Ecomafia e corruzione. La lotta ai ladri di futuro

XI Congresso nazionale di Legambiente – La piazza tematica “Ecomafia e corruzione. La lotta ai ladri di futuro” / Le altre piazze / Speciale “Il tempo del coraggio”

immagine di carabinieri forestali nel Parco nazionale del Vesuvio

XI Congresso nazionale di Legambiente – La piazza tematica “Ecomafia e corruzione. La lotta ai ladri di futuro”

Giornalisti, magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine, avvocati dei Centri di azione giuridica, cittadini impegnati nei circoli di Legambiente. Uomini e donne che condividono un impegno, quello contro i ladri di futuro, e una preoccupazione: la pervasività, nel tessuto economico e imprenditoriale del Paese, di quei fenomeni di criminalità ambientale che Legambiente ha ribattezzato, dal 1994, con il sostantivo “ecomafia”. Sarà una piazza ricca di testimonianze e di ospiti quella dedicata al tema “Ecomafia e corruzione”. Alla denuncia dei traffici illegali di rifiuti, dell’abusivismo edilizio, del racket degli animali, dell’aggressione al patrimonio archeologico e culturale del nostro Paese, senza dimenticare l’impatto dei fenomeni illegali sulle filiere agroalimentari, si aggiungeranno, come sempre, le proposte concrete. Grazie alle quali si darà più forza ed efficacia alle attività di prevenzione e repressione. È quanto sta già accadendo grazie all’applicazione, sempre più diffusa, dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale, diventati finalmente legge nel 2015, dopo ben ventuno anni di impegno associativo. I risultati, raccolti nel Rapporto Ecomafia 2019 di Legambiente, sono particolarmente significativi. Forze dell’ordine e capitanerie di porto hanno contestato nel corso del 2018 ben 1.108 reati ambientali, con un incremento del 129% rispetto al 2017. Poco più della metà degli illeciti accertati riguarda l’applicazione del sistema delle prescrizioni, previsto dalla parte Sesta-bis del Codice dell’Ambiente, mentre in 525 casi si tratta di delitti veri e propri, a cominciare dall’inquinamento ambientale. Crescono, di conseguenza, anche le persone denunciate (1.939, più del doppio rispetto al 2017) e i sequestri, arrivati a quota 333 (+213%). Ventuno, infine, le ordinanze di custodia cautelare emesse. L’analisi dei dati raccolti dal ministero della Giustizia dal 1 giugno 2015 al 31 dicembre 2017, attraverso il lavoro di buona parte delle procure della Repubblica, conferma l’efficacia della riforma: i procedimenti iscritti, compresi quelli per il delitto di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti, sono stati ben 2.859, con 8.191 persone denunciate e 2.389 ordinanze di custodia cautelare. L’inquinamento ambientale, con 1.135 procedimenti penali, è la tipologia di delitto maggiormente contestata e la sua applicazione ha portato alla denuncia di 1.734 persone, con 296 arresti. Grazie alla legge 68, insomma, è “emersa” anche dal punto di vista giudiziario, la gravità dei fenomeni d’inquinamento, di origine quasi esclusivamente dolosa, che compromettono la qualità dell’ambiente nel nostro Paese, minacciano la salute dei cittadini, ostacolano, in maniera significativa, l’economia pulita e legale. E fanno accumulare profitti illeciti per 16,6 miliardi di euro, con 368 clan coinvolti, a tutte le organizzazioni mafiose, ’ndrangheta e camorra in testa. Un’aggressione quotidiana a cui è indispensabile rispondere attraverso un vero e proprio sistema di “legalità organizzata”. Come quello che s’incontrerà e lavorerà insieme nella “piazza” organizzata da Legambiente per il congresso nazionale di Napoli.

il direttore responsabile Fontana‘Alla denuncia dei fenomeni illegali aggiungeremo proposte per dare più forza ed efficacia a prevenzione e repressione’

di Enrico Fontana, segreteria nazionale di Legambiente