Economia circolare: gli italiani chiedono prodotti green

Cittadini pronti a fare la propria parte ma non fanno sconti a aziende e governi. Il 78% delle aziende europee che ha adottato pratiche di circular economy ha visto crescere la propria reputazione

 

Una bottiglia di plastica in un contenitore della raccolta differenziata

In un clima ancora molto dominato dai temi economici, gli studi sulle percezioni dei cittadini evidenziano da un lato una crescente inquietudine per i temi ambientali, trainati dal riscaldamento globale, dall’inquinamento dell’aria e dall’emergenza rifiuti, dall’altro la voglia di fare qualcosa in prima persona. Infatti se fino a pochi anni fa l’attenzione all’ambiente riguardava una nicchia di persone, per quanto determinate, ora cresce la consapevolezza che si è parte del problema e che i propri comportamenti possono essere decisivi per risolvere i problemi ambientali. I temi della sostenibilità stanno prendendo sempre più piede, sono molto noti ad un cittadino su cinque, ma la sensibilità è sempre più diffusa: tra il 2014 e il 2018 infatti, i “molto consapevoli” aumentano costantemente del 2% all’anno. Cresce quindi la coscienza green dei cittadini italiani mentre per le aziende questo fattore diventa la chiave per ridurre i costi, aumentare profitti e occupazione. È questa la sintesi della fotografia scattata dall’ultima indagine sull’economia circolare elaborata dagli analisti dell’istituto Ipsos per Conou. Il rapporto è stato presentato oggi, nel corso della sesta edizione dell’EcoForum sull’economia circolare dei rifiuti organizzato da Legambiente, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e della Regione Lazio, in collaborazione con Conai e Conou. L’indagine si è focalizzata sui temi dell’economia circolare e dello sviluppo sostenibile intervistando sia cittadini sia rappresentanti di aziende sul territorio. Il primo dato che la ricerca ha evidenziato è quello relativo alle preoccupazioni degli italiani: le maggiori ansie per i cittadini arrivano da economia e occupazione sia a livello nazionale (80% degli intervistati) sia a livello locale (43%). Sempre riguardo le preoccupazioni degli italiani l’altro dato emerso con evidenza dalla ricerca è la differente percezione del fenomeno immigrazione tra il livello nazionale e locale. Per il quadro nazionale il tema dell’immigrazione si posiziona al terzo gradino (32%) subito dopo occupazione e welfare. La situazione cambia nettamente se si tiene conto dei problemi più sentiti dai cittadini a livello locale: l’ambiente balza al terzo posto con il 25% mentre l’immigrazione scende all’ultimo posto nella scala delle “preoccupazioni”. Quest’ultimo dato testimonia quanto emergenza rifiuti e inquinamento siano percepiti come veri problemi per i cittadini a differenza della questione migranti. I ricercatori dell’istituto, guidato da Nando Pagnoncelli, dopo aver analizzato il contesto attuale italiano hanno provato a capire il livello di consapevolezza degli italiani riguardo i temi ambientali e quale sia il loro grado di comprensione delle regole in materia di rifiuti.

Inoltre la ricerca ha indagato su chi debba essere, a parere degli italiani, a promuovere ed attuare un sistema di economia circolare efficace e rispettosa dell’ambiente. È emerso che la conoscenza e l’interesse verso il tema della sostenibilità sta aumentando in maniera esponenziale. Due sono i numeri che balzano agli occhi dei ricercatori: ben il 72% degli intervistati ha dichiarato di conoscere l’argomento, un dato percentuale in costante crescita di anno in anno. Conoscenza che si traduce in una maggiore sensibilità e cambiamenti degli stili di vita degli italiani diventati più propensi ad adottare comportamenti virtuosi a partire dalla quotidianità: risparmio di carta, riutilizzo e riciclo degli oggetti di uso comune in plastica.

Questa spinta del consumatore però è inibita in parte dal fatto che spesso incontra difficoltà nel comprendere come gestire al meglio il rifiuto, dall’altra perché è difficile individuare le aziende sostenibili: nella percezione collettiva sono circa una su tre, dato assai contenuto, anche se conforta il fatto che il consumatore noti lo sforzo a migliorarsi.

La ricerca Ipsos ha posto l’accento anche sul fattore economico riscontrando addirittura il benestare ad una vera e propria battaglia da parte delle amministrazioni e governi nei confronti dei prodotti non sostenibili: il 30% si è dichiarato favorevole a tassare negozi e prodotti non eco-friendly (33%).  Ciò nonostante dalle risposte delle persone coinvolte dalla ricerca Ipsos si evince un certo senso di impotenza a risolvere il problema autonomamente mentre vengono tirate in ballo maggiormente le aziende. Per gli italiani ad avere l’obbligo di trovare una soluzione per ridurre la quantità di materiali non sostenibili sono le imprese che producono e vendono prodotti di largo consumo. “Aumenta il numero di cittadini attenti alla sostenibilità, che chiedono ad imprese ed istituzioni di aiutarli in tal senso – ha dichiarato Andrea Alemanno, Responsabile ricerche sostenibilità IPSOS -. L’economia circolare, è una risposta adeguata a questa domanda del cittadino-consumatore: oltre a far bene all’ambiente, aiuta il conto economico e la reputazione delle aziende, sottolineando la serietà dell’impegno intrapreso.”. Ed è proprio per questo che negli ultimi anni più del 52% delle imprese ha investito in modelli produttivi sostenibili registrando aumenti in fatturato (+58%), export (+49%) ed occupazione (41%) rispetto alle organizzazioni che invece non hanno adottato la linea green (GreenItaly 2017, fonte Unioncamere). Rilevazioni confermate anche dai ricercatori Ipsos che hanno sottolineato un alto tasso di fiducia da parte delle aziende nei confronti dell’economia circolare. A far cambiare le visioni aziendali, sempre più attente al fattore green, sono proprio i dati relativi al miglioramento dell’immagine dell’impresa verso il cliente oltre che quelli connessi a riduzione dei costi e miglior profitto. Gli effetti benefici dell’economia circolare sulla reputazione aziendale sono palesi: il 78% delle aziende europee che ha adottato pratiche o iniziative di circular economy ha visto crescere la propria reputazione. I lavori della seconda giornata dell’EcoForum continueranno alle ore 12.00 con la tavola rotonda sull’Economia circolare Made in Italy e le prospettive future, moderata dal giornalista Marco Frittella, cui parteciperanno il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Sergio Costa, la Relatrice del Pacchetto Economia Circolare Parlamento Europeo Simona Bonafè, il Presidente di Legambiente Stefano Ciafani, il Presidente del Conai Giorgio Quagliuolo e il Presidente di Conou Paolo Tomasi.

A seguire, la premiazione di Comuni Ricicloni 2019.