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Elettromagnetismo e 5G, no all’aumento dei limiti di esposizione

Tre parlamentari di Italia Viva hanno proposto un emendamento al decreto governance del Pnrr per innalzare i limiti di campo elettrico fino a 61 V/m, dagli attuali 6 V/m. Un mix pericoloso che metterebbe a rischio la salute della popolazione e la biodiversità

Lo abbiamo detto e ribadito più volte, non vi è alcuna ragione che richieda l’innalzamento dei limiti di esposizione in tema di elettromagnetismo. Anzi, vi sono tutte le ragioni scientifiche che dimostrano come il nostro valore di attenzione di 6 V/m per i luoghi a permanenza superiore alle quattro ore giornaliere sia cautelativo rispetto ai possibili rischi da esposizioni prolungate e continuative ad alti livelli che i parlamentari di Italia Viva Nobili e Marco Di Maio vorrebbero per il nostro Paese e per tutelare la cittadinanza.

Questo, infatti, è quanto si legge nell’emendamento proposto della I e VIII Commissione della Camera “Conversione in legge del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, recante governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure”: «Per garantire la tutela della popolazione dall’esposizione ai campi elettromagnetici generati dalle stazioni e sistemi o impianti radioelettrici, impianti per telefonia mobile, impianti fissi per radiodiffusione, si applica quanto stabilito dalla raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 12 luglio 1999 relativa alla limitazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici da 0Hz a 300GHz e successive modifiche e integrazioni. Le tecniche di misurazione e di rilevamento da adottare sono quelle indicate nelle specifiche norme e linee guida CEI e loro successive emanazioni».

La proposta dei tre parlamentari appare quanto meno surreale: una proposta di innalzamento dei limiti di campo elettrico fino a 61 V/m, in barba alle indicazioni provenienti dalla scienza, e a quanto cittadini e Comuni stanno chiedendo da più tempo, che si aggiungerebbero alle attuali tecniche di misurazione: un mix pericoloso che metterebbe a rischio la salute della popolazione e la biodiversità.

Il limite di 61 V/m, infatti, non tiene conto delle numerose evidenze scientifiche che hanno ormai dimostrato la presenza di effetti biologici non termici anche molto gravi, fino a forme tumorali

Non potevamo immaginare scenario peggiore. Purtroppo è altamente improbabile tutelare la popolazione da qualsiasi forma di inquinamento innalzando i limiti di esposizione. La stessa Unione Europea sta riprendendo il tema in mano con forza non soltanto per approfondire e meglio indagare sulla tecnologia 5G, ma a quanto pare anche per abbassare i limiti di 61 V/m.

Quello che fa più paura e che ci preoccupa è che gli emendamenti proposti dai 3 parlamentari non si basano su nessuna evidenza scientifica, che riteniamo debba essere un consulente prioritario per proposte di modifiche così importanti che possono avere a che fare con la salute.

Il limite di 61 V/m, infatti, non tiene conto delle numerose evidenze scientifiche che hanno ormai dimostrato la presenza di effetti biologici non termici anche molto gravi, fino a forme tumorali. Tanto è che i livelli di riferimento a cui fa riferimento uno dei due emendamenti, ovvero quelli dell’allegato III della Raccomandazione del Consiglio CE 1999/519/CE di 61 V/m, sono validi solo per gli effetti termici, unici effetti considerati nella Raccomandazione, peraltro stabiliti irradiando inverosimili manichini di plastica riempiti di un gel proteico. Ma il corpo umano è un sistema decisamente più complesso e, purtroppo, i possibili effetti non sono unicamente quelli legati all’aumento di temperatura dei tessuti biologici.

Inoltre il rapporto tra il valore attualmente vigente in Italia per il campo elettrico (6 V/m) e quello proposto (61 V/m) non è banalmente un rapporto 1 a 10, come si vorrebbe lasciar intendere. Il campo elettrico infatti non è sufficiente ad esprimere l’intensità di un campo elettromagnetico in quanto, come dice la parola stessa, manca il contributo del campo magnetico, assolutamente rilevante dal punto di vista biologico, anche se in modo diverso dal campo elettrico. La grandezza fisica che descrive complessivamente un’onda elettromagnetica è la densità di potenza e si misura in Watt/mq: ebbene nel passaggio del campo elettrico da 6 V/m a 61 V/m, la densità di potenza passa da 0,1 a 10 Watt/mq, quindi il vero salto non è da 1 a 10, bensì da 1 a 100!

Ribadiamo che non vi è nessuna necessità di adeguamento ai limiti europei, infatti la stessa Raccomandazione cita: “gli Stati membri hanno facoltà, ai sensi del Trattato, di fornire un livello di protezione più elevato di quello di cui alla presente Raccomandazione” e l’Italia fino ad oggi ha fatto bene il suo dovere.

Una richiesta che sembri arrivare direttamente dal mondo dell’industria delle telecomunicazioni che più volte ha esercitato pressioni e avanzato richieste di innalzamento dei limiti di esposizione in una logica basata sul massimo profitto e la minima attenzione verso il Principio di Precauzione: infatti con gli attuali parametri vigenti in Italia il 62% degli impianti non è espandile al 5G, a meno di usare interventi di reingegnerizzazione che però presentano inevitabili costi. È molto più semplice ed economico innalzare i limiti, e di conseguenza le esposizioni, situazioni peraltro già viste in passato, a livello ambientale, anche in altri contesti.

Come Legambiente ribadiamo il nostro sì convinto alla digitalizzazione del Paese, ma i limiti elettromagnetici non si toccano, finché la scienza non ci dirà con assoluta certezza che l’eventuale modifica non ha ripercussioni sanitarie. Ma, ad oggi, le cose non stanno così!

Dobbiamo agire subito per fermare questo scempio. L’appello ai cittadini e alle cittadine nel continuare a far sentire la propria voce attraverso la petizione 5G, NO ALL’AUMENTO DEI LIMITI DI ESPOSIZIONE: UN RISCHIO PER LA SALUTE DI TUTTI! che riprende la sua corsa. Ma anche alle realtà associative nazionali e locali sottoscrivendo la lettera indirizzata a Draghi e ai due presidenti di Camera e Senato che ha già raccolto le adesioni di 58 realtà presente sul sito Vogliamo limiti cautelativi. E ai parlamentari e alle parlamentari che avranno il compito di decidere sugli emendamenti proposti da Italia Viva. Un voto determinante per il futuro di questo Paese e la salute della popolazione.

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Katiuscia Eroe
Katiuscia Eroe è Responsabile energia di Legambiente. cura i dossier Comuni rinnovabili. Stop sussidi alle fonti fossili e collabora a numerose pubblicazioni (Rapporto Onre. Tutti in classe A. ecc.). Per conoscerla meglio: www.flickr.com/photos/legambiente/24017132373. Contatti: k.eroe@legambiente.it

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