Economia circolare. La corsa a ostacoli dell’economia verde

Rallenta la crescita del business circolare in Italia. L’obbligatorietà del Gpp e dei Cam può dare un’accelerata per restare primi in Europa. Ma lo “Sblocca cantieri” frena Speciale EcoForum 2019

Economia circolare, illustrazione di Irene Rinaldi per La Nuova EcologiaUn fatturato di 55,8 miliardi di euro e un valore aggiunto di 18 miliardi, pari all’1,1% del Pil nazionale. Sono i numeri dell’economia circolare in Italia secondo Confartigianato, cifre di un business in costante crescita che “contagia” sempre più comparti e che vale al nostro Paese il primato in Europa in questo settore, come segnalato anche nel rapporto del 2019 del Circular economy network. Il dossier colloca l’Italia al primo posto in questa speciale classifica (103 punti), davanti a Regno Unito (90) e Germania (88). Nel 2018, però, c’è stato un rallentamento con un solo punto in più conquistato a differenza di altri Paesi, che sfruttando il nuovo pacchetto di direttive europee hanno recuperato terreno. È il caso della Francia (7 punti in più) e soprattutto della Spagna (13). Un trend da non sottovalutare, al pari dello stato di attuazione del Gpp (Green public procurement) e dell’applicazione dei Cam (criteri minimi ambientali), resi obbligatori in Italia con il nuovo Codice degli appalti – unico caso a oggi in Europa – per l’assegnazione di forniture e affidamenti da parte delle amministrazioni pubbliche. Stando ai dati finora raccolti dall’Osservatorio appalti verdi, costituito da Legambiente e dalla Fondazione Ecosistemi, su un campione di 1.048 Comuni italiani censiti, solo il 27,5% adotta i Cam nelle gare d’appalto per la gestione dei rifiuti, il 24,4% per la carta, il 18,5% per l’illuminazione, il 18,4% per le pulizie e il 15,9% per le mense. Per migliorare questo risultato Anac (Autorità nazionale anticorruzione) e Legambiente hanno firmato a marzo un protocollo d’intesa per diffondere la conoscenza degli obblighi di adozione del Gpp e dei Cam, e per promuovere attività di formazione rivolte alle pubbliche amministrazioni, alle stazioni appaltanti e al mondo imprenditoriale. «Anac può svolgere un ruolo da protagonista nella rivoluzione degli acquisti verdi – spiega Enrico Fontana, coordinatore dell’Osservatorio appalti verdi – L’obbligo del Gpp e dei Cam sta già orientando la spesa pubblica verso la sostenibilità e l’economia circolare, di conseguenza, verso una generale maggiore efficienza. Dai nostri primi monitoraggi emerge che la macchina, seppur faticosamente, comincia a produrre risultati positivi. Prima dell’obbligo di legge, quando il Gpp era ancora applicabile su base volontaristica, meno del 10% dei Comuni e delle stazioni appaltanti faceva riferimento ai Cam, adesso il numero si è triplicato. Ciò dimostra che il livello di ricettività, se stimolato, cresce».

L’attesa svolta verde della pubblica amministrazione premia realtà imprenditoriali che, da tempo, investono sulla conversione circolare dell’economia nel nostro Paese, anche se sono ancora molte le potenzialità inespresse. «Purtroppo, l’assenza di un monitoraggio sull’effettiva applicazione dei Cam, la carenza di figure tecniche specializzate nelle stazioni appaltanti in valutazioni di tipo ambientale oltre che ingegneristiche, e la poca esperienza pratica nell’utilizzo e nella gestione di nuovi materiali disponibili, concorrono a pregiudicare un impiego su vasta scala della gomma riciclata negli acquisti della pubblica amministrazione – spiega Giovanni Corbetta, direttore generale di Ecopneus, società che si occupa di rintracciamento, raccolta, trattamento e recupero dei pneumatici fuori uso (Pfu) – Siamo comunque convinti che il Gpp possa concretamente costituire una svolta per dare notevole impulso a tutto il comparto dei materiali post consumo e per razionalizzare la spesa delle pubbliche amministrazioni». Perplessità condivise anche da Contarina, società che gestisce i servizi ambientali in provincia di Treviso. «I Cam sono oggi un’importante materia di confronto, soprattutto riguardo il loro aggiornamento rispetto all’evoluzione tecnologica e su quanto debbano essere vincolanti e stringenti – dichiara il responsabile dell’ufficio acquisti, Francesco De Rosa – L’augurio è che nell’immediato futuro possano aumentare le categorie merceologiche con appositi criteri minimi ambientali».

Economia circolare, illustrazione di Irene Rinaldi per La Nuova EcologiaSul fatto che per mettere in pratica quanto di buono indicato dalle nuove leggi ci sia ancora molta strada da fare è d’accordo anche Maria Cristina Poggesi, segretario di Ippr (Istituto per la promozione delle plastiche da riciclo). «Una vera e propria svolta ancora non c’è stata, parliamo piuttosto di una crescita costante che ha portato a consolidare la prassi del Gpp per alcune categorie merceologiche – come la raccolta rifiuti, l’arredo urbano e le pulizie – ma solo in poche amministrazioni virtuose. Certamente l’aumentata sensibilità e l’interesse verso i materiali sostenibili spingeranno sempre di più gli enti pubblici a comprendere quanto sia importante aggiornare i bandi di gara applicando i Cam, al di là degli obblighi di legge». Lungo il percorso avviato dall’Italia ci sono almeno altri due ostacoli da superare. Il primo rimanda alla decisione della Cina di interrompere le importazioni di rifiuti (tra cui quelli in plastica) dall’estero, e dunque anche dall’Europa. A causa dello stop di Pechino, gli Stati membri dell’Ue, Italia compresa, stanno avendo difficoltà nel gestire l’eccedenza di scarti, smaltendola in discarica o concedendo spazio a canali d’esportazione illegali. Il secondo fattore di criticità si chiama “Sblocca cantieri”: un decreto che di fatto alza l’asticella dei subappalti allentando inevitabilmente la capacità di controllo sulla conduzione dei lavori e, di conseguenza, sul loro livello di qualità. «È un decreto che va nella direzione opposta rispetto a quanto prevede il nuovo Codice degli appalti – riprende Enrico Fontana – da una parte c’è uno Stato virtuoso che rende obbligatori Gpp e Cam, dall’altro uno Stato che invece abbassa colpevolmente la guardia lasciando ampi margini di manovra a pratiche illegali». Per mettere a regime la conversione all’economia circolare, l’Italia deve piuttosto puntare su un sistema di controlli ancora più efficace e capillare lungo tutta la filiera dei rifiuti (urbani e speciali) e contrastare mercati e traffici illeciti, così come la concorrenza sleale.

LA CIFRA

500 MILA le tonnellate di rifiuti di plastica esportate mensilmente dall’Ue in Cina. Prima dello stop imposto da Pechino la media era di 1,1 milioni