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Economia circolare, Italia in piena corsa

economia circolare

Secondo il “Rapporto sull’economia circolare in Italia” del 2019, curato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e da Enea, l’Italia è al quinto posto fra gli Stati membri dell’Ue per il tasso di utilizzo circolare di materia. Con un valore del 17,2% siamo dietro a Paesi Bassi (29%), Belgio (20,6%), Francia (19,5%) e Regno Unito (17,2%) e davanti alla Spagna (8,2%). Si tratta di un dato positivo nel complesso, anche se dal Paese promotore del pacchetto delle nuove normative europee sull’economia circolare, in vigore dal luglio del 2018, è lecito aspettarsi di più.

L’andamento del settore è stato al centro dell’ottava edizione degli Stati generali della green economy, in programma a Rimini il 5 e 6 novembre durante le giornate di “Ecomondo”. Tema dell’ultima edizione, “Green new deal e sfida climatica: obiettivi e percorso al 2030”. Parole chiave: rigenerazione urbana, capitale naturale, imprese, infrastrutture e agricoltura.

«Oggi la green economy rappresenta l’impianto complessivo di una transizione economica a basse emissioni di carbonio, circolare nell’utilizzo delle risorse e interessata a generare un benessere sociale più equo e inclusivo», spiega Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, fra gli osservatori italiani più attenti all’evoluzione del settore. Il problema, nel nostro Paese ma più in generale a livello globale, è che questa transizione non riesce a tenere il passo della velocità a cui viaggia, in senso opposto, la crisi ecologica che sta sconvolgendo il pianeta, con rischi di collasso climatico e per le biodiversità altissimi.

È una rincorsa in cui l’Italia, seppur in modo ancora non del tutto organico, sta iniziando a trovare la giusta andatura, trainata principalmente dal riciclo dei rifiuti speciali e dal comparto degli imballaggi. Segnali positivi arrivano anche dalla sharing mobility o da pratiche in cui il Paese vanta una lunga tradizione, come i mercatini dell’usato. Ma in questa fase sarà importante soprattutto sfruttare gli spazi creati per questo mercato dall’Unione europea, come conferma Alessandra Astolfi, group brand manager di Italian exhibition group, organizzatore di “Ecomondo”. «La presenza della Commissione europea con l’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), che da due anni ha scelto la nostra manifestazione per comunicare al mercato italiano, consentirà uno sguardo attuale e concreto sulla strategia comunitaria per l’area mediterranea e sulle opportunità europee di finanziamento inerenti a quattro macro temi: sprechi alimentari, plastica, mobilità sostenibile e smart buildings», spiega. 

Insomma, per gli imprenditori dell’economia circolare ci sono all’orizzonte molte opportunità da cogliere, a patto però che cambino il loro modo di pensare l’azienda. «Di certo – conclude Ronchi – la responsabilità estesa dei produttori sull’intero ciclo di vita dei prodotti sta iniziando a entrare nel modo di ripensare la gestione e lo sviluppo delle imprese e il funzionamento delle catene di produzione. Ci siamo arenati troppo a lungo contro scogli come quello che ha frenato i decreti End of waste. Ma il Paese può e deve fare della circolarità un driver determinante della sua green economy». La rincorsa verso una maggiore sostenibilità passa da qui. E da politiche mirate a valorizzare i rifiuti, incentivandone il riciclo e riuso. 

*Articolo pubblicato sul numero di novembre di Nuova Ecologia

Rocco Bellantone
Classe 1983, nato a Reggio Calabria, cresciuto a Scilla sullo Stretto di Messina, residente a Roma. Giornalista professionista, mi occupo da anni di questioni africane e tematiche ambientali

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