venerdì, Ottobre 30, 2020

Ecoreati da record

Relazione della commissione Ecomafia

Mai nella storia del nostro Paese sono stati effettuati tanti arresti per crimini contro l’ambiente come nel 2017, così come non si erano mai viste tante inchieste sui traffici illeciti di rifiuti. Mai. Tanto che di ordinanze di custodia cautelare emesse per reati ambientali se ne sono contate nel 2017 la bellezza di 538, più del doppio rispetto all’anno precedente. Gli illeciti ambientali contestati sono stati ben 30.692 (+ 18,6%), più o meno 84 al giorno, 3,5 ogni ora. Boom anche di persone denunciate (39.211, con un incremento del 36%) e dei sequestri effettuati (11.027, + 51,5%). Nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso si sono verbalizzati il numero più alto di infrazioni, 13.488, quasi il 44% del totale nazionale, cui vanno aggiunte le 13.413 denunce, i 207 arresti e i 3.699 sequestri: sintomo che continua prepotentemente la pressione dell’ecomafia in questi territori.
È ciò che emerge dal “Rapporto Ecomafia 2018”, un’edizione che racconta un Paese sempre meglio attrezzato nel combattere gli ecocriminali e, allo stesso tempo, di una presenza ancora troppo smaccata di questi ultimi. Arresti e inchieste sono frutto dell’applicazione ai casi concreti della legge 68 sugli ecoreati e del forte rilancio dell’azione repressiva contro i trafficanti di rifiuti. Sempre nel 2017 le inchieste per traffico organizzato (dal 6 aprile 2018 disciplinato dal nuovo art. 452 – quaterdecies del codice penale, grazie all’entrata in vigore del dlgs 21/2018), sono state ben 76, più che raddoppiate rispetto al 2016, quando erano state 32), con ben 177 arresti. Più che raddoppiati anche i trafficanti denunciati (992, contro i 463 del 2016), mentre i rifiuti sequestrati dalle 556mila tonnellate del 2016 sono arrivati a più di 4,4 milioni di tonnellate, otto volte di più.
Dal punto di vista economico il risultato non poteva che essere l’ennesima impennata del fatturato dell’ecomafia, che sale a quota 14,1 miliardi, una crescita del 9,4%.
A peggiorare ancora di più il quadro, l’impressionante elenco di incendi divampati negli impianti di gestione e trattamento di rifiuti in tutta Italia. Secondo la commissione bicamerale d’inchiesta sul Ciclo illegale dei rifiuti della precedente legislatura, dal 2014 al 2017 sarebbero più di 260 i casi censiti. Distribuiti principalmente dove ci sono più impianti di trattamento, quindi al nord (47,5%). “Solo in cinque casi è stata esercitata l’azione penale per il delitto di incendio, doloso o colposo, mentre negli altri casi – scrive la commissione – l’incendio è stato occasione per accertare altri reati ambientali, derivanti da irregolarità nella gestione degli impianti”. l

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Sono 15 euro per i circoli, 22 euro per il pubblico (fino a che non esce su Ibs).

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