sabato 28 Novembre 2020

Trento, Mantova e Pordenone le città con le migliori performance ambientali

Seguono nei primi cinque posti Bolzano e Reggio Emilia. Male Pescara, Palermo e Vibo Valentia. I dati del report annuale Ecosistema Urbano 2020 di Legambiente. La diretta in streaming

Prima Trento, poi a seguire Mantova, Pordenone, Bolzano e Reggio Emilia. Sono queste le città che più di tutte in Italia stanno pianificando trasformazioni urbane in chiave green. Lo dice Ecosistema Urbano 2020, il report annuale sulle performance ambientali dei capoluoghi italiani stilato da Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 ore.

I dati vengono presentati questa mattina nel corso di un webinar trasmesso in diretta streaming sulle pagine fb di Legambiente, La Nuova Ecologia e sul sito del Sole 24 ore moderato dal giornalista Giacomo Bagnasco del Sole 24 ore, con la partecipazione di Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, Mirko Laurenti, responsabile rapporto Ecosistema Urbano, Lorenzo Bono di Ambiente Italia. Tra gli interventi in programmi quelli della ministra delle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli, della vicepresidente Anci e sindaco di Torino Chiara Appendino, del sindaco di Brescia Emilio Del Bono, di Paolo Zanella dell’Associazione transizione ecologica, mobilità e beni comuni di Trento, del direttore generale di Ispra Alessandro Bratti e del presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani. Un confronto utile per parlare del futuro delle nostre città e delle sfide urbane legate all’emergenza coronavirus.

Un Paese a due velocità

Dal dossier emerge l’immagine di un Paese che viaggia a due velocità: da una parte c’è un’Italia più dinamica e attenta alle nuove scelte urbanistiche, ai servizi di mobilità, alle fonti rinnovabili, alla progressiva restituzione di vie e piazze ai cittadini, alla crescita degli spazi naturali; dall’altra un’Italia più statica con un andamento troppo ‘lento’ nelle performance ambientali delle metropoli soprattutto sul fronte smog, trasporti, raccolta differenziata e gestione idrica.

La graduatoria è stata stilata tenendo conto dei dati comunali relativi al 2019, quindi ad un contesto pre-pandemia. Trento e Mantova mantengono come lo scorso anno il primo e il secondo posto in graduatoria con buone performance complessive, seguite da Pordenone che, dopo una lenta scalata, conquista il terzo posto superando così Bolzano che scende al quarto posto. Quinta la città di Reggio Emilia protagonista di una rincorsa alla top ten costante negli ultimi anni. In fondo alla graduatoria troviamo invece: Pescara (102esima), Palermo (103esima) e Vibo Valentia (104esima).Tra le grandi città, dove nel complesso si registra un andamento lento nelle performance ambientali legate soprattutto a smog, trasporti e gestione idrica, si conferma la crescita di Milano (29esima) sempre più attenta alla vivibilità urbana. A completare il quadro di Ecosistema Urbano, le 17 Best Practices premiate oggi per raccontare anche quelle esperienze virtuose in campo e che meritano di essere replicate sul territorio nazionale. Tra queste c’è Cosenza che sull’esempio di Pesaro ha realizzato la Ciclopolitana, una rete ciclabile lunga più di 30 Km che sarà ultimata entro fine 2020. Prato che vanta un complesso residenziale (il NzeB di San Giusto), un mix di alta efficienza energetica con bassi costi di costruzione, pensato per il fabbisogno di famiglie in difficoltà economiche. Benevento che punta a realizzare una rete di quasi 25 chilometri di piste ciclabili integrate con i mezzi del trasporto pubblico e ferroviario per migliorare la mobilità urbana e sviluppare il turismo.

Secondo il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, “l’Europa ha destinato al nostro Paese 209 miliardi di euro, una cifra molto importante che non potrà non riguardare le aree urbane, utili anche per il raggiungimento degli obiettivi Onu sullo sviluppo sostenibile al 2030. È qui infatti che si gioca una partita fondamentale per fronteggiare le tre crisi attuali – l’emergenza sanitaria, economica e climatica – e per vincere la sfida della modernizzazione del Paese. I dati contenuti in questa edizione di Ecosistema Urbano, relativi al 2019 e quindi ad una situazione pre-pandemia, ne sono la testimonianza più evidente.  L’Italia non può mancare questa occasione irripetibile per rendere le nostre città più moderne, sostenibili e sicure. Dopo decenni di discussioni, analisi dei problemi e definizione della loro soluzione (come abbiamo fatto con questo rapporto annuale), ora abbiamo la possibilità di risolverne una gran parte grazie alle risorse europee. Le soluzioni da adottare le ritroviamo a macchia di leopardo in diversi capoluoghi di provincia. Noi col Rapporto Ecosistema Urbano le raccontiamo annualmente per rendere merito agli amministratori più smart e coraggiosi e farle copiare da quelli meno innovativi e temerari, perché le buone idee non hanno copyright”.

“Con Ecosistema Urbano – spiega Mirko Laurenti, responsabile Ecosistema Urbano– vogliamo dare un contributo alla riflessione globale sul futuro delle città, partendo dalle esperienze positive, da chi è riuscito negli anni a realizzare significative azioni e cambiamenti in chiave green. Nel nostro Paese la sfida, ora, deve essere quella di pianificare gli interventi dandogli continuità. Copiare dalle altre città europee. Far sì che il Governo istituisca finalmente una cabina di regia per le città e, utilizzando con criterio il Recovery Fund europeo, sostenga e spinga i sindaci affinché imbocchino con decisione la strada della sostenibilità, dando gambe a quei progetti che rappresentano l’unica via per stare al passo con l’Europa e il resto del mondo, guardando con fiducia a un futuro più sostenibile, condiviso, salubre. I cittadini delle nostre città, in gran parte, lo chiedono con forza”.

La classifica generale

Trento, prima in classifica, migliorai valori medi complessivi sia per quel che concerne il biossido di azoto (NO2) che per le Pm10. Cresce la percentuale di rifiuti raccolti in modo differenziato: Trento sfiora l’83% nel 2019, era poco sopra l’81% nel 2018, e si conferma tra le città migliori in questo parametro (è sesta). A completare il quadro c’è il decrescere dei rifiuti prodotti che calano dai 465 chili per abitante/anno dell’anno passato, agli attuali 462. Crescono i passeggeri trasportati dal servizio di TPL (da 185 viaggi per abitante annui del 2018 ai 190 del 2019), ma cala lo spazio destinato alle infrastrutture dedicate alla ciclabilità. Si registra un costante miglioramento del capoluogo trentino nell’indice dedicato al consumo di suolo che si ferma a 8,20/10 (lo scorso anno era a 7,40/10, due anni fa a 6,25) e lascia Trento appena fuori dalla top ten: è undicesima.

Anche Mantova, capoluogo lombardo, mantiene buone performances negli indici legati all’inquinamento atmosferico. Scendono di poco i consumi idrici, peggiorano le perdite della rete, che però rimangono appena al di sopra del 15%, settimo capoluogo assoluto in questo indice. Sale la produzione totale di rifiuti (da 513 Kg pro capite all’anno, a 531 quest’anno), ma continua a crescere la raccolta differenziata dove Mantova è la terza assoluta (dopo Ferrara e Pordenone), con una percentuale di 85,6% di differenziata.

Pordenone, terza in classifica, quarta lo scorso anno e sesta due anni fa, deve il raggiungimento del podio a un miglioramento generale visibile già negli indici legati all’inquinamento atmosferico dove abbatte le concentrazioni dell’NO2, peggiora di poco, rimanendo comunque nei limiti, per le polveri sottili e addirittura quasi dimezza i giorni di superamento dell’ozono rispetto all’anno precedente. Si registrano quasi ovunque lievi miglioramenti come nei consumi idrici (da 168 a 162 litri per abitanti al giorno da un anno all’altro), o nelle perdite della rete idrica dove la città friulana è quella che spreca meno in assoluto: solo l’11,3% dell’acqua immessa in rete non arriva ai rubinetti. Bene la raccolta differenziata dei rifiuti, Pordenone è la seconda assoluta con l’86,1%,dietro solo a Ferrara, nel consumo di suolo il capoluogo friulano quasi raddoppia il suo indice rispetto all’anno passato: da 3,95 su 10 all’attuale 6/10. Unica nota negativa, il lieve calo dei passeggeri trasportati dal servizio di TPL (che scendono dai 62 del 2018 agli attuali 58 viaggi per abitante all’anno) o alla produzione di rifiuti dove si passa dai 514 chili pro capite dell’anno dello scorso anno agli attuali 521.

Anche Bolzano, quarta, e Reggio Emilia, quinta, confermano buone performance ambientali. La prima mantiene, ad esempio, una buona qualità dell’aria con tutti e tre gli indici entro i limiti, ma peggiorando lievemente nei giorni di superamento dei limiti per l’ozono. Sale di poco la percentuale di acque disperse dalla rete (poco più del 31% nel 2018, poco oltre il 32% quest’anno), ma scendono i consumi idrici. Cresce ancora il monte rifiuti prodotti (512 kg/abitanti/anno nel 2018, 524 quest’anno), ma aumenta la raccolta differenziata che si attesta al 67%. Migliora di pochissimo anche nell’indice del consumo di suolo che vede Bolzano tra le migliori in assoluto: è sesta con 9,40 su 10 (era a 9,35 l’anno passato).

Reggio Emilia ha buoni numeri dei tre indici legati all’inquinamento atmosferico, stabili i consumi idrici e le energie rinnovabili. Peggiora nel totale dell’acqua potabile dispersa (era poco sotto il 22% lo scorso anno, sale al 25,2% quest’anno) e nel monte di rifiuti prodotti che cresce dai 695 chili pro capite all’anno, agli attuali 699. Migliora però in quasi tutto il resto: cresce la raccolta differenziata che oltrepassa l’80% (82,9%) e fa del capoluogo reggiano la quinta assoluta nell’indice; salgono i passeggeri trasportati dal servizio di trasporto pubblico (dagli 87 viaggi per abitante all’anno dell’anno scorso agli attuali 100); aumenta lo spazio per i pedoni e quello dedicato alla ciclabilità dove Reggio Emilia si conferma di gran lunga la migliore in assoluto. Da segnalare però l’arretramento del capoluogo emiliano-romagnolo nell’indice che misura il consumo di suolo, dove scende da 7,05 su 10 dello scorso anno, a 6/10 quest’anno.

La situazione nelle grandi città

Nella classifica generale di Ecosistema Urbano 2020 in ripresa Torino 80esima in graduatoria(lo scorso anno era 88esima)e Bari 84esima (lo scorso anno era 87esima), lieve calo in graduatoria invece per Bologna 16esima (lo scorso anno era 13esima) e Venezia 27esima (lo scorso anno era 16esima). In generale i grandi centri faticano a dare risposte alle criticità che le attanagliano. A confermarlo i numeri sempre più elevati delle concentrazioni di biossido di azoto o dei giorni di superamento dei limiti dell’ozono a Torino, il crescente numero di auto circolanti per Torino e Roma (Torino a 64 auto ogni 100 abitanti, Roma a 62) e l’immobilismo nei numeri del trasporto pubblico ancora a Roma. L’imbarazzante 19,2% della raccolta differenziata a Palermo o il 36,2% fatto registrare da Napoli (il 35% era l’obiettivo normativo da raggiungere nel 2006), oppure il 3,60 su 10 che Venezia raggiunge nell’indice dedicato al suolo consumato (era a 3,90/10 lo scorso anno), così come il fatto che a Bari quasi il 50% dell’acqua potabile immessa in rete va sprecata (il 49%, era il 48,8% lo scorso anno). Fa eccezione Milano, sempre più attenta negli ultimi anni alla mobilità sostenibile e intermodale. È l’unica grande città ad avere una rete idrica che perde molto meno del 25% dell’acqua immessa in rete: quarta assoluta con appena il 13,7% di perdite (era 15,2% lo scorso anno).

Ultimi posti della classifica per Pescara, Palermo e Vibo Valentia

In fondo alla classifica generale si trovano Pescara, Palermo e Vibo Valentia. Il capoluogo abruzzese, terz’ultimo in graduatoria, non risponde da due anni alle domande di Legambiente. Anche Vibo Valentia, ultima in classifica, colleziona una enorme quantità di ‘nd’. L’unica nota positiva, il dato sulla raccolta differenziata che passa dal 26% segnalato negli ultimi anni al 46,3%, ed il contestuale calo del monte rifiuti prodotto che vale al capoluogo calabrese il quarto posto assoluto nell’indice dedicato con 395 kg/ab/anno. Palermo, penultima in graduatoria, oltre alla raccolta differenziata che si attesta al 19,2%, registra un calo dei passeggeri trasportati dal trasporto pubblico, scende la superficie dedicata alle infrastrutture per la ciclabilità, facendo del capoluogo siculo uno dei peggiori del Paese con poco più di un metro equivalente ogni 100 abitanti. La città sicula arretra anche nell’indice dedicato al suolo consumato dove si ferma solo a 7,60 su 10 mentre lo scorso anno faceva registrare un più confortante 8,25/10.

 

Classifica Ecosistema Urbano 2020

I dati su aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia

Ecosistema Urbano esamina oltre 30mila dati raccolti attraverso questionari inviati da Legambiente ai 104 Comuni capoluogo e alle informazioni di altre fonti statistiche accreditate. Il punteggio, in centesimi, viene assegnato sulla base dei risultati ottenuti nei 18 indicatori considerati da Ecosistema Urbano che coprono sei principali aree tematiche: aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia.

Aria

Per le PM10 i dati 2019 confermano il miglioramento già evidenziato lo scorso anno. Per la prima volta il valore limite per la protezione della salute umana previsto dalla direttiva comunitaria (media annua di 40 μg/mc) è rispettato in tutte le centraline e salgono da 15 a 17 le città in cui tutte le centraline registrano livelli inferiori al valore obiettivo indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (media annua di 20 μg/mc). Considerando i superamenti annui del limite dei 50 μg/mc, la situazione peggiora: 30 capoluoghi superano i 35 giorni consentiti dalla normativa nell’arco dell’anno (erano 29 nel 2018). Nel 2019 si dimezzano le città dove il valore medio delle concentrazioni di biossido di azoto (NO2), misurate dalle centraline in ambito urbano, è superiore al limite di legge di 40 μg/mc. Scende ancora anche il valore medio relativo a tutti i capoluoghi, da 26,9 μg/mc a 26,1 μg/mc, mentre il numero di città in cui almeno una centralina ha rilevato concentrazioni medie annue superiori ai 40 μg/mc, sale a 20 (erano 18 nel 2018). Anche per quel che riguarda l’ozono c’è un lieve miglioramento complessivo. Nel 2019 scende il numero di città in cui il valore medio delle centraline supera la soglia di protezione della salute umana: sono 49 (erano 53 lo scorso anno e 63 due anni fa).

Rifiuti

La percentuale di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani è in costante miglioramento e si attesta su un valore medio di 58%, quasi quattro punti percentuali in più rispetto al 54,3% dell’anno precedente (era 50,4 % nel 2017 e 47,4% nel 2016). L’obiettivo di legge del 65% fissato per il 2012 è stato raggiunto da 46 città, nove in più rispetto all’anno precedente, mentre la soglia del 35%, prevista per il 2006, non è stata ancora raggiunta da 13 comuni (erano 18 nel 2018 e 27 nel 2017). Nove i capoluoghi che superano la soglia dell’80%. La produzione di rifiuticontinua a mostrare un andamento altalenante. Nel 2019 torna a scendere la media (530 Kg pro capite), avvicinandosi ai valori del 2017 (528 kg), lo scorso anno era a 537 kg pro capite.

 Rete idrica colabrodo

Il 36% dell’acqua potabile non arriva ai rubinetti. Cresce il numero di città in cui viene disperso il 50% e oltre di acqua.  In 19 città (erano 18 lo scorso anno) la metà dell’acqua immessa nelle condutture non arriva ai rubinetti dei cittadini. A Campobasso, Frosinone, Latina, Trapani Vibo Valentia oltre dei due terzi dell’acqua immessa in rete va persa. Resta stabile, come nelle ultime due edizioni, il valore medio delle perdite: 36%. Nel 2019 sono 6 le città (una in più dello scorso anno) che contengono le perdite entro il 15%: Livorno, Macerata, Milano, Monza, Pordenone e Trento.

Trasporto pubblico

Migliora complessivamente, seppur di poco, il servizio di trasporto pubblico. Venezia, Milano e Genova (in crescita) tra le città con più di 200mila abitanti, Brescia, Cagliari (in miglioramento) e Trento tra quelle con una popolazione compresa tra 80 e 200mila abitanti, Pavia e Siena tra le piccole (meno di 80mila residenti) sono le città dove bus, tram e metropolitane sono maggiormente attrattivi. Il tasso di motorizzazionedei capoluoghi italiani, invece, continua inesorabilmente a salire: 63,3 auto ogni 100 abitanti nel 2017, 63,9 nel 2018, 64,6 auto ogni 100 abitanti quest’anno. Aumenta anche, però, il numero di città in cui si registra un calo del parco auto circolante: passano da 7 a 11. Oltre al caso particolare di Venezia (che conta 42 auto ogni 100 abitanti), solo Genova e Milano registrano un tasso inferiore a 50 auto/100 abitanti. Diminuisce, ma troppo lentamente, il numero di vittime della strada: i dati aggiornati al 2019 mostrano un calo del 1,7% degli incidenti (75.673) e del 2,1% dei feriti (100.426). Più consistente la diminuzione del numero di morti (161), pari al -4,8%. Il valore medio di morti e feriti ogni 1.000 residenti scende a 5,43. Nel 2019 il numero di morti per 100mila abitanti è più elevato della media nazionale (5,3) in 9 regioni, (da 9,2 del Molise a 5,6 della Toscana), più basso in Valle d’Aosta (3,2), Campania (3,8) e Liguria (4,1). Tra le vittime risultano in aumento i ciclisti (253; +15,5%) e i motociclisti (698; +1,6%); in diminuzione le altre categorie di utenti: pedoni (534; -12,7%), ciclomotoristi (88; -18,5%), occupanti di veicoli per il trasporto merci (137; -27,5%) e automobilisti (1.411; -0,8%). Il marcato aumento delle vittime tra i ciclisti, soprattutto su strade statali nell’abitato e fuori città, è associato anche a una crescita degli incidenti stradali che coinvolgono biciclette (+3,3%).

Mobilità attiva

Portare sotto il 50% del totale la quota massima di spostamenti motorizzati individuali con mezzi privati all’interno del territorio comunale. Un traguardo non impossibile da raggiungere, come dimostrano Bolzano, Pesaro e Ferrara, ma anche Milano, Torino, Bologna, Firenze. A Reggio Emilia si espande ulteriormente la rete ciclabilee si conferma di gran lunga la prima in questo indice con 44,4 metri equivalenti ogni 100 abitanti di percorsi per le bici (era a 43 lo scorso anno), seguita da Cremona e Mantova, entrambe oltre i 30 metri equivalenti/100ab. Stabile l’estensione media delle isole pedonaliche si conferma a 0,47 m2per abitante, come nel 2018 (0,45 m2nel 2017).

Fonti rinnovabili

Crescono ancora le fonti di energia pulita. Sono 33 i capoluoghi di provincia (27 lo scorso anno) che grazie al mix delle fonti rinnovabili riescono a coprire il 100% dei fabbisogni elettrici delle famiglie residenti. Si tratta di un calcolo teorico basato sulla produzione stimata delle diverse tecnologie presenti nei territori in rapporto ai consumi medi delle famiglie nel nostro Paese. Seppur teorici sono risultati importanti perché danno l’idea di come già oggi, con le tecnologie disponibili, sia possibile produrre energia sufficiente per coprire le esigenze dei territori. 84 (erano 90 lo scorso anno) le città capoluogo che hanno almeno un impianto solare termico o fotovoltaico sui tetti degli edifici pubblici di loro proprietà. In particolare sono 75 quelli che presentano impianti solari termici, per complessivi 20.501 metri quadrati di pannelli, 83 invece quelli che presentano impianti solari fotovoltaici per complessivi 66 MW.

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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