art. 14 del Decreto Sviluppo “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” prevedendo che la misurazione dei campi elettromagnetici passi dall’attuale media di 24 ore a quella dei 6 minuti nelle ore di maggior traffico telefonico;
  • una ricerca indipendente, epidemiologica e sperimentale sulle onde millimetriche del 5G a 26 GHz per approfondire i possibili impatti sulla salute di questa particolare frequenza;
  • di promuovere nei Comuni l’adozione del regolamento per localizzare le antenne

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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