Economia circolare: il filo di lana

Non è più il prodotto principale degli allevamenti ovini. I suoi scarti
andrebbero smaltiti come rifiuto speciale ma finiscono spesso bruciati clandestinamente. Il ruolo di Gomitolorosa, che li rigenera per destinarli
a progetti terapeutici Speciale EcoForum 2019

immagine di gomitoli rosa in una cesta

E’ difficile pensare che anche nella produzione di un bene come la lana siano molti gli scarti che ne derivano. E che addirittura per essere smaltiti spesso vengano bruciati con conseguenze pericolose per l’ambiente. Oggi in Italia c’è chi quella forma di inquinamento che deriva dalla distruzione della lana riesce a fermarla: i volontari della onlus Gomitolorosa, che dagli scarti derivanti dalla sovrapproduzione rigenerano lana per poi farne gomitoli destinati a progetti terapeutici per specifiche patologie in ospedali, strutture o enti che si occupano di salute. D’altronde, un beagle come Snoopy e il suo amico Linus, quello che se ne andava in giro con una copertina, ce l’hanno spiegato in tempi lontani che con quel pezzo di lana sarebbe stato tutto un altro mondo! Un mondo che rinasce intorno a un bene che da sempre accompagna l’uomo. Questo è Gomitolorosa, che Legambiente ha scelto di sostenere nell’incontro “Salute individuale, benessere ambientale e solidarietà sociale” organizzato a Roma lo scorso marzo, con il presidente della onlus Alberto Costa, il presidente di Legambiente Stefano Ciafani e Patrizia Maggia, a capo dell’Agenzia lane d’Italia, oltre sedici relatori arrivati da Italia, Regno Unito, Spagna, Croazia, Cipro e Grecia.
Tutto è nato nel biellese nel 2012, racconta Alberto Costa, «quando diventa chiaro che la crescita degli allevamenti di pecore dipende dall’aumento della domanda di carne ovina, a sua volta conseguente all’aumento degli immigrati di religione musulmana. La lana non è più il prodotto principale dell’allevamento come in passato». E diventa un rifiuto speciale. «Aprile e maggio sono i mesi in cui con i primi caldi le pecore devono essere tosate – riprende Costa – Ogni animale produce circa 1,5 kg di lana all’anno. La tosa è a carico del pastore e costa in media dai 2 ai 3 euro per pecora. La lana va poi separata (quella del dorso è più preziosa rispetto alla lana delle zampe), lavata e stoccata. Queste operazioni sono costose e lunghe, così accade che spesso i pastori finiscano per bruciare clandestinamente la lana tosata, con grande spreco del materiale e provocando un danno ecologico importante».
L’intento di Gomitolorosa è proprio quello di intercettare la lana prima della distruzione, per poi procedere con nuove lavorazioni grazie alla collaborazione di piccole industrie. I gomitoli “rigenerati” coprono tredici colori, uno per ogni patologia (rosso per l’aids, rosa per il tumore al seno, arancione per la sclerosi multipla e così via) inclusa nel progetto “Il filo che unisce”. In azione ci sono donne e uomini che amano lavorare a maglia e che uniscono al piacere di sferruzzare (in inglese knitting) la soddisfazione di aiutare gli altri. Quest’anno, per esempio, Gomitolorosa destinerà le produzioni all’ospedale Betania di Napoli, luogo di cura e di accoglienza per ragazze madri e per donne immigrate senza permesso di soggiorno. Oltre il confine del sociale, il presidente di Gomitolorosa sottolinea anche le sperimentazioni sugli effetti calmanti e rilassanti ottenuti nelle terapie del knitting. «Cominceremo da settembre uno studio clinico nel dipartimento specializzato in neuroscienze dell’università di Reading, in Inghilterra, attraverso l’esecuzione di un elettroencefalogramma prima e dopo una sessione di lavoro a maglia. I tracciati degli esami verranno poi confrontati con quelli che si ottengono con lo yoga o la meditazione. Se le immagini saranno sovrapponibili, come pensiamo, potremo affermare l’effetto positivo del knitting sulla mente».
Nel motto “da rifiuto speciale a risorsa solidale” la sintesi perfetta della filiera nata intorno al recupero della lana: dare nuova vita al prodotto per un uso sociale. Linus e la sua copertina ce l’avevano raccontato più di mezzo secolo fa.l